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martedì 1 novembre 2016

Borse e materie prime, fiato sospeso prima delle presidenziali Usa


Il mese di ottobre si conclude e tra pochi giorni il grande punto interrogativo delle elezioni del prossimo Presidente USA sarà definitivamente risolto.
Ma quali sono stati gli altri temi dominanti per i mercati finanziari dell'ultimo mese e quali le possibili linee di sviluppo per l'immediato futuro?
Il tema fondamentale, da cui ne discendono di ulteriori, è¨ stato il rialzo dei tassi USA, soprattutto lungo il lato lungo della curva.
Il tasso decennale sui Treasuries ha chiuso nell'ultima seduta di ottobre all'1,845%.
Il mercato sta dunque scontando due fatti importanti:
  • un'aspettativa di inflazione crescente;
  • un imminente rialzo dei tassi a breve da parte della Fed che costituirebbe anche un'implicita valutazione positiva dello stato di buona salute dell'economia statunitense.
Aspettative di inflazione crescente sono rafforzate dal comportamento dei prezzi delle Commodities registrato durante lo stesso mese di ottobre.
Il grafico dell'ETF Powershares DB Commodity Index mostra la formazione di una fase sostanzialmente laterale avviatasi a giugno dopo l'esplosione rialzista dalla fine del mese di gennaio 2016. Una chiusura dei prezzi sopra la resistenza a 15,50 dollari, lato alto della citata fase laterale, costituirebbe una conferma della prosecuzione del trend positivo.
Da notare che l'alluminio e lo zinco scambiano ai massimi degli ultimi due anni, confermano il risveglio dell'uptrend per alcuni strumenti tipicamente ciclici.
Un ulteriore elemento fondamentale, la cui chiave di lettura è¨ però piuttosto contraddittoria, è il deciso rafforzamento del dollaro.

La quotazione del dollaro è un fattore cruciale e determinante per la lettura delle inter relazioni tra i diversi mercati per tre ordini di motivi:
  • il dollaro influisce sulla quotazione nei mercati delle materie prime e, conseguentemente, agisce da ago della bilancia delle economie dei paesi emergenti;
  • è la valuta di riserva principale delle Banche Centrali di tutto il mondo;
  • infine, ma oggi è il suo aspetto più inquietante, lo Yuan cinese (Renmimbi) è "ancorato" al dollaro (pegged).
Questo elemento, in presenza della potenziale prosecuzione del rallentamento dell'export cinese, potrebbe costituire una bomba a orologeria sui mercati finanziari se solo la Banca Centrale cinese decidesse di procedere ad una svalutazione dello Yuan.
Di sicuro a rafforzare la valuta statunitense ha contribuito in modo determinante la crescita dei tassi di interesse.
Per illustrare la notevole relazione che si esprime attraverso il valore dei tassi, "commodities" e dollaro, è possibile fare riferimento ad un grafico che, visualmente, evidenzia come le "commodities" siano in correlazione positiva con i tassi USA e in correlazione negativa con la valuta statunitense.
In questo momento un ulteriore rafforzamento del dollaro costituirebbe un ostacolo al rialzo del tasso di inflazione globale atteso con ripercussioni sui tassi e sulle Large Caps esportatrici quotate a Wall Street.
Essendo quindi il tema materie prime cruciale sotto l'aspetto "riflattivo" delle economie globali, vale la pena soffermarsi su alcune di esse che hanno rappresentato un tema dominante non solo del mese di ottobre ma di tutto il 2016 fino ad oggi.
Si pone all'attenzione quindi il grafico dell'ETF DBB Power Shares, al cui interno si collocano il rame, l'alluminio e lo zinco, che prosegue il trend positivo disegnato dall'inizio di quest'anno.

Fino a che i prezzi si manterranno al di sopra della base del canale crescente che contiene il grafico da inizio anno, passante in area 13,50, le attese rimarranno in favore del proseguimento del rialzo fino in area 15,50 almeno.
L'esame dei prezzi del rame in particolare, mostra la costruzione di una struttura grafica che potrebbe costituire la definitiva ripresa di un ciclo di trend positivo.
Questo almeno fino a che i supporti di area 2,10 rimarranno intatti ($Copper (EOD) Cme).
Allo stesso modo appare proseguire il suo trend positivo il settore dell'acciaio. Si osservi il grafico dell'ETF Van Eck Vector Steel e la forza dell'azione tecnica espressa nei prezzi. Anche in questo caso è possibile individuare una canale crescente disegnato da inizio anno, con base a 30 circa (supporto che dovrà essere rispettato perchè l'uptrend possa continuare) e con limite superiore in area 39, prossimo target per l'uptrend.
Notevole il rally rialzista del Continuous Contract Light Crude Oil $WTIC disegnato a partire dal mese di settembre che incontra però una notevole resistenza in area 51-52 dollari. L'incapacità di violare la resistenza dei 52,50 dollari, impedisce, per ora, il completamento della promettente configurazione rialzista testa-spalle inverso in formazione da più di un anno.
Se il tappo dei 52,50 dollari dovesse saltare diverrebbe probabile un allungo notevole, fino in area 70/75 dollari. Solo sotto area 47 le possibilità di crescita risulterebbero ridimensionate, rischio in quel caso di movimenti in area 40 dollari almeno.
L'andamento del petrolio ha condizionato notevolmente quello dell'equity statunitense in generale, non solo del comparto energetico, proprio per il suo effetto propulsivo su inflazione e tassi.

Un suo nuovo indebolimento del greggio potrebbe costituire una sosta forzata nel tentativo di "riflazionare" le economie globali, tentativo fallito, perlomeno sul versante dell'economia reale, da parte delle politiche monetarie NIRP.
Tali politiche hanno avuto il solo effetto di "riflazionare"gli assets finanziari, non certo quello di eliminare il problema della capacità produttiva inutilizzata.
I tassi a zero o negativi, invece di ri-orientare gli investimenti e l'inflazione in senso virtuoso, hanno contribuito ad alimentare inflazione finanziaria: azioni e obbligazioni (soprattutto Titoli di Stato).
Un cenno sull'Oro. Fino a luglio il prezioso metallo ha "mimato" l'andamento dell'indice commodities e, similmente, a partire da agosto si è assestato nella formazione di una base che si è poi rivelata di interruzione del trend positivo in atto.

Il trend intermedio continua ad essere positivo ma ha sicuramente risentito dell'effetto congiunto tassi-dollaro, comportandosi come una valuta. Se, come sembra, il supporto di area 1240 dollari dovesse reggere e le spinte inflazionistiche riprendere (soprattutto in presenza di uno stop al rafforzamento del dollaro), potrebbe essere possibile una ripresa del trend sopra i 1.300 dollari.
Alla rottura di quella resistenza un eventuale rimbalzo acquisterebbe forza e si potrebbe proporre per il ritorno sui massimi dell'anno in area 1380$.
Attualmente la categoria delle materie prime sembra essere l'unica a possedere una asimmetria positiva "risk-reward". Di sicuro questo non accade per i Bonds governativi.

Il grafico dell'ETF dei Treasuries a 20 anni, il TLT, è sceso addirittura sotto la sua media mobile a 200 giorni, indicatore che sintetizza con la sua posizione rispetto ai prezzi la condizione della tendenza di medio lungo periodo, che quindi al momento si può considerare orientata al ribasso.
I Titoli Governativi oggi negli USA (ma è probabile che a partire dal 2017 tale discorso varrà anche per Gran Bretagna e zona euro) sono una non-scelta.
Per ultimo, e con riferimento alle prospettive di asimmetria positiva "risk-reward", è possibile occuparsi sinteticamente del mercato azionario USA.
Dopo la correzione di settembre è proseguito il trend negativo di breve periodo dell'S&P500 e la configurazione tecnica dei prezzi fino a fine ottobre non suggerisce eventi positivi per l'immediato. L'indice è a ridosso del supporto decisivo a 2120 punti (dopo le ultime schermaglie elettorali) che rappresenta il 38,2% circa del ritracciamento del rally 28 giugno-15 agosto, e si trova anche al di sotto della sua media mobile a 50 giorni.
Il mercato è estremamente debole e attende conferme sul versante politico.

Il settore che si è distinto nel mese di ottobre è stato quello bancario-assicurativo. Sostanzialmente in standby il settore tecnologico, grande protagonista del rally fino ad agosto. Negativi tutti gli altri, soprattutto Utilities e Consumer Staples che risentono del rialzo dei tassi. Nel complesso il mercato appare ora in modalità risk off.
Cartina di tornasole fondamentale a tale proposito è l'azione dei prezzi relativi alle Small Caps che, tradizionalmente, rappresentano una "risky asset" per gli operatori.
Il grafico dell'indice S&P600 Small Caps si commenta quasi da solo. I prezzi sono in caduta libera. Il ritracciamento del 50% dell'ultimo rally è sostanzialmente già avvenuto e i prezzi appaiono dirigersi senza esitazione verso la media mobile a 200 giorni (indicatore della cui importanza è già stato detto parlando dei bond).

Il volume molto elevato degli ultimi giorni di ottobre e il trend parabolico negativo appaiono tuttavia suggerire la possibilità di una lieve correzione o della formazione di un consolidamento pre-elettorale.
L'asimmetria "risk-reward" citata come linea guida d'azione non suggerisce che l'equity USA potrà esibire performance superiori, in termini percentuali e nel medio termine, al potenziale rischio di un "drawdown" di pari entità.
L'eventuale prosecuzione della politica dei tassi al rialzo contribuirebbe a spostare inflazione dagli asset finanziari agli hard asset. Alcuni illustri guru del panorama finanziario statunitense suggeriscono risk-reward negativo anche per l'S&P. Questa proposizione è forse per il momento eccessiva, ma ha una forte argomentazione logica ed economica a suo sostegno sorregge.

Attendiamo l'esito delle elezioni...
(AM)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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