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venerdì 4 novembre 2016

Banche, riforma Bcc: verso la nascita di due gruppi

Banche di credito cooperativo, verso la nascita di due grandi gruppi.
Banche di credito cooperativo, verso la nascita di due grandi gruppi.
La riforma delle banche di credito cooperativo accelera, e si appresta a vedere la luce già entro il 2017, quasi un anno prima della scadenza fissata a maggio 2018.
In pentola bolle la nascita di due grandi gruppi, coagulati attorno a Iccrea e alla trentina Cassa Centrale Banca (più il gruppo provinciale di Bolzano), ai quali aderiranno le 355 Bcc italiane. L'obiettivo è ridurle a 120 e dare vita a due fra i 10 maggiori gruppi bancari del Paese.
Il passo decisivo, dopo mesi di trattative e discussioni che hanno provocato anche tensioni all'interno del mondo cooperativo, è arrivato dalla Banca d'Italia, che ha emanato le norme di attuazione delle legge approvata a febbraio dal parlamento e certificato ciò che era oramai nei fatti: non più un gruppo unico, ma due.
IL SOSTANZIALE VIA LIBERA DI BANKITALIA ALLA DIARCHIA. Via Nazionale «non fa il tifo» per questa soluzione, ma le parole del capo della Vigilanza, Carmelo Barbagallo, sono chiare: «A noi interessa che nascano gruppi molto robusti; chi ha detto che due gruppi - ma anche uno - non possano esserlo?». Insomma: se non è un via libera, poco ci manca. Di sicuro è la constatazione che, nonostante i tentativi di tenere tutti assieme, nel modo del credito cooperativo esiste una frattura. E integrare realtà che non sono coese rischierebbe di paralizzare tutto. Meglio quindi far partire la diarchia, e anche in fretta, per poter sfruttare tutti i vantaggi della riforma e affrontare un 2017 e un 2018 ancora pieni di incertezze.
FEDERCASSE PER IL GRUPPO UNICO. Per il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, la mossa di Bankitalia rappresenta «un passo avanti, anche se non è stata recepita appieno la sollecitazione a considerare il gruppo bancario cooperativo qualcosa di realmente innovativo e originale rispetto ai gruppi bancari tradizionali». E sul gruppo, o i gruppi bancari che potranno nascere, tema indipendente dai contenuti delle disposizioni di vigilanza, Azzi ribadisce il netto favore per una soluzione unitaria, verso la quale «concentrerò tutte le mie energie per raggiungere un obiettivo che va nel senso dell'interesse generale e guarda alle generazioni future».
I TEMPI DELLA RIFORMA. Bankitalia però attende l'arrivo delle istanze di costituzione già per l'inizio del prossimo anno, in modo da far partire le aggregazioni entro i successivi 6-12 mesi. Ben prima quindi del termine massimo previsto dalla legge, fissato a maggio 2018. Certo bisognerà vedere se la Cassa Centrale (che raggruppa le banche cooperative dell'area del Nord Est e altre sul territorio nazionale) avrà tutti i requisiti e numeri necessari per costituire il proprio gruppo: serve almeno 1 miliardo di euro di capitale. Poi sarà la volta di scegliere i componenti del cda della holding e le cariche dirigenziali. Novità provenienti dall'esterno del mondo cooperativo non sono obbligatori, ma nemmeno esclusi. Chiunque arrivi dovrà però saper parlare inglese e avere esperienza internazionale, visto che a vigilare in ultima istanza sarà la Bce.
VIGILANZA E 'AZZARDO MORALE'. Il gruppo disegnato dalla riforma vedrà così in cima una capogruppo che, in caso di difficoltà delle banche aderenti, potrà far ricorso rapidamente al mercato dei capitali e aprire il suo azionariato fino al 49%, oppure attingere al capitale in eccesso (rispetto ai requisiti prudenziali) delle aderenti. Questa misura non è vista di buon occhio dal comparto. In contropartita, la capogruppo avrà poteri di coordinamento e controllo che possono aumentare proporzionalmente alla rischiosità della banca, e disporre di strumenti di early warning. Il tutto per evitare situazioni di azzardo morale, da parte di realtà magari piccole ma potenzialmente in grado di generare danni. Nemmeno le banche 'virtuose' potranno essere autonome e le subholding non potranno essere un centro di potere aggiuntivo. Sulla vigilanza la partita non è del tutto definita. Spetta alla Bce sul gruppo, ma proprio per la polverizzazione sul territorio delle banche aderenti un ruolo della Banca d'Italia è probabile.

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