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lunedì 28 novembre 2016

Cosa prevede il referendum costituzionale del 4 dicembre?


Se ne parla tanto e il rischio è quello di andare a votare solo sulle informazioni recepite dalla propaganda (a favore o contro, poco importa). Ma questo referendum del 4 dicembre cosa prevede? 

Le modifche al Senato

Prima di tutto è bene sapere che il referendum in questione non è abrogativo ma costituzionale e quindi la sua riuscita non dipende dal raggiungimento o meno del quorum.
In altre parole qualsiasi sarà il risultato, sarà valido a prescindere dalla percentuale di votanti. Il contenuto della Riforma parte dal Senato. Nello specifico con il superamento del bicameralismo perfetto ovvero di due rami del parlamento entrambi con i medesimi poteri, visto che la fiducia è posta a entrambe le camere (con la riforma spetterebbe solo alla Camera dei Deputati) e ogni legge dev'essere approvata sempre da entrambe, con la conseguenza di quella che viene definita “navetta”, cioè il passaggio di una legge tra Camera e Senato che rischia spesso di far arenare molte proposte e riforme anche diversi mesi se non anni, un assetto che caratterizza il sistema istituzionale italiano.
Con la riforma, invece, il potere passerebbe praticamente nelle mani della Camera, organo eletto dai cittadini, a differenza del Senato i cui rappresentanti, ridotti a 100 dagli attuali 315, sarebbero eletti dai veri consigli regionali con metodo proporzionale: in particolare, di questi 100, 5 senatori sarebbero nominati direttamente dal Presidente della Repubblica mentre i restanti 95 sarebbero a loro volta divisi tra 21 sindaci (in realtà sarebbero rappresentanti ognuno una regione diversa) e 74 consiglieri regionali, il che renderà il Senato un organo di rappresentanza delle autonomie regionali.

Restano solo gli attuali senatori a vita che però, non verranno sostituiti, il che decreterà, di fatto, la caduta della carica. A variare è anche lo stipendio che sarebbe limitato a quello di amministratore, e la durata dei rispettivi mandati: quelli di elezione presidenziale avrebbero durata settennale mentre quelli regionali avrebbero un mandato con durata pari alla loro nomina di amministratori locali.

I poteri limitati

Limitati anche i poteri: mentre parteciperanno all'elezione del presidente della Repubblica (tranne i delegati regionali) e delle cariche giuridiche come già da adesso, eventuali modifiche alle leggi in esame alla Camera, potranno anche essere rifiutate mentre la votazione e l'approvazione di provvedimenti legislativi da perte del Senato rimarrebbe solo per determinate materie, solo per determinate materie.

Nuove regole anche per l'elezione del presidente della Repubblica: la riforma, infatti prevede che questi sarà eletto solo quando i due terzi della Camera voteranno per un candidato, in mancanza di accordo, alla quarta votazione, la quantità sufficiente sarà dei tre quinti. Attualmente il Presidente della Repubblica viene eletto dai due terzi dei votanti fino alla terza votazione e dalla terza in poi è necessaria la maggioranza assoluta.

Il Titolo V della Costituzione

Ma la riforma non riguarda solo il Senato, anche il Titolo V, cioè quella parte della Costituzione che si occupa di delineare le aree decisionali di competenza delle autonomie locali di comuni, province e regioni.

In questo caso la riforma, se approvata, quindi con una vittoria del Sì, vedrebbe il ritorno di alcuni poteri, sotto l'ombrello dello stato che avrebbe nuovamente il potere di legiferare, tra gli altri, in materia di sicurezza sul lavoro, ambiente, gestione di porti e aeroporti, energia, politiche per l’occupazione e ordinamenti professionali.

Il Referendum per decidere del Referendum

C'è poi la voce riguardante la riforma dei referendum, in particolare quello abrogativo.

Il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto cambierà a seconda del referendum: se a proporre la consultazione sono stati 800 mila cittadini, invece dei 500 mila previsti (la legge attualmente in vigore include la possibilità di richiesta anche per 5 Consigli regionali), allora il quorum scenderà al 50% più uno dei votanti alle ultime elezioni e non più al 50% più uno degli aventi diritto.
In contemporanea cambierebbero anche le direttive per la proposta di una legge di iniziativa popolare: attualmente bastano 50mila firme, con l'eventuale riforma ne sarebbero necessarie 150mila.  
Fonte: News Trend Online

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