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mercoledì 5 ottobre 2016

Spunta l’ombra del tapering Bce


Anche ieri è proseguita l’incertezza dei mercati, sballottati da notizie e rumor. Nulla però, al momento, in grado di invertire la marcia dei principali indici, né di dare nuova linfa alle aspettative sul futuro.
I mercati vorrebbero salire. E’ nel loro DNA.
Però a tutto c’è un limite.
Anche alle illusioni. Ieri il limite è stato rappresentato da una notizia ed un rumor. La notizia è la pubblicazione delle nuove stime del Fondo Monetario Internazionale. Il fondo ha pesantemente rivisto al ribasso quelle relative alla crescita americana, dopo le incertezze mostrate nei primi due trimestri.

Il 2016 viene visto con una crescita del +1,6%, mentre tre mesi fa le attese erano per un +2,2%. Il FMI vede poi una nuova accelerazione per il 2017, ma date le continue revisioni a cui assistiamo, il 2017 si presenta assai poco leggibile, come se fosse un futuro molto lontano. Piccola revisione al ribasso anche per l’Eurozona, che comunque, se il FMI avrà ragione, quest’anno (udite, udite!) supererà la crescita americana, con un +1,7%.
A tirare su la media europea è la Spagna, con +3,1% (evidentemente stare senza governo per tutto l’anno fa un gran bene all’economia), mentre chi sarà il fanalino di coda? Ovviamente la Grecia, ma subito dopo c’è l’Italia, a cui generosamente viene attribuito un +0,8% che è tutto da verificare a fine anno.
Secondo il FMI diminuisce il contributo dei paesi ricchi alla crescita mondiale, mentre quello dei paesi emergenti diminuisce meno di quanto si attendeva tre mesi fa.

Tutto ciò permette al FMI di confermare la crescita mondiale al +3,1%, un livello di stagnazione, dato che gli economisti considerano il mondo in recessione se non cresce almeno del +3%.
Evidentemente una revisione al ribasso così accentuata per la locomotiva del mondo non poteva entusiasmare i listini USA, che non sono riusciti a mantenersi positivi, proseguendo un lento scivolamento, che ha portato SP500 a rompere il lato inferiore del triangolo di congestione entro cui navigava da inizio settembre.

La rottura è stata poco profonda, per cui occorre attendere la conferma odierna, a maggior ragione in questo periodo di continue manipolazioni.
I listini europei hanno chiuso prima che Wall Street approfondisse il calo, ed hanno collezionato una giornata positiva, anche se non tale da portarli fuori dall’incertezza.
Un’incertezza che oggi potrebbe acuirsi se trovasse qualche conferma il rumor, arrivato a fine seduta europea dall’agenzia Bloomberg, secondo cui la BCE starebbe già studiando il “tapering”, cioè la fine del QE ed il progressivo rallentamento degli acquisti di titoli di stato.

Si ipotizza che la portata degli acquisti, oggi a 80 miliardi al mese, possa subire un taglio progressivo di 10 miliardi al mese, come fece la FED.
Significa che il QE, che ha sostenuto i listini europei negli ultimi anni ed ha gonfiato una maxibolla speculativa sui titoli di stato dell’eurozona, sta per finire? 
Calma.
Personalmente ho qualche dubbio sulla fondatezza di questi rumor. Oltretutto dire che si sta studiando il tapering non significa che la BCE abbia deciso di attuarlo. Inoltre credo che Draghi, convinto sostenitore dell’allagamento monetario, venderà cara la pelle e cercherà di prolungare lo status quo il più possibile.
Piuttosto queste voci le interpreterei come un tentativo da parte di alcuni banchieri di sgambettare Draghi con qualche dispettuccio, e come una mossa d’assaggio, per vedere come reagiscono i mercati.
Perché è evidente che, se il rumor fosse vero, la BCE rischierebbe far scoppiare la bolla essa stessa, andando a togliere il sostegno ai mercati proprio quando l’economia dà segni di rallentamento.
Intendiamoci.

Sono convinto anch’io che la politica del danaro facile delle banche centrali abbia sostanzialmente creato per le economie interessate molti più danni a lungo termine di quanti siano i risicati vantaggi a breve. Concordo anche che ora gli effetti collaterali negativi sulla redditività del settore bancario ed assicurativo e sulla sostenibilità dei fondi pensione si stanno facendo imponenti.
Ma non c’è dubbio che la diminuzione, fino all’azzeramento, della liquidità immessa a sostegno della speculazione rialzista, toglierebbe l’unica stampella che tiene su le borse.

Con effetti devastanti, che le Banche Centrali vogliono evitare. Sempre che se ne rendano conto.
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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