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mercoledì 9 novembre 2016

Come cambia il rapporto degli USA con il resto del mondo


Nel tumulto delle reazioni immediate all'elezione a sorpresa di Donald Trump alla Casa Bianca, sono in molti a queste ore a chiedersi come si muoverà il nuovo "imprevedile" Presidente sul terreno dei rapporti internazionali, che si prepara come uno degli aspetti più problematici e di più difficile decifrazione della nuova amministrazione.
Il candidato repubblicano non ha fatto mistero della sua volontà di una politica più isolazionista, soprattutto sul fronte delle politiche commerciali.

Il suo atteggiamento di aperta sfida verso gli accordi di libero scambio, a partire dal Nafta, fa prevedere a molti la fine del multilateralismo a favore del ritorno di dazi e altre forme di protezionionismo e la fine dell'era delle delocalizzazioni.
Più in generale, alcuni analisti fanno notare che in tema di rapporti internazionali - raffreddatisi gli animi dopo una campagna elettorale infuocata e considerata la scarsa esperienza in ambito internazionale di Trump- saranno decisive le nomine nei ruoli strategici, da quello di Segretario di Stato a quello di Consigliere per la Sicurezza Nazionale.
Nel frattempo, le prime reazioni manifestatesi all'estero nell'imminenza dell'annuncio della vittoria  sono un buon segnale di quanto avverrà.

Come reagisce l'Europa

Non è un caso se uno dei primi messaggi di congratulazioni è arrivato per Trump da Marine Le Pen, segretario del Front National francese.

L'atteggiamento anti-internazionalista di Trump ha guadagnato al neo-presidente il favore di tutte le principali tendenze politiche nazionaliste e populiste d'Europa.
A salutare con gioia "The Donald" ci sono Geert Wilders in Olanda, Norbert Hofer, candidato dei liberal-nazionalisti in corsa per le presidenziali del 4 dicembre prossimo e Frauke Petry, leader in Germania di Alternative für Deutschland.
Ai vertici delle istituzioni europee, invece, tranne rari casi come quello del leader euroscettico ungherse Viktor Orban, i principali leader del vecchio Continente hanno inequivocabilmente mostrato durante la campagna elettorale una spiccata preferenza Hillary Clinton, con dichiarazioni preoccupate di fronte all'ipotesi di di un ingresso di Trump alla Casa Bianca.
La diplomazia europea si è affrettata a rassicurare sulla tenuta dei rapporti con gli USA, ad esempio con la dichiarazione del ministro degli Esteri francese Jean Marc Ayrault: "gli USA", ha detto il ministro, "sono i nostri alleati.

Vogliamo continuare a lavorare con loro. Se i risultati saranno confermati ci congratuleremo con Donald Trump".
Ma una certa impreparazione dell'establishment politico europeo di fronte all'ipotesi di una vittoria di Trump trapela nelle ultime ore da numerosi segnali. Il canale radiofonico RTL ha rivelato che l'Eliseo aveva già preparato in anticipo una sola lettera di congratulazioni, destinata a Hillary Clinton.
In Germania, il ministro della Difesa Ursula von der Leyen ha definito gli sviluppi delle ultime ore un "enorme shock", dichiarando che Donald Trump sa che quello per lui è in parte anche un voto anti-establishment. 
Di "terremoto Trump" parla invece sui media inglesi il Mail Online, e il Guardian sottolinea il parallelo con quanto successo in occasione della Brexit, quando i sondaggi fallirono miseramente la previsione sul voto.

A festeggiare dall'altra parte della Manica è invece il leader dell'Ukip Nigel Farage, che presenta il 2016 come "l’anno di due grandi rivoluzioni politiche".

Cosa fara Renzi?

Scomoda la posizione di Matteo Renzi, che ha da tempo preso le parti della candidata democratica, definendo quella di Trump una "politica della paura".
Il premier, che sarebbe dovuto intervenire su Radio Montecarlo questa mattina, ha posticipato a un orario da definire il suo commento.
Ma le reazioni italiane non mancano. Per l'ex-premier Enrico Letta l'elezione di Trump rappresenta "la più grande rottura politica da caduta Muro di Berlino.

Una grande sveglia all’Europa" Mentre il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova guarda alle difficili sfide che attendono adesso l'Unione: "Gli Stati Uniti sopravviveranno a Trump. La mia preoccupazione è quello che accadrà a casa nostra: da questa notte l’Europa è più sola e non credo si sia attrezzata per esserlo».

 



Riprenderà l'escalation russa in Siria?

Resta un'incognita la comprensione di come cambieranno i rapporti degli USA con la Russia di Putin, forse il paese più osservato e temuto negli ultimi tempi.

La politica estremamente aggressiva degli ultimi anni ha fatto precipitare le relazioni tra Washington e Mosca ai livelli più bassi dalla fine della guerra fredda: l'annessione della Crimea, i bombardamenti su Aleppo, i timori per gli alleati Nato del fronte est e le presunte interferenze informatiche in campagna elettorale hanno alimentato tensioni vie vie crescenti con l'approssimarsi del voto.
L'amministrazione Obama è stata decisiva nella messa a punto delle sanzioni economiche contro politici e uomini d'affari russi.

Molti dunque fanno notare che più che a favore di Trump, quello di Trump è stato un attegiamento contro l'ipotesi di una amministrazione Clinton, vista come una prosecuzione di quella di Obama. 

Cina

I media cinesi hanno presentato le elezioni come la perfetta rappresentazione di una democrazia americana in crisi, in contrasto con la percezione di una "stabilità" politica di Pechino.
L'agenzia a controllo pubblico Xinhua ha commentato gli ultimi giorni di campagna elettorale "la maggioranza degli americani si stanno ribellando contro la classe politica e le elite finanziarie degli Stati Uniti: il Quotidiano del Popolo, testata ufficiale del Partito Comunista cinese, parla di "democrazia malata"
Quanto ai rapporti tra i due paesi, l'ambasciatore americano in Cina Max Baucus ha dichiarato che le relazioni tra Cina e Stati Uniti rimarranno stabili indipendentemente dal risultato del voto e ha derubricato la proposta di Trump di aumentare del 45% le tariffe d'importazione negli USA dei beni cinesi come cose "da campagna elettorale."
Per un altro verso, Trump ha ad esempio dichiarato di voler ritirare il sostegno agli accordi di Parigi sul cambiamento climatico raggiunti dopo un duro negoziato con Pechino.

E in generale i media statali e i commentatori vicini al governo cinese hanno lasciato trapelare una certa preferenza per una amministrazione repubblicana. 
L'establishment di Pechino considera infatti Trump meno interessato a contrastare le nuove mire dell'aggressiva politica estera del gigante cinese, in particolare nel Mar Cinese Meridionale.
Clinton invece veniva vista come una minaccia per aver rafforzato l'impegno USA nell'area, soprattutto in ambito militare.
"Da un punto di vista generale" aveva dichiarato dalle pagine del Global Times poco prima del risultato finale lo studioso Mei Xinyus "sarebbe più agevole per la Cina confrontarsi con una vittoria di Trump.

Questo perché sotto la linea politica adottata da Obama e Clinton, le frizioni militari e politiche tra Cina e USA saranno molto più frequenti.

Messico

Forse il paese più esposto agli effetti di un cambio di guardia alla Casa Bianca, tanto che nei giorni scorsi il governatore della Banca centrale messicana Agustine Carstens e il Ministro delle Finanze Jose Antonio Meade hanno lavorato fianco a fianco per mettere a punto un piano di emergenza Trump, che ha minacciato di rinegoziare il North American Free Trade Agreement e promette di costruire un muro lungo il confine sud con il Messico.
Diverse forme d'intervento sarebbero allo studio e l'agenzia Reuters ha riferito nei giorni scorsi che la Banca del Messico cercherebbe di facilitare la transizione verso una amministrazione Trump usando una combinazione di riserve monetarie e rialzo dei tassi di riferimento.
L'analista finanziario di Banco BASE Gabriela Siller ha diffuso a 24 ore dal voto una previsione secondo cui una vittoria di Trump porterà il peso verso un rapporto di 24 col dollaro l'anno prossimo e ad una contrazione del 3% deòò'economia messicana. 

 

 

Fonte: News Trend Online

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