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venerdì 25 novembre 2016

Clan Trump: gli americani si preparano alla diplomazia familiare


Molti italiani avranno strabuzzato gli occhi increduli - e saranno tornati con la mente ad anni non troppo lontani -quando hanno letto la settimana scorsa le dichiarazioni rilasciate da Donald Trump agli intervistatori del New York Times, che gli chiedevano come gestirà il potenziale conflitto d'interessi, suo e dei suoi familiari, che si è aperto con l'elezione alla Casa Bianca. 
"La legge è totalmente dalla mia parte," ha risposto candidamente il neopresidente, che solo per scrupolo di mediazione si è detto disponibile a "fare qualcosa a riguardo".

Perché appunto, la "legge", invece, come gli ha suggerito il suo amico Rudolph Giuliani, gli consente in teoria di continuare a gestire i suoi affari indisturbato.

Fine di un equivoco

Marcia indietro, dunque. E' solo una "prassi", scopriamo,  quella che ha convinto i presidenti del passato a liberarsi dei propri investimenti privati, affidandoli ai cosiddetti blind trust.

Cade dunque il mito, alimentato negli anni berlusconiani, di un'America come modello di democrazia impermeabile alla commistione di potere economico e politico e dotata di una salda cornice etica e di strumenti di controllo adeguati ad evitare confusione di sfere.
Se Trump decide di rompere ancora una volta con la tradizione, non c'è legge che glielo impedisca.

Ecco perché lui, e i suoi più stretti congiunti, continueranno a mescolare affari e politica. 

Il clan Trump

La famiglia, appunto. Che sembra sempre più pronta a ritagliarsi uno spazio di primo piano nella nuova amministrazione. Tanto da suscitare reazioni e appelli di politici e associazioni.
Come quello di Citizen for Responsability and Ethics: "I figli e il genero di Donald Trump sono molto coinvolti nel transition team. Ma contemporaneamente sono molto coinvolti negli affari di famiglia. Non sembra esserci una significativa separazione fra le attività del governo Trump e i suoi affari".

E almeno a giudicare dalle prime mosse di Trump, non sembra un quadro molto lontano dal vero.
L'unica a restare al riparo dai riflettori, per il momento, è la moglie Melania. Che ha deciso di starsene con il figlio di 10 anni nella Trump Tower. Per il resto, a dispetto delle interviste della prima ora in cui assicuravano l'intenzione di concentrarsi sulla gestione del business di famiglia, i congiunti più stretti - dalla figlia Ivanka al marito di quest'ultima Jared Kushner - sembrano onnipresenti nei pensieri, nelle dichiarazioni e negli incontri del presidente-eletto. 
Trump annuncia la sua intenzione nientemeno che di risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi? Bel proposito.

Se non fosse che lo strumento per soddisfare questo suo sentimento di pace, il neopresidente annuncia di averlo già in casa: è il genero Jared, 35enne ebreo ortodosso, già indicato da qualcuno come "gli occhi e le orecchie" di Trump in campagna elettorale e che sta assumendo un ruolo di primo piano nell'ecosistema in formazione dei consiglieri trumpiani.
A dire del presidente-eletto, Jared "conosce bene Israele" e i suoi "protagonisti politici": credenziali che gli consentono di di avere "un ruolo importante" nel processo di pace.  
Al figlio maggiore del presidente, Donald Jr, è invece affidata la gestione del dossier siriano.

Il  Wall Street Journal ha riferito di un suo incontro con Randa Kassis, leader di un gruppo siriano legato alla Russia e vicino a Putin. C'è poi la figlia Ivanka. Il padre le passa al telefono come se nulla fosse il presidente argentino Mauricio Macri. O si fa accompagnare da lei all'incontro con il primo ministro giapponese Shinzo Abe.
Che, per inciso, non avrebbe affatto gradito.

 

Fonte: News Trend Online

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