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martedì 1 novembre 2016

Sisma, Ue solidale a metà: sul deficit nessuna apertura

Il premier Renzi durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il Consiglio dei ministri ha varato lo stato d'emergenza per il terremoto in Centro Italia.
(© Ansa) Il premier Renzi durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il Consiglio dei ministri ha varato lo stato d'emergenza per il terremoto in Centro Italia.
Tanta solidarietà umana, ma sul piano economico (leggi flessibilità sul deficit) la distanza tra l’Italia e la Ue è ancora ampia.
L’ultima ondata sismica ha finito per rafforzare politicamente Matteo Renzi.
Da più parti, vista l’emergenza, si chiede addirittura di rinviare il referendum costituzionale del 4 dicembre. Il tutto mentre nei sondaggi si consolida il vantaggio dei “No”. Persino Beppe Grillo si è detto disponibile ad approvare il decreto terremoto e dare il suo appoggio alla battaglia del governo contro la Ue.
Soprattutto, il premier ha visto rafforzare le richieste all'Unione per ottenere maggiore flessibilità sui conti, necessaria a finanziare sia la ricostruzione sia il Piano Casa Italia per mettere in sicurezza il Paese dai rischi sismico e idrogeologico.
BRUXELLES TRACCHEGGIA.  Ma da Bruxelles la risposta è interlocutoria e non va oltre gli annunci di prammatica.
Anche nelle ultime ore la portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas ha ribadito: «L'Ue resta pienamente pronta ad aiutare la popolazione e le autorità italiane».
Concetto sostenuto a caldo dal commissario europeo per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi Christos Stylianidis. Senza però citare la parola flessibilità o il Piano Casa.
La Ue, a quanto pare, non avrebbe cambiato idea su quello che è il nodo dello scontro con Roma e che potrebbe portare all’apertura di una procedura di infrazione sul bilancio già a fine novembre: lo 0,1 di deficit in più che il governo italiano ha inserito in manovra, rispetto al 2,2 “tollerato dalla Commissione”.
A Bruxelles, fanno sapere fonti comunitarie, serpeggia insoddisfazione per la risposta di Roma ai rilievi al documento programmatico di bilancio.
LA RIMODULAZIONE DEI FONDI RURALI. L'Unione vorrebbe risolvere la questione sisma senza adoperare l’arma della flessibilità.
E avrebbe già fatto sapere a Palazzo Chigi che c’è la possibilità di finanziare gli interventi per l’emergenza rimodulando i fondi europei per le Regioni, come per esempio il monte destinato allo Sviluppo rurale, riempito con 10,4 miliardi di euro. Giocando con la programmazione 2014-2020 l’Italia avrebbe a disposizione in breve tempo 2,6 miliardi di fondi europei.
Ma a Roma quest’approccio non piace.
Vuoi perché questi soldi sono di fatto già allocati agli ambiziosi progetti dei territorio (come il piano Sud), mentre per Casa Italia servono ulteriori risorse rispetto a quelle previste.
Vuoi perché, come ha spiegato il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, non sarebbero sufficienti, visto che la cifra minima necessaria è di 3,4 miliardi.

Berlino: «Il patto offre sufficiente flessibilità»

Angela Merkel.
(© Ansa) Angela Merkel.
Sì, allora, a tenere fuori dal patto i fondi per la prima emergenze. No a sconti sul Piano Casa Italia.
Una posizione che vede concorde anche il primo azionista dell'Unione, cioè la Germania.
A nome di Angela Merkel il suo portavoce Stefan Seibert ha fatto sapere: «Il patto di stabilità non è un impegno che uno Stato membro ha assunto nei confronti di un altro Stato, ad esempio l'Italia nei confronti della Germania, ma di fronte a tutti gli altri Stati membri».
Ergo, «tali questioni saranno da risolvere a livello europeo».
L'UE NON VUOLE CREARE PRECEDENTI. Quindi, possibili deroghe saranno decise soltanto all'interno di quanto prevedono le regole europee.
«Il patto», conclude Seibert, «offre sufficiente flessibilità per poter reagire anche ad attuali acute sfide. Per tutto il resto, bisogna vedere».
Come si sa, l’Unione europea (con Berlino in testa) non ha alcuna di intenzione di mettersi di traverso tra Renzi e la vittoria al referendum.
Che porterebbe stabilità in tutto il Continente, allontanando il rischio di una nuova Brexit.
Ma nel contempo non vuole autorizzare per l’Italia un precedente, visto che gli altri Paesi europei, anche utilizzando fondi per la coesione, non hanno finanziato gli interventi in difesa sul territorio in deficit.
IL PREMIER RILANCIA. Al momento le parti sono distanti. Con Renzi che, anche per motivi elettorali, accelera sulla polemica politica.
Così il premier, da un lato, garantisce nuove risorse alle aree terremotate con il Consiglio dei ministri del 31 ottobre.
Dall’altro, fa sapere attraverso la eNews: «Il Piano Casa Italia è il terzo pilastro dell'azione messa in campo dal governo dopo i terremoti del Centro Italia. Un piano strategico per il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Non solo l'emergenza, non solo la ricostruzione: ma la prevenzione. Il lavoro è già partito ma richiederà anni, un paio di generazioni, come ci ha spiegato Renzo Piano illustrandone i concetti».
E, anche per rispondere alle critiche della Ue, chiosa: «Non va sprecato nemmeno un centesimo e dobbiamo dimostrare chi siamo: persone che - a differenza di alcune vicende del passato - sanno fare opere pubbliche senza sprechi e senza ladri».

http://www.lettera43.it/   di 
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31 Ottobre 2016

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