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martedì 29 novembre 2016

Amundi: il mercato ha 3 giorni per prezzare lo choc referendum


Non c'è solo la poltrona di Matteo Renzi a traballare nella settimana decisiva del voto sulla riforma costituzionale. La pressione sul Ftse Mib e sullo spread degli ultimi giorni, allentatasi in parte oggi, è stata il segno che gli investitori hanno già cominciato a far pagare al mercato italiano il prezzo di una vittoria del no, che si prospetta dai sondaggi come l'esito più probabile della consultazione. 
Sul trend degli ultimi giorni, si concentra questa mattina Sergio Bertoncini, strategist di Amundi Milano. "Lo scarto crescente tra no e sì in tutti i principali sondaggi ha contribuito chiaramente negli ultimi giorni ad aumentare le pressioni sui mercati azionari e obbligazionari italiani", dice l'analista, aggiungendo che "in una certa misura, il rialzo recente dello spread dei Btp indichi che il mercato sta già scontando una maggiore probabilità della vittoria del no". 

Una Brexit senza sorpresa

Una dinamica che distingue il referendum italiano, a dispetto di tutte le comparazioni, dall'altro evento dirompente dell'agenga politica del 2016: il voto inglese del 23 giugno per l'uscita dall'Unione Europea.

 
Una parte della tempesta Brexit, è l'idea, si deve allo scarto tra il risultato elettorale e le previsioni della vigilia, condizionate da sondaggi troppo ottimisti sulle prospettive di una permanenza dei britannici nell'Unione. Fenomeno che non si riscontra nel caso della consultazione italiana, per la quale le rilevazioni presentano da settimane come una vera e propria impresa il recupero da parte del fronte pro-riforma dello svantaggio rispetto ai sostenitori del no.
Non ci sono, d'altro canto, i rischi legati a nuovi possibili errori dei sondaggisti, questa volta alla rovescia.

Anzi: "nel caso di una vittoria del sì, e quindi nel caso in cui i sondaggi si fossero sbagliati ancora una volta," prevede l'analista, "il risultato a sorpresa favorirebbe probabilmente una ripresa dei mercati italiani rispetto ai livelli attuali e a quelli che verranno raggiunti appena prima del referendum."
In ogni caso, le turbolenze finanziarie in arrivo sono già nei radar degli investitori da tempo e a fine settimana il mercato potrebbe aver già in parte digerito la prospettiva di un rigetto della riforma costituzionale.
"Nei prossimi giorni, i mercati italiani continueranno probabilmente ad avvertire le pressioni dovute al crescente clima d'incertezza.

Tuttavia, è probabile che da qui al prossimo venerdì i prezzi anticipino ampiamente una vittoria del no al referendum, riducendo così lo choc potenziale del risultato di lunedì 5."

Che succede dopo

Dopodiché,a gestire la transizione sarà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Che terrà nel dovuto conto i numeri del referendum stesso. Una cocente sconfitta sarebbe destinata a  "condizionare pesantemente l'avvenire dell'attuale governo." Diversamente, "un risultato testa a testa tra i due schieramenti, con sì che ottengono il 40%-45%" sarebbe la prova che una buona parte degli italiani continua a guardare con favore alle riforme strutturali, e "potrebbe favorire una permanenza di Matteo Renzi al governo".
Compito prioritario del nuovo esecutivo, chiunque lo guidi, sarà quello di mettere mano alla legge elettorale,  "vera posta in gioco" per il Paese. Nell'immediato, intanto, gli obiettivi degli operatori saranno puntati verso la la riunione di giovedì prossimo della BCE, del cui esito i mercati "terranno sicuramente conto dopo il voto".

 


Fonte: News Trend Online

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