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venerdì 7 ottobre 2016

Riflettori sul petrolio che testa i massimi dell’anno


Neanche ieri i mercati finanziari principali sono riusciti ad accantonare l’altalenante incertezza che ne caratterizza le sedute da inizio settembre, quando si è esaurito il mini-rally estivo attuato in agosto.
Non esistono più motivazioni forti a salire, ma non ne esistono neanche per fuggire, dato che le due  più immediate patate bollenti (rialzo dei tassi ed elezioni USA) non registrano significativi aumenti di temperatura.
Sul fronte tassi il mercato continua a scommettere che in USA avverrà a dicembre, escludendo un movimento anticipato alla riunione di novembre, che si tiene pochi giorni prima delle elezioni presidenziali, e che verrebbe giudicato forse come un’intrusione della FED nell’arena politica.
Però osservo che nelle ultime due settimane i dati di settembre stanno mostrando un discreto ritorno di forza nella produzione americana e nelle aspettative dei manager.

Oggi è atteso il dato sulla creazione di posti di lavoro in USA a settembre, sempre molto seguito dai mercati.  Valori decisamente superiori alle 170.000 nuove buste paga attese, fornirebbero una ulteriore spinta ad agire e potrebbero magari insinuare il dubbio che la FED possa muoversi già a novembre.
Chi invece non si muoverà affatto per un bel po’ di tempo è BCE, che ieri ha definitivamente messo a tacere le voci che si stia già studiando l’uscita dal QE, diffuse da Bloomberg qualche giorno fa, che avevano creato un po’ di turbolenza sui mercati.

Le minute dell’ultima riunione BCE hanno confermato che in sede di Consiglio Direttivo non se n’è parlato affatto e nel tardo pomeriggio è pure giunta la smentita ufficiale da parte del Vice-Presidente Constancio. Argomento accantonato, pericolo cessato, ma resta comunque il risveglio dall’illusione che la politica dei tassi negativi e della creazione di moneta senza fine possa continuare all’infinito.
La campagna elettorale americana continua blandamente, senza che per ora Wikileaks il celebre sito di Assange che ha la missione di divulgare i documenti segreti americani, abbia tenuto fede alla promessa di pubblicare cose assai compromettenti su Hillary Clinton.

Nulla pertanto disturba la crescita del distacco che Hillary sta accumulando contro Trump, che da parte sua si mette in mostra con sempre nuove gaffe. Ieri i giornali hanno riportato il suo accorato appello durante un comizio rivolgendosi ai malati terminali: “Reggete fino all’8 novembre.
Non morite prima di aver votato per me”. Dunque, dopo le elezioni  possono anche togliersi dai piedi.
L’unica novità degna di rilievo, mentre le borse azionarie hanno realizzato tutte performance vicine al pareggio, è il Petrolio (WTI Crude Oil Future scadenza novembre) che, approfittando delle attese che nei prossimi giorni vengano fatti passi avanti tra i membri OPEC per definire le quote di produzione di ciascun paese al fine di bloccare la produzione mondiale, ha continuato a salire di prezzo ed ha ampiamente superato i 50 dollari al barile, riavvicinando il massimo di 51,67  segnato nel giugno scorso.

Questo livello è molto importante. Se venisse superato il greggio completerebbe un modello di inversione rialzista di ampia portata (testa e spalle rovesciato) con obiettivi assai significativi. Il primo lo porterebbe intorno ai 63 dollari e, per il lungo periodo, il secondo addirittura a 78 dollari. 
Ovviamente l’ottima forma del petrolio ha sostenuto sul listino nostrano il comparto energetico, l’unico ieri a salire in modo abbastanza uniforme.
Per il resto sono stati un po’ penalizzati i titoli industriali, a cui non piace il petrolio che sale, ed è continuato il recupero del settore bancario, trascinato dai rumor favorevoli ad un accordo tra Deutsche Bank ed autorità USA per la riduzione della maxi-multa. Fa eccezione, come al solito, MPS.

La banca senese prosegue senza sosta il suo calo, aggiornando quotidianamente il suo minimo storico. Ieri la sua capitalizzazione di borsa è scesa sotto i 500 milioni di euro. I mercati sono sempre più sfiduciati sulla possibilità di raccogliere i 5 miliardi necessari con l’aumento di capitale, senza quell’intervento di stato, che però la BCE continua a non volere.
Almeno fino a quando l’intervento pubblico non sarà fatto dai tedeschi per salvare Deutsche Bank.
Gli indici generali compensano il su e giù dei singoli settori con un nulla di fatto complessivo ed attendono abbastanza svogliati che succeda qualcosa.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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