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lunedì 7 novembre 2016

Come si elegge il presidente degli Stati Uniti?


Martedì 8 novembre si vota per eleggere sia il Congresso che il Presidente degli Stati Uniti d’America. Ma a differenza di quanto si possa credere, il sistema elettorale della "più grande democrazia al mondo" è molto più complesso (e probabilmente meno democratico) di quanto si creda. 

Un sistema molto complesso dall'inizio 

Una lotta, quella di quest’anno, che si presenta non solo senza esclusione di colpi ma nemmeno senza la possibilità di prevedere, con un certo grado di sicurezza, non solo chi potrebbe vincere, ma anche solo chi è attualmente in vantaggio.
Uno scenario che per molti versi evoca quanto accaduto nelle elezioni del 2000 quando a decidere le sorti della sfida furono poco più di 500 voti,  sufficienti però per dare a George Bush jr il nulla osta per l’entrata nella Casa Bianca sconfiggendo il suo avversario Al Gore.

Ma per quale motivo le elezioni Usa sono sempre così “particolari”?
Il motivo è presto spiegato: il sistema elettorale statunitense è particolarmente complesso. A cominciare dalle primarie che entrambi i partiti usano per scegliere i propri candidati nel rush finale per la corsa alla Casa Bianca.
Quest’anno la squadra di partenza dei repubblicani comprendeva Hillary Clinton, Bernie Sanders e Martin O’Malley mentre per i repubblicani c’erano Jeb Bush, Ben Carson, Ted Cruz, Marco Rubio, Donald Trump. I vincitori sono stati, come tutti sappiamo: Hillary Clinton per i democratici (con tutto lo strascico di scandali e polemiche per il boicottaggio interno contro Bernie Sanders) e Donald Trump per i repubblicani (anche lui con lo strascico di scandali, gaffe e posizioni estreme non condivise da molti rappresentanti del partito).

L'elezione vera e propria del Presidente

Ma il processo diventa ancora più complicato nella fase finale: per tradizione le elezioni si tengono sempre in un unico giorno, il martedì successivo al primo lunedì di novembre, il cosiddetto Election Day che chiama alle urne gli aventi diritto al voto dei 50 stati della Federazione (più il Distretto della Columbia), ovvero coloro che sono iscritti nelle liste elettorali.Ma parte degli elettori potrebbe voler anticipare l’adempimento con l’early voting ovvero l’opzione che permette di andare a votare in anticipo; una strategia che spesso è usata per stimolaqre la partecipazione al voto da parte degli indecisi ma che torna utile anche per alleviare la pressione ai seggi nel giorno dell’Election Day.

L’inquilino della Casa Bianca, però, non è quello che riesce a conquistare più voti, bensì quello che riesce ad avere la maggioranza dei cosiddetti Grandi Elettori secondo quanto stabilito dalle regole del sistema elettorale di secondo livello. Cosa significa? Ognuno degli stati della federazione ha una sorta di “dote” costituita da un numero di Grandi Elettori, numero che varia di anno in anno a seconda dell’ampiezza della popolazione: più residenti ha uno stato, maggiore è il numero dei Grandi Elettori che regala al candidato che riceve più voti nel suo territorio.

Tradotto nella formula gergale si potrebbe dire “winner-takes-all“: chi vince prende tutto. In Italiano diremmo: sistema maggioritario secco. Il che spiega perchè alcuni stati sono determinanti rispetto ad altri. Anche solo per un voto. Le uniche eccezioni, invece, sono quelle del Maine e del Nebraska perchè suddivisi in collegi elettorali con sistema proporzionale.

L'enigma dei "Grandi Elettori"

Quest’anno il minimo indispensabile per riuscire a diventare Presidente, è di 270 Grandi Elettori su un totale di 538.

Nel 2000, ai tempi della sfida Bush-Gore erano 250. Entrambi i candidati, una volta designati per la corsa, provvedono a indicare i nominativi delle persone che rivestiranno la carica di potenziali Grandi Elettori per ogni singolo stato. In questo modo quando il risultato delle urne sarà reso noto, i Grandi Elettori designati dal candidato vincente, esprimeranno la loro preferenza ufficializzando così la vittoria sia del Presidente che del Vice presidente.
In teoria durante le riunioni nei singoli stati di riferimento (i Grandi Elettori non si riuniscono insieme ma ciascuno nel proprio stato) i designati potrebbero anche votare altri (il che, viste le discordanze interne ai due partiti potrebbe anche avvenire, per quanto tutto ciò sia per lo meno anomalo).

Anche per l’elezione (rituale a questo punto) del Presidente da parte dei suoi Grandi Elettori, la data cambia, infatti avviene il lunedì dopo il secondo martedì di dicembre che quest’anno cade il 19. 

E se nessuno vince sul campo? 


Qualora nessuno dei candidati alla presidenza riuscisse a conquistare i 270 Grandi Elettori necessari (e stando alle ultime proiezioni la situazione attualmente è proprio questa), ad eleggere il nuovo Presidente Usa ci penserebbe la Camera dei rappresentanti (attualmente a maggioranza repubblicana) che è composta da 441 membri, di cui 435 con diritto di voto.
Da specificare un particolare che nel 2000 si rivelò determinante.

Ciascuno stato della Federazione adotta modalità differenti per esprimere le preferenze di voto, modalità che possono essere il segno lasciato da una matita oppure da una macchina foratrice. E nel 2000 fu proprio quest’ultimo a creare il Casus Belli che portò a ricorsi durati diverse settimane da parte dei democratici.
In quel caso fu messo sotto accusa proprio la scheda elettorale nella quale lo spazio destinato al voto era troppo piccolo (non più grande di un coriandolo) e in molti altri stati diverse schede furono giudicate nulle. 

Fonte: News Trend Online

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