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giovedì 6 ottobre 2016

Stiglitz: 10 anni al tracollo dell’euro. Si comincia dall'Italia

Che da tempo l’economista americano più famoso tra il pubblico dei non addetti ai lavori avesse preso a cuore i problemi della moneta unica europea era noto. E’ di poco più di un mese fa la pubblicazione del suo ultimo saggio (The Euro and its threat to the future of Europe, Allen Lane, Penguin Random House, 2016) nel quale avanza la prospettiva di un abbandono “morbido” del progetto euro, minacciato alla base dai difetti strutturali che ne hanno accompagnato la nascita. 
Stiglitz, impegnato in questi giorni nella promozione del suo libro, ha già suscitato un ampio dibattito dentro e fuori i circoli economici di mezzo mondo.

E adesso il premio nobel del 2001 torna sull’argomento.
In una conversazione con il quotidiano Die Welt, l’ex capo economista della Banca mondiale riprende alcuni dei concetti espressi nel suo volume. Aggiungendo una certezza: entro dieci anni, i connotati della zona euro saranno radicalmente trasformati.
E l’epicentro della prima scossa decisiva potrebbe essere l’Italia. 

L'abbandono dell'euro: un passo "emotivamente" difficile.

Proprio la Penisola viene infatti considerata da Stiglitz un caso chiave per comprendere quanto l’impostazione con cui si è costruita l’unità monetaria minacci la prosperità del continente.
L’Italia, si dice convinto Stiglitz, non resterà ancora a lungo nella moneta unica.

L’economia italiana è ancora alle prese con gli effetti di una crisi profonda dalla quale fatica a tirarsi fuori. Le banche del paese lottano con enormi riserve di crediti in sofferenza. L’economia non cresce più da cinque anni. E i livelli di disoccupazione continuano ad essere preoccupanti.
Stiglitz aggiunge poi anche una considerazione che va oltre la semplice analisi economica.
E nel giro di un paio di frasi riesce a cogliere probabilmente meglio di tante analisi politologiche la mutazione, lenta ma profonda, che sta rischiando di intaccare il rapporto degli italiani - prima ancora che con l’Euro - con l’idea stessa di Europa unita. “Quando mi intrattengo con gli italiani” si legge nell’intervista “ho la sensazione che la gente laggiù sia sempre più delusa dall’euro.” Una delusione che sta erodendo le convinzioni profonde di un paese storicamente roccaforte dell’europeismo.
“Gli italiani" è il ragionamento "vedono con sempre maggiore chiarezza che l’Italia nell’Euro non funziona.” Un fatto “emotivamente molto difficile” da affrontare.

Insomma, gli italiani intuiscono da tempo che l'euro non ha portato bene al paese, "ma hanno a lungo rifiutato di fare i conti questa intuizione". 

Un’Europa senza solidarietà 

Per l'economista americano, la ragione prima di una crisi ormai prossima a manifestare i suoi effetti è stata l’incapacità di adottare i necessari provvedimenti che integrassero l’unione monetaria in un più ampio progetto di unione economico-politica.

Provvedimenti che a questo punto la politica europea potrà difficilmente portare a termine.  
Ai paesi membri è mancata la volontà di affrontare riforme di vasta portata: il completamento dell’Unione Bancaria, meccanismi di mutualizzazione dei debiti pubblici e un fondo europeo di solidarietà per la stabilizzazione.
Tutte riforme in assenza delle quali “i singoli Paesi” possono fare ben boco per risolvere i loro problemi. 

L'Eurozona nella sua forma attuale non esisterà più

Nelle attuali condizioni, dunque, l’area della moneta comune è probabilmente destinata a ridimensionarsi nei prossimi anni.

Di certo, non ci sarà più l’Eurozona nella sua forma attuale. "Tra dieci anni" prevede Stiglitz "ci sarà ancora una zona euro, ma la questione è: che aspetto avrà. E’ poco verosimile che essa avrà ancora 19 paesi membri. Ed è difficile dire ora chi vi apparterrà ancora".

Due monete “uniche”?

Se non si trovano soluzioni sul versante della crescita, insomma, non si andrà lontano.
Il confronto con gli Stati Uniti è in questo senso significativo. La crisi cominciò negli Stati uniti, ma l’economia laggiù si è risollevata, mentre l’euro-zona procede a rilento. 
Stiglitz ha già più volte ricordato che poco potrà fare la Bce, il cui mandato è troppo limitato rispetto a quello della Fed.

E l'ipotesi che la politica europea riesca finalmente ad affrontare i nodi che impediscono all'economia europea di rimettersi in moto gli appare poco probabile.
Quali allora le conseguenze di questo scenario? La fine della moneta unica o la frattura dell'unità monetaria con la creazione in un euro del nord e un euro del sud sarebbero ormai "le uniche opzioni realistiche per riportare in pista la stagnante economia del Continente." 



Fonte: News Trend Online

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