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martedì 15 novembre 2016

Chi perde con Trump


I mercati non hanno paura del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Non del tutto, almeno. Ma alcune possibili decisioni nel campo del commercio internazionale e dell’immigrazione, ad esempio, qualche preoccupazione la destano. I settori maggiormente esposti a queste due variabili come beni di consumo, tecnologia e finanza hanno pagato il prezzo maggiore nei giorni successivi alle elezioni dell’8 novembre e rischiano di continuare a essere danneggiati dall’incertezza attorno ai prossimi provvedimenti della Casa Bianca.

Le minaccia per i consumer

Società come Coca-Cola Femsa e Constellation Brands, fortemente esposte al mercato messicano, potrebbero essere penalizzate da possibili revisioni agli accordi NAFTA, che introdurrebbero dazi doganali all’import-export, oltre che dal deprezzamento del peso, che svaluterebbe i ricavi prodotti nel paese latinoamericano.

Stessa sorte, ma con effetti minori, potrebbe subire Diageo (gruppo proprietario di numerosi brand nel settore dei superalcolici), che ha recentemente acquisito l’azienda americana Tequila Don Julio.
“Al momento confermiamo il fair value di questi titoli, ma non escludiamo la possibilità di rivederli al ribasso se queste minacce dovessero materializzarsi in una significativa contrazione del fatturato ”, dice R.J.
Hottovy Equity Strategist di Morningstar.
Discorso analogo vale anche per quelle aziende che dipendono dalle forniture dalla Cina, come ad esempio Adidas e Nike, che producono nel paese asiatico rispettivamente un quarto e un terzo delle loro collezioni. Società come Williams-Sonoma, (catena americana di prodotti per la casa), che negli anni passati ha dovuto difendersi dall’import dalla Cina, potrebbero invece uscirne vincitrici.
“Bisogna valutare anche lo scenario peggiore, e cioè la possibilità che l’operato della nuova amministrazione possa condurre il paese in una nuova fase di recessione.

In questo caso si ridurrebbe anche il livello di benessere delle famiglie americane più abbienti (penalizzate dalla perdita di valore dei loro asset finanziari), e questo peserebbe su molti brand, in particolare nel segmento del lusso”, aggiunge Hottovy.

Il tech teme le leggi sull’immigrazione

Le Big corporation americane nel comparto tecnologia guardano invece all’oscillazione dei tassi di cambio e alle leggi sull’immigrazione.
Società come SAP e Oracle, ad esempio, che ricavano fuori dai confini nazionali rispettivamente il 60% e il 45% del giro d’affari complessivo, potrebbero essere penalizzate nel breve periodo da un rafforzamento del biglietto verde.  Nel lungo periodo, invece, l’incognita maggiore è legata alla possibilità di poter continuare ad attrarre da tutto il mondo i migliori talenti dell’informatica.
Trump ha promesso leggi più severe in tema di permessi di soggiorno lavorativo e questo potrebbe danneggiare le società della Silicon Valley che negli ultimi anni hanno attinto a piene mani in Europa e nei paesi emergenti.

Per le grandi del tech, però, potrebbe esserci una ricompensa. Il nuovo inquilino della Casa Bianca ha promesso di tagliare dal 35% al 15% l’aliquota fiscale sugli utili societari per quelle aziende che decideranno di riportare in patria le loro attività. E questo darebbe la possibilità a gruppi come Facebook e Alphabet di risparmiare miliardi di dollari.

Healthcare a sconto

Nonostante la reazione iniziale delle stock nel settore healthcare sia stata positiva, gli analisti giudicano neutrale l’effetto netto della nuova amministrazione sulle società del comparto.

Nel caso in cui il Governo Trump mantenga fede all’annuncio di modificare l’Affordable Care Act (ACA) di Obama, le aziende farmaceutiche, come pure quelle attive nell’industria del “managed care” (intermediari nella fornitura di medicinali e strumentazione agli istituti ospedalieri), vedrebbero ridursi i volumi di vendita in seguito al calo della popolazione coperta da assicurazione sanitaria, ma sarebbero in qualche modo compensati dal taglio dei costi operativi che le restrizioni dell’ACA impone oggi al loro business.

Pfizer, Allergan e Express Scripts continuano a essere i titoli del settore scambiati ai prezzi più convenienti.

Cosa cambia per la finanza

Gli effetti del voto americano sul settore finanziario vanno distinti tra quelli di breve e quelli di lungo termine. “Nell’immediato, infatti, ci aspettiamo che l’esito imprevisto delle elezioni alimenti la volatilità sui mercati finanziari (non solo su quello delle stock, ma anche sui bond e sulle valute), della quale beneficeranno i gruppi che gestiscono i principali listini mondiali, come Intercontinental Exchange, e le società di investimento come Goldman Sachs e JPMorgan, mentre le banche retail pagheranno la decisone della Federal Reserve, molto probabile visto il clima di incertezza, di posticipare l’aumento dei tassi di interesse”, dice Greggor Warren analista azionario di Morningstar.
“Nel medio-lungo periodo, invece, crediamo che gli istituti di credito saranno in generale avvantaggiati dal Governo Trump che promette di tagliare i costi legati al rispetto della compliance normativa.

In particolare, i grandi gruppi bancari come Wells Fargo e Bank of America, tirano un sospiro di sollievo perché vedono allontanarsi la minaccia di interventi legislativi, paventati durante l’amministrazione Obama, volti a ridurre le dimensioni e la complessità delle aziende del settore”.
Il pericolo imminente, anche in questo caso, è rappresentato dagli interventi in tema di immigrazione.
Western Union ricava il 5% circa del suo fatturato dai trasferimenti di denaro tra Stati Uniti e Messico, ma è difficile al momento quantificare il reale l’impatto che le future decisioni in questa materia avranno sul business del gruppo americano.

Al momento gli analisti hanno alzato il rating sul grado di incertezza del titolo riducendo la stima del fair value da 22 dollari a 20 dollari. 
Di Francesco Lavecchia
Autore: Morningstar Fonte: News Trend Online

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