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giovedì 17 novembre 2016

Dall'India parte un allarme per l'oro


La sorpresa Trump ha avuto riflessi immediati sull’oro la cui quotazione, subito dopo i risultati ufficiali, ha registrato un’impennata, per poi attestarsi su valori meno allarmistici.

La view di Natixis

Attualmente il metallo giallo gravita intorno ai 1.225 dollari l’oncia  ma l’ondata ribassista potrebbe non essere finita visto che all’orizzonte si prospetta più di un vento contrario per la materia prima.

Partiamo dalle previsioni di Natixis che guarda agli Usa e teme il piano di investimenti nelle infrastrutture promesso da Donald Trump come un fattore zavorrante per l’oro. In realtà le tempistiche previste, vista la potenza dei progetti e soprattutto i capitali che il futuro inquilino della Casa Bianca ha intenzione di investire, potrebbero essere relativamente lunghe, tanto da far trascorrere il primo anniversario dell’insediamento prima di essere attuate. 
Si parla infatti di spese per oltre 500 miliardi di dollari in infrastrutture e crediti d’imposta per chi investe, che sfiorano i 140 miliardi. 
A tutto vantaggio dell’economia nazionale (le previsioni confermano un aumento di 200mila posti di lavoro) ma anche a svantaggio dell’oro che si troverebbe a dover affrontare un biennio di ribassi.

Con una possibile svolta in futuro: la bomba inflattiva derivante dall’incremento della spesa, favorirebbe, infatti, un aumento del deficit e, quindi, successivamente, una preferenza verso l’oro da parte degli investitori. Senza contare anche che, nel caso nemmeno la sferzata del piano previsto dal tycoon dovesse portare a un aumento stabile e sostenibile dell’economia, allora il ritorno della sfiducia tornerebbe ad essere un trampolino di lancio per un rinnovato amore sul metallo giallo.

Tra Fed e India 

Resta, poi, l’incognita Fed: il rialzo a dicembre sembra essere ormai una certezza e con essa è certezza anche il rafforzamento del dollaro, il cui andamento è inversamente proporzionale a quello dell’oro, da qui la logica che vorrebbe un calo nell’immediato,  
Un altro allarme contro il rafforzamento delle quotazioni del prezioso metallo, però, arriva dall’India.

Recentemente il governo di Nuova Delhi , per riuscire a combattere la sempre più dilagante economia sommersa, ha deciso di bloccare l’uso delle banconote di grosso taglio, nello specifico quelle da 500 e 1000 rupie, spesso usate come pagamento per redditi non dichiarati. Una scelta che ha portato molti a rivolgersi ai gioiellieri per cambiare le banconote in cambio di oro.
Risultato: le quotazioni hanno registrato una sospetta impennata che a sua volta ha portato il governo ad avvisare su un possibile stop delle importazioni. Ma i numeri del settore già segnalano un calo netto sia delle importazioni con un -60% nei primi 9 mesi del 2017 mentre un divieto potrebbe creare allarme facendo scoppiare il panico e favorendo per paradosso proprio il mercato nero.

Da ricordare, infatti, che in India l’oro non riveste solo il ruolo di asset da investimento ma è anche uno status symbol oltre che religioso visto che è obbligo per ogni donna portare in dote per lo meno 200 grammi di oro in caso di matrimonio. Bloccare il mercato indiano significherebbe intervenire sul secondo acquirente mondiale dopo la Cina, con un consumo pari a oltre il 13% dell’intero quantitativo da gennaio a settembre.
 
Fonte: News Trend Online

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