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martedì 22 novembre 2016

Commercio mondiale: e se Trump firma il TTIP?

TTIP possibile sotto Trump?
Non sono tempi d’oro per il commercio mondiale, che l’anno prossimo dovrebbe crescere della metà rispetto al tasso di crescita dell’economia globale. Ma il rallentamento non arriva con oggi, perché è frutto della crisi finanziaria esplosa nel 2008. In quell’anno, gli scambi commerciali nel pianeta ammontavano al 61,1% del pil mondiale, l’apice di sempre, salvo crollare l’anno seguente al 52,5% e riprendersi solo parzialmente al 57,7% del 2015.
La crisi del commercio mondiale è, anzitutto, ideologica. Le due aree, che inizialmente l’avevano maggiormente sostenuto, USA ed Europa, ne prendono parzialmente le distanze, a causa di un’opinione pubblica al loro interno sempre più restia ad integrarsi ulteriormente con il resto del mondo, sentendosi vittima della globalizzazione economica. (Leggi anche: Commercio mondiale, rischio protezionismo avanza)

Tra Brexit e Trump, commercio mondiale in affanno

La Brexit è stato il primo segnale della volontà di “de-globalizzazione” dei popoli, ma anche la vittoria di Donald Trump alle elezioni USA di due settimane fa è percepita in questo senso. Il presidente eletto ha fatto campagna elettorale contro il TTP (“Trans-Pacific Partnership”), l’accordo di libero scambio tra 12 paesi dell’area del Pacifico, Cina esclusa, voluto dall’amministrazione Obama, che non l’ha ratificato, lasciando che sia il successore a deciderne il destino.
Trump ha definito il TTP un “accordo mortale per la manifattura americana”, sostenendo che avrebbe un impatto distruttivo per l’occupazione USA. La sua amministrazione dovrebbe mettere la parola fine all’ingresso dell’America nel club dei 12, tanto che nel fine settimana, il vertice APEC (“Asia-Pacif Economic Cooperation”), che comprende 21 paesi asiatici e americani, tra cui USA e Cina, ha lanciato un monito, affinché non si metta in discussione la globalizzazione. (Leggi anche: Commercio mondiale vittima delle elezioni USA)

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