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giovedì 24 novembre 2016

Arrivano le prese di beneficio


Incombe la festività del Ringraziamento, ma, a 11 sedute dall’elezione di Trump le prese di beneficio sui movimenti scaturiti dalla sua elezione sono appena accennate (azionario, bonds) oppure totalmente assenti (Dollaro).
Con buona pace (per ora) delle statistiche di Sentimentrader.com, Wall Street ieri sera ha virato nella seconda parte di seduta, e sebbene il rialzo non sia stato di quelli possenti (+0.2%), ha comunque chiuso sopra la soglia psicologica dei 2.200 punti.
La chiusura per festività di Tokyo ha contenuto l’attività in Asia, ma il tono generale è rimasto quello di ieri, prudentemente positivo.

Vedremo se il balzo odierno del $ cambierà le cose domattina. Sicuramente non le cambierà sull’azionario giapponese.
L’apertura europea è stata nuovamente agitata da un articolo del Sole 24 ore, recante indiscrezioni circa un ipotetica inadeguatezza delle coperture per 1-2 miliardi nell’aggregazione tra banca Popolare di Milano e Banco Popolare.
Inevitabile la pressione sui titoli e sull’intero comparto, ed una moderata ricaduta sul tono generale.
Sul fronte macro, news decisamente positive dai PMI Flash Eurozone, con l’attività economica segnalata in “marcata accelerazione” secondo il commento di Markit.

A 54.1 da precedente 53.3 e vs attese per invariato, il dato flash composite di Novembre ha fatto segnare il nuovo massimo dell’anno, coerente con una crescita trimestrale dello 0.4% tondo. Migliore il momentum sul settore servizi (+1.3 punti a 54.1) rispetto a quello manifatturiero (+0.2 a 53.7) che resta comunque su un buon livello.
Dal punto di vista geografico, per quanto si può capire a questo stadio, un modesto rallentamento in Germania (sul manifatturiero) è stato compensato da un accelerazione in Francia, mentre il confronto tra i 2 dati regionali e quello aggregato europeo segnala una robusta accelerazione nel resto d’Europa (di cui Italia e Spagna costituiscono la parte preponderante).
In sostanza, l’economia Eurozone sembra avere un buon momentum nel quarto trimestre, contrariamente a quel che sembrava probabile, in base alle stesse serie, quest’estate.

La domanda è: se l’economia  accelera, e, per dirla con Markit “Gli organi decisionali della BCE saranno inoltre contenti di assistere al forte intensificarsi delle pressioni inflazionistiche”, cosa indurrà l’ECB a prolungare in maniera consistente il QE a fine anno?
Forse, glielo consiglierà la necessità di evitare un ulteriore, robusto, back up nei tassi di interesse, che produrrebbe un certamente indesiderato inasprimento delle condizioni finanziarie.
Draghi si è assai speso, negli ultimi discorsi, per segnalare che la politica monetaria deve rimanere eccezionalmente espansiva, e che i recenti germogli di pressioni sui prezzi non devono essere scambiati con inflazione stabile.

Ma, come abbiamo imparato a fine 2015, nel Governing Council esiste anche un fronte dei falchi, e quindi conviene analizzare bene che tipo di argomentazioni hanno a disposizione i 2 schieramenti.
Sarà anche per questo motivo che stamattina in Europa i rendimenti hanno ripreso a salire violentemente.
Dico “anche” perchè i dati non sono stati il catalyst principale del movimento . In tarda mattinata sui media sono circolate indiscrezioni circostanziate secondo cui la Banca Centrale Europea starebbe progettando di alleviare la scarsità di collaterale sul mercato, rendendo disponibili per i pronti contro termine le sue posizioni in governativi europei.

Sebbene il nesso tra collaterale repo ed effetti scarsità da QE ECB sul bund non sia chiarissimo, il mercato da un lato è andato a prezzare una minore scarsità di titoli tedeschi (e in effetti buona parte della performance eccezionale della parte breve tedesca è dovuta a uno squeeze di collaterale), e dall’altro  ha fatto qualche congettura su eventuali modifiche al QE a dicembre, concludendo forse che qualche forma di taperine è marginalmente più probabile.
Infine, continua ad essere evidente una certa pressione di origine politica sugli spread europei, assai ben visibile oggi, ma presente fin dalla vittoria di Trump, come si nota dalla salita degli spread non solo del BTP (referendum) ma anche di Spagna e Francia.
Col mercato dei bonds generalmente debole, gli spreads in allargamento, e le banche italiane sotto schiaffo, c’è poco da stupirsi che l’azionario europeo abbia accumulato un discreto passivo in mattinata.
A voler allargare lo sguardo alle ultime 2 settimane si nota come alcune costanti della price action, ovvero il citato allargamento degli spreads vs Germania, la divergenza dell’azionario europeo da quello degli altri 2 blocchi industrializzati (Giappone e America), e la costante debolezza dell’€ (anche contro sterlina) possano, in una certa misura, essere considerate come i prodromi di quello che, prendendo a prestito un espressione dei media, potrebbe diventare un “attacco speculativo all’ EU”, un trade di cui si sente parlare insistentemente negli ultimi giorni.

Non proprio un inizio conclamato, diciamo più un “flettere i muscoli”, prima di quello che puo’ diventare un catalyst efficace per un tentativo in questa direzione: il Referendum Costituzionale Italiano.
Infatti, è evidente che, se una vittoria del SI metterebbe a tacere per un po’ questo tipo di appetiti, una vittoria del NO con ogni probabilità darebbe voce ad un nutrito numero di Cassandre, e offrirebbe, giustificato o meno che sia, una chance al certamente numeroso gruppo di ribassisti.

Come diceva Mark Twain, “never let the truth get in the way of a good story”.
Nel primo pomeriggio, buone notizie macro anche in US, con in particolare i Durable Goods orders di ottobre ben sopra le attese. Se il dato depurato delle componenti volatili (+0.4% vs +0.3 % atteso) è solo marginalmente positivo, la sola vista del dato headline (+4.8% vs attese per +1.7%) gonfiato dagli ordinativi di aereomobili, è stata sufficiente a imprimere una nuova frustata al Dollaro, che ha accelerato bruscamente, facendo segnare nuovi massimi sul dollar index e su una lunga serie di cross tra cui € e yen.
La forza del biglietto verde ha intimidito un po’ l’azionario, e l’accenno di correzione ha spaventato un po’ l’Europa.

Ma Wall Street ha disimparato a scendere, e il suo pronto rimbalzo ha permesso un robusto recupero agli indici europei, significativo in particolare per i settori più penalizzati, come le banche italiane, gratificate anche da alcune smentite delle indiscrezioni della mattina.
Ad alimentare la riscossa odierna europea ha sicuramente contribuito la debolezza dell’€, che va ad amplificare quella che è già una discreta outperformance dell’azionario americano su quello continentale.

Dal giorno dell’elezione di Trump l’S&P 500 controvalorizzato in € ha outperformato l’Eurostoxx di oltre 7 punti percentuali (in 11 sedute).
Difficile mantenere questo ritmo, pur con tutte le considerazioni possibili sui maggiori effetti positivi per gli USA rispetto all’Eurozone dal piano di Trump.
Come dovrebbe essere difficile per Wall Street mantenere questo ritmo di salita in assoluto, con un dollaro che non fa che salire e i tassi che fanno lo stesso.

Per il momento il sentiment sembra impermeabile a ogni dubbio. Ma alla fine qualcosa dovrà cedere per forza.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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