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giovedì 10 novembre 2016

Brexit: Goldman Sachs potrebbe lasciare Londra


Nel frastuono delle elezioni americane il problema della Brexit con le sue conseguenze, è passato momentaneamente in secondo piano nonostante i due avvenimenti abbiano più di un parallelismo. 

Elezioni Usa sempre più in stile "brexit"

Prima di tutto la sorpresa sel risultato e, di conseguenza, il fallimento di tuti i sondaggi che davano Londra all'interno dell'Ue così come Hillary Clinton alla Casa Bianca.
In secondo luogo anche le conseguenze del voto visto che gran parte della popolazione inglese ha rifiutato il verdetto delle urne così come sta facendo anche quella statunitense.
Al di là dei punti in comune, comunque, restano le conseguenze che potrebbero snocciolarsi nel corso degli anni con tutte le incognite del caso.

A cominciare dal settore finanziario, il più colpito dalla volontà di divorzio, che deve registrare un possibile, nuovo abbandono dei confini inglesi: Goldman Sachs sta valutando la possibilità di trasferire le sue sedi a Francoforte per riuscire a restare all'interno dell'Unione e beneficiare dell'accesso diretto al mercato finanziario europeo.

I motivi della scelta

Una scelta che nasce dalla necessità di assicurare una continuità e mettere al riparo il proprio business dall'incognita dei colloqui tra il governo britannico e i rappresentanti di Bruxelles visto che oltre l'88% delle unità operative del colosso statunitense si trova proprio a Londra.

Questa strategia porterebbe la banca americana a dover rispondere alle regole di Vigilanza europea ma anche ad avere a disposizione la seconda piazza del Vecchio Continente.
Si allarga perciò il fronte di chi teme il prolungarsi di trattative che, inizialmente, si credeva durassero non più di due anni.
Alla base di questo scetticismo il fatto che recentemente, l'Alta corte di Londra ha decretato il Parlamento come unico referente per invocare l'attuazione dell'articolo 50, ovvero l'articolo che regola l'uscita di un membro dall'Unione aprendo perciò un vero e proprio precedente storico: da un lato la volontà del Premier Theresa May di attuare quella che è a tutti gli effetti la volontà popolare, nonostante il margine di vittoria dei Leave sia stato minimo, dall'altra un Parlamento che, fondamentalmente, è orientato per lo Stay ma che, così facendo, si metterebbe ocntro il governo e, di fatto, contro la maggior parte dei votanti. 
Fonte: News Trend Online

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