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venerdì 18 novembre 2016

Caso Ulyukayev, l'arresto che pare una spy story

da Mosca
 
''Secha'', titola a tutta pagina il quotidiano moscovita Novaya Gazeta: vuol dire «lotta», ma anche un gioco di parole sul vero protagonista di questa vicenda: una ricchissima ex spia che di cognome fa Sechin.
Per chiunque conosca qualcosa del sistema economico e politico della Russia di Vladimir Putin, è evidente che l'arresto dell'ormai ex ministro dello Sviluppo economico Alexey Ulyukayev è stato solo il primo colpo di cannone di una battaglia scatenata al vertice delle istituzioni federali russe per il controllo delle risorse sopravvissute a oltre due anni di prezzi petroliferi bassi e di recessione.
Le risorse in questione sono finanziarie e industriali, eppure direttamente riconducibili a quelle naturali, visto che il 50% delle entrate dello Stato deriva dalla vendita di gas e petrolio.
Con la prevista privatizzazione delle aziende petrolifere sono in ballo molti miliardi e molto potere.
E infatti è una privatizzazione, o supposta tale, il terreno dello scontro.
LOTTA SENZA QUARTIERE. Ulyukayev, che si trova agli arresti domiciliari e rischia 15 anni di galera, si dice innocente e vittima di una «provocazione».
È accusato di aver estorto 2 milioni di dollari al colosso energetico statale Rosneft, guidato dal potente amico di Putin (e suo ex collega nel Kgb) Igor Sechin.
In cambio, sostengono gli inquirenti, l'allora ministro ha dato il suo via libera all'acquisizione da parte di Rosneft di un'altra azienda petrolifera statale, la Bashneft.
FALSA PRIVATIZZAZIONE. L'operazione vale 5 miliardi di dollari ed è già avvenuta, nel mese di ottobre 2016.
Ulyukayev aveva presentato le sue dimissioni perché contrario: quella di Bashneft doveva essere una privatizzazione, e che privatizzazione è se anche il compratore è un azienda di Stato?
Questa era in sostanza l'obiezione del ministro. Che è comunque rimasto in carica fino all'arresto. Solo dopo le manette il presidente lo ha ufficialmente ''licenziato''.   

Già individuati altri bersagli: rischia persino il primo ministro Medvedev

Il premier russo Dmitri Medvedev.
(© Ansa) Il premier russo Dmitri Medvedev.
Andrey Movchan, esperto di politica economica del think tank Carnegie di Mosca, dice a Lettera43.it: «Difficile dire quali siano le fazioni nello scontro in atto, si combatte come tra bulldog che si contendono un osso».
Probabilmente non si tratta di correnti politiche: «Sono solo clan economici con interessi contrastanti, le idee c'entrano poco», aggiunge Movchan.
«Nel mirino è entrato per primo Ulyukayev, ma certo sono stati già individuati altri bersagli».
ACCERTAMENTI AL VIA. Secondo le agenzie di stampa Tass e Novosti sono partiti accertamenti su altre sette persone, nell'ambito dell'inchiesta su Ulyukayev.
Fonti governative hanno detto a Vedemosti, il Financial Times russo, che tra gli indagati ci sono il vice premier Arkady Dvorkovich, l'assistente alla presidenza Alexey Belousov e due funzionari.
Intanto la polizia ha perquisito il quartier generale della Rosnano, azienda guidata dall'economista liberale Anatoly Chubais, il riformatore dell'era Yeltsin considerato vicino al primo ministro Medvedev.
La Rosnano ha precisato che l'indagine riguarda un suo top manager e non è collegata al caso Ulyukayev.
LIBERALI NEL MIRINO. Se i nomi degli indagati sono davvero questi, nel mirino sembrerebbe l'intera compagine 'liberale' che fa capo al primo ministro Dmitri Medvedev e cerca di ostacolare la creazione di un'economia monopolistica di Stato che di fatto sta avvenendo in Russia.
È una compagine che ambisce a essere protagonista di un dopo-Putin che sembra ben lontano dall'arrivare.
Intanto insiste per tagli alla spesa, compresa quella militare a Putin molto cara, e per privatizzazioni che possano ridar fiato alle casse dello Stato, ormai asfittiche.

Putin vuole un repulisti in vista delle elezioni nel 2018?

Un colloquio tra Vladimir Putin e Alexey Ulyukayev.
(© Ansa) Un colloquio tra Vladimir Putin e Alexey Ulyukayev.
Ma chi è che sta impallinando i liberali?
Una cosa su cui putiniani e oppositori, statalisti e liberisti concordano a Mosca è che inchieste di questo tipo non si fanno, in Russia, senza l'avvallo diretto del presidente Putin.
Allora è lui a capo degli 'statalisti' che dei conti pubblici se ne infischiano?
Vuole un repulisti per far sentire il peso della sua autorità e circondarsi di nuovi fedelissimi in vista delle elezioni presidenziali del 2018?
In effetti, il presidente ha recentemente licenziato personaggi in passato a lui fedeli per rimpiazzarli con facce nuove. Ma difficilmente la realtà è spiegabile con uno schema, in Russia
UN OSTACOLO RIMOSSO. Alexey Ulyukayev è stato arrestato perché ha pestato i piedi a Igor Sechin durante la conquista di Bashneft, ha detto al sito di news di Open Russia (organizzazione finanziata dall'oppositore di Putin Mikhail Kodorkovsky) il politologo Stanislav Belkovsky.
In particolare «Ulyukayev voleva che fosse l'azienda privata Lukoil a comprare Bashneft».
Secondo Belkovsky, Sechin ha davvero rischiato di perdere l'affare.
E quindi la possibilità di diluire il debito della sua azienda, e di renderla «troppo grande per poter fallire» (too big too fail), come ci ha spiegato l'economista Movchan.
Solo un incontro a quattr'occhi con Putin ha poi risolto tutto a favore del patron di Rosneft.
QUESTIONI DI BUSINESS. «Sechin e il presidente hanno spesso contatti diretti per questioni di business», ha confermato il portavoce di Putin Dmitri Peskov, aggiungendo di non sapere se gli incontri abbiano una cadenza regolare né quando i due si siano visti l'ultima volta.
«Putin ascolta e spesso fa quel che dice Sechin», ha commentato Movchan.
Secondo l'economista, la decisione l'ha presa solo il presidente, e il parere del ministro poi arrestato è stato alla fine irrilevante.

Contro Ulyukayev potrebbero essere state fabbricate accuse ad hoc

Igor Sechin.
(© GettyImages) Igor Sechin.
Ulyukaev aveva già contrastato richieste di finanziamento per la indebitata Rosneft, e insisteva per il rispetto dei tempi della privatizzazione di parte del suo capitale, nonostante Sechin avesse più volte detto in pubblico che «vendere quote avrebbe senso solo se il prezzo del greggio tornasse a 100 dollari il barile».
Anzi, il ministro aveva parlato della possibilità di metter sul mercato un'ulteriore fetta dell'azienda.
Ma a far traboccare il vaso è stata la concreta possibilità data alla Lukoil di concludere l'affare Bashneft, secondo il  politologo Belkovsky.
L'IMPRENDITORE DEL KGB. Non c'è dubbio che la concorrente privata Lukoil e il suo capo Vagit Alekperov a Sechin facciano andare il sangue alla testa.
Secondo Vedemosti nel 2015 ha chiesto direttamente al capo di una sezione dell'Fsb - erede diretto del Kgb sovietico - di 'indagare' Ulyukayev. In pratica, di fabbricare accuse contro di lui.
Come per altri esponenti e funzionari del governo che ne condividono le posizioni.
L'ufficiale a cui si è rivolto Sechin si chiama Oleg Feoktistov, e la sezione al suo comando era nota come «le forze speciali di Sechin».
INTRECCIO DI RUOLI. Il settimanale indipendente The New Times scrisse tempo fa che era stata creata su ordine del presidente della Rosneft.
Dall'agosto 2016 Feoktistov è lo strapagato capo della sicurezza della Rosneft.
Si è dimesso dall'Fsb. O forse no?

L'arresto è strano: lo dimostra la vaghezza delle spiegazioni degli investigatori

Il palazzo del Cremlino.
(© ANSA) Il palazzo del Cremlino.
Sembra la trama di una spy story da quattro soldi.
È mai possibile che un imprenditore apra una sezione dei servizi segreti e ordini indagini contro i suoi rivali?
«Sechin, come ex ufficiale dei servizi, certamente ha questa particolarità di poter dare ordini all'Fsb, lo ha fatto in passato e nessuno dubita possa farlo adesso», dice Andrey Movchan. 
Che il caso contro Ulyukayev sia quantomeno dubbio lo dimostra la vaghezza delle spiegazioni date dagli investigatori: non hanno detto come il ministro abbia 'favorito' la Rosneft.
MINACCE POCO FURBE... La decisione è stata presa da Vladimir Putin: se il ministro aveva solo il compito di preparare i documenti per l'operazione in questione, a che serviva la tangente pagata dalla società di Sechin?
«Come poteva Ulyukayev anche solo pensare di minacciare e chiedere tangenti a un uomo potente come Sechin?», ha detto l'analista politico Dmitry Oreshkin.
È come se Paperino minacciasse Superman.
YEVTUSCHENKOV VITTIMA. La vera vittima di questa strana storia è l'economia russa, che continua a pagare caro il prezzo della mancanza di certezza del diritto, dell'uso strumentale della magistratura da parte del governo e della scarsa protezione dei diritti di proprietà.
Val la pena di ricordare che la Bashneft fu in pratica espropriata nel 2012 mentre l'allora azionista di maggioranza Vladimir Yevtuschenkov era in carcere con l'accusa di riciclaggio.
Dopo l'acquisizione dell'azienda da parte dello Stato, Yevtuschenkov fu liberato e caddero le accuse.
Lui non ha mai protestato. Anzi, non ha proprio più voluto parlare della faccenda.
Se gli si chiede qualcosa in merito sorride gentilmente e cambia discorso.

Una grande lotta per spartirsi le risorse naturali

Un gasdotto russo, nei pressi di Orenburg.
(© GettyImages) Un gasdotto russo, nei pressi di Orenburg.
L'economia del più grande Paese del mondo soffre di malattie endemiche che ben più delle sanzioni internazionali in atto frenano gli investimenti in un sistema che ne ha disperatamente bisogno per uscire dalla crisi, diversificare la produzione affrancandosi dalla dipendenza dagli idrocarburi e costruire le infrastrutture di cui la stessa industria petrolifera necessita per restare competitiva anche nel caso dell'auspicata ripresa dei corsi del greggio.
I mancati investimenti e i costi associati alla corruzione e alla mancata difesa della proprietà incidono fortemente sulla ricchezza nazionale.
Senza questi problemi «a fronte dei circa 1,2 trilioni dei dollari attuali, il prodotto interno potrebbe essere di 3,2 trilioni», secondo quanto calcolato dal team diretto da Movchan.
E LA POVERTÀ AUMENTA. Intanto in Russia il numero delle famiglie che vivono con meno di 10 dollari il giorno aumenta.
Ha raggiunto il 50% della popolazione, secondo i dati concordanti delle ricerche di istituti statistici governativi e indipendenti.
Se non altro i russi sanno vivere dignitosamente con pochi soldi. Sono abituati da sempre.
SFIDA TRA COLONIALISTI. Il problema della Russia è che i suoi governanti più che da statisti interessati allo sviluppo del Paese spesso si comportano da colonialisti, impegnati solo a spartirsi le sue enormi risorse naturali.
La Russia, come scrive nel suo saggio Internal Colonization lo storico Alexander Etkind, è l'unico impero che abbia colonizzato se stesso.

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