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martedì 11 ottobre 2016

Seoul e Hong Kong in brusca frenata. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna lo 0,94% grazie allo yen debole


Dopo una seduta più che positiva lunedì per Wall Street (il migliore dei tre principali indici Usa era stato il Nasdaq, apprezzatosi dello 0,69%), alla riapertura i mercati asiatici, che per la prima volta dopo oltre una settimana sono tutti operativi (per festività lunedì erano rimaste chiuse le piazze di Tokyo e Hong Kong, Shanghai e Shenzhen invece non avevano scambiato per l'intera scorsa ottava), sono contrastati.
A Seoul il Kospi perde l'1,24% trascinato al ribasso dall'ennesimo scivolone di Samsung Electronics. Il colosso sudcoreano sfiora una perdita del 7% dopo avere chiesto a retailer e operatori telefonici d'interrompere la vendita del suo Galaxy Note 7 di cui aveva in precedenza fermato temporaneamente la produzione.

Dietro alla decisione episodi di surriscaldamento e incendio che avrebbero colpito terminali dati ai consumatori in sostituzione di quelli già oggetto di recall (sono stati richiamati oltre 2,5 milioni di Galaxy Note 7). In decisa frenata anche la piazza di Hong Kong, rimasta chiusa lunedì per il Chung Yeung Festival (festività che cade nel nono giorno del nono mese lunare): l'Hang Seng scambia in flessione di circa l'1,50% (e la performance è simile per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China).
Complessivamente la seduta va considerata in negativo, vista la perdita di poco inferiore al punto percentuale dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, ma è proprio Tokyo a segnare significativi guadagni, grazie all'indebolimento dello yen: il dollaro Usa dopo essersi apprezzato dello 0,70% sulla divisa nipponica lunedì è ancora in progresso dello 0,30% (il Bloomberg Dollar Spot Index, che monitora il biglietto verde nei confronti delle altre principali monete, è in crescita dello 0,20%).

Il risultato è un guadagno dello 0,94% per il Nikkei 225 (fa peggio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,42%). Sul fronte macroeconomico da segnalare il calo a sorpresa in settembre per l'Economy Watchers corrente, sondaggio che determina la fiducia tra i lavoratori in Giappone in relazione all'attività economica e permette di anticipare la spesa dei consumatori, calato a 44,8 punti dai 45,6 punti di agosto (45,1 in luglio e 41,2 in giugno, quest'ultimo il dato più basso dai 40 punti segnati nel novembre 2012), e contro attese da parte degli economisti per un incremento a 45,8 punti.
Per quanto riguarda le materie prime, il petrolio è in modesto declino dopo avere guadagnato oltre il 3% lunedì (ai massimi dal luglio 2015) ed essersi apprezzato di quasi il 15% da quando a fine settembre l'Opec ha a sorpresa annunciato l'accordo preliminare per il primo taglio alla produzione dal 2008.

Khalid Al-Falih, il ministro dell'Energia dell'Arabia Saudita, in vista dell'incontro con la Russia a Istanbul ha detto che non è da escludersi che per la fine dell'anno il barile possa salire fino a 60 dollari. Modesto declino anche per il prezzo dell'oro, che si avvia verso la nona flessione nelle ultime undici sedute.
A Sydney la seduta è complessivamente più che positiva per i titoli legati alle commodity (Santos e South32 sono in rally del 4-5%), mentre è più contrastata per il settore finanziario: l'S&P ASX 200 segna un progresso limitato allo 0,08% al termine degli scambi. A circa un'ora dalla chiusura, Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 sono in progresso dello 0,40% e dello 0,20% rispettivamente.

Più moderato l'apprezzamento dello Shenzhen Composite, che si muove poco sopra la parità.
(RR)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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