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martedì 11 ottobre 2016

Tobin Tax: 005 e la firma demagogica dei baroni universitari

L’idea di James Tobin, datata 1972,  di applicare a livello globale una tassa sulle transazioni finanziarie in valute da destinare alla comunità internazionale, è nobile e condivisibile ma andrebbe contestualizzata nell’ambito storico di riferimento, nel mercato in questione (valutario) e nell’applicazione (planetaria); tutti elementi inscindibili e non trascurabili per considerare la tassa sulle transazioni finanziarie una buona cosa.
I fatti:
  1. L’esperienza storica dimostra che, se applicata a singoli mercati geografici, il gettito è sempre minore del previsto (Svezia) con ripercussioni pesanti dei costi sull’indotto finanziario che risultano maggiori dei benefici.
  2. Minore liquidità implica maggiore volatilità e quindi terreno fertile per la speculazione.

    Questa esperienza è toccata proprio al nostro listino italiano come ha sancito la BCE in uno studio recente: “We found a significant increase in the bid-ask spread. There is also evidence of an increase in the volatility of the taxed stocks…The other result is in line with the theory, as the tax can be considered an increase in transaction costs… the aggregate statistics provided by the Italian Financial Markets Authority (Consob) signal that value of OTC transactions fell by 31% between March 2013 and August 2013, with respect to the same period of the previous year, against an increase of 9% of transactions on regulated platforms (Figure 8).

    Part of the OTC activity may have migrated to the regulated market, were the STT rate is lower”. Quest’ultimo sì può essere un vantaggio: spostare le transazioni dalle piazze OTC ai mercati regolamentari, ma tale obiettivo può essere raggiunto anche con agevolazioni fiscali o interventi legislativi di altro tipo, senza punire la massa indistintamente.
  3. La tassa disincentiverebbe lo sviluppo del mercato dei capitali con ripercussioni sul sistema di finanziamento delle imprese italiane che sono rimaste intrappolate nelle sabbie mobili del sistema eccessivamente banconcentrico.
  4. Perché un gettito così basso? Come già segnalato in un incontro alla Camera il maggiore contribuente in Italia è stata una persona fisica, un notaio…come a dire: pagano tanti piccoli e pagano pochissimo o nulla i grandi speculatori, l’opposto del risultato prefissato! Da sottolineare che si tratta di una tassa sulla negoziazione e non sul guadagnato incassato, quindi si paga per il solo fatto di operare ed è da pagare anche se si dovesse registrare una perdita.
Soluzioni e proposte per essere costruttivi e non disfattisti:
  1. Vietare o mettere dei limiti sul patrimonio, oppure alta tassazione, alle banche nell’attività di trading per conto proprio o terzi (limitare la leva finanziaria).

    Inserire un tetto alla leva finanziaria per l’operatore retail
  2. Premiare con fiscalità agevolata chi tiene strumenti finanziari in portafoglio per più tempo (scaglioni fiscali temporali per calcolo capital gain); si otterrebbe lo stesso stimolo di “moral suasion” della tobin tax ma con un’agevolazione e non con una penalizzazione (aumentando il carico fiscale a chi opera in tempi più brevi)
  3. Canale diretto tra chi ha liquidità disponibile e l’economia reale che necessita di fondi per finanziarsi; sulla scia di una proposta già avanzata dal sottoscritto nei tempi passati e ripresa dal Governo, ossia quella di smobilizzare le disponibilità dei fondi pensione, monitorando e limitando i rischi, per utilizzarle nell’economia reale delle imprese virtuose che hanno progetti di espansione profittevoli con creazione di posti di lavoro.
Provocazioni:
  1. Il movimento “005” si è fatto carico di raccogliere firme di docenti universitari pro-Tobin tax.

    Quanti personaggi del mondo Accademico che trattano effettivamente i mercati hanno aderito? Pochissimi…lo stesso bravissimo e skillato Onida, punta di diamante del “dream team”, è docente Bocconiano di economia internazionale e membro del Cnel, non un uomo dei mercati finanziari “puri” e della Borsa anche se dal 2007 lavora, tra i vari incarichi, per Unicredit.
    Certo la demagogia alla Robin Hood “i cattivi banchieri restituiscano soldi ai lavoratori” e un pizzico di visibilità fanno comodo…i docenti silenti di Cattedre relative a materie quali Borsa e Mercati Finanziari sono pochissimi o assenti e non è un caso
  2. Proposta: i docenti firmatari perché, visto che hanno a cuore le sorti europee e delle classi sociali più deboli, non propongono una Tobin Tax sui propri salari? Vogliamo la BaronTax dello 0,05% mensile sugli stipendi dei Professori universitari.
Questo articolo, appositamente provocatorio e sarcastico, vuole aprire un dibattito alternativo alla Tobin Tax e con soluzioni operative costruttive e non demagogiche.

La speranza è che, una volta abbandonata definitivamente l’idiozia della tassa sulle transazioni finanziarie, si possa discutere proattivamente su un tavolo comune e non per “caste” separate e distanti.
Autore: Guido Gennaccari Fonte: News Trend Online

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