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mercoledì 16 novembre 2016

Denuncia per prelievi sopra i 1000 euro. Cosa c'è di vero?


Da qualche giorno si è diffusa la notizia secondo cui le norme sui prelievi dal conto corrente o dagli sportelli Bancomat sarebbero sul punto di essere modificate in modo che nel caso di prelievi da ATM superiori ai mille euro al giorno o ai cinquemila in un mese potrebbero scattare controlli fiscali. Ma cosa c'è di vero?

Le nuove norme 

Inizialmente in molti hanno pensato che si trattasse di una bufala diramatasi velocemente attraverso i social, terreno fertile che più di una volta si è dimostrato utile per la diffusione di notizie non veritiere.

Ma a quanto pare questa volta la conferma sulla realtà dei fatti ci sarebbe: 
da ieri, 15 novembre, è scattato infatti il limite numerico alle operazioni sul proprio conto corrente che fissa la soglia massima di prelievo a 1000 euro al giorno (anche divisi in più tranche) e 5 mila euro al mese; un limite superato il quale il contribuente sarà costretto a dover dimostrare l'origine dei soldi prelevati.
Caso contrario scatterà la presunzione di provenienza illecita. In realtà si tratta di un emendamento approvato al decreto fiscale e che rientra nel più ampio piano di controllo e lotta all'evasione fiscale. Infatti non è la sola misura, peraltro discutibile, che prende vita.

La legge di stabilità per quest'anno ha alzato a 3mila euro il tetto massimo dei pagamenti in contanti dal precedente limite del 2015 fissato a 1000.

Cosa rischia chi non giustifica

A cosa va incontro, invece, chi andrà ltre la soglia? Prima di tutto al controllo da parte dell'Agenzia delle Entrate che chiederà subito spiegazioni e giustificazioni della movimentazione "sospetta".

Chiunque si trovi nella condizione di non
 giustificare la provenienza dei soldi e ancora di più il loro futuro utilizzo che ha prelevato dorà subire la tassazione per la somma eccedente rispetto alla soglia stabilita, visto che automaticamente quanto prelevato sarà considerato come compenso o ricavo non dichiarato.
Più di un dubbio sorge: se i soldi sono del contribuente e per di più sono depositati in banca, oltre al controllo in entrata, resta comunque la presenza di una tassazione sul capitale.

Non solo, ma proprio la necessità di depositarli in un istituto di credito (spesso per necessità di legge visto che i pagamenti superiori ai 3mila euro devono essere obbligatoriamente a loro volta trattati attraverso canali bancari o comunque canali tracciabili) escluderebbe a priori la necessità di ulteriori controlli.
Quindi una persona che per obbligo di legge, deve ricevere per forza lo stipendio in banca, pagandone quindi anche le relative tasse/bolli/spese, deve anche stare attenta a dover prelevare in maniera minima i propri soldi a loro volta già tassati alla fonte altrimenti, nel caso dovesse superare il limite massimo stabilito, se li vedrà tassare ulteriormente.

Situazione al limite della polizia tributaria, a
ncora di più visto che logica vuole che ad essere sospettati siano i flussi di capitale in entrata, non in uscita. Inoltre una stretta sui correntisti potrebbe aumentare il livello di paura e diffidenza verso le banche le quali, mai come adesso, si sono dimostrate, ben poco generose verso chi deposita i proprio capitali nei loro caveau.

Come evitarlo?

Il consiglio resta sempre quello classico: conservare scrupolosamente ogni tipo di ricevuta e di documentazione che testimoni e confermi la provenienza ma soprattutto che giustifichi la presenza di quei capitali sul conto corrente.
Fonte: News Trend Online

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