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mercoledì 12 ottobre 2016

Proteggete i portafogli prima che arrivi la tempesta


Trovare idee d’investimento in questo contesto di mercato  è veramente come giocare al  cubo di Rubik dove ogni mossa è legata quella successiva e se sbagli devi capire se tornare indietro o andare avanti. Prendiamo per esempio gli accadimenti del mese di settembre, nel quale l’idea che le banche centrali stiano spingendo i governi ad attuare degli stimoli fiscali è stata supportata da alcuni fatti, in quanto i  tassi d’interesse  non possono scendere ulteriormente e alla BCE si sono resi conto che saggi negativi non solo non riescono a far ripartire il ciclo, ma stanno  addirittura affossando il sistema bancario, inclusi anche gli istituti finanziari con i bilanci più solidi.
 
La conseguenza non si è fatta attendere: i tassi di interesse hanno immediatamente rialzato la testa,riportando il Bund in territorio positivo, seppur di soli due punti base.
Per tale motivo, per la prima volta dopo moltissimo tempo, mi sono ritrovato a posizionarmi lungo sualcuni titoli bancari come come Intesa Sanpaolo, BNP eSantander.
 
Nonostante sia cosa nota che riuscire a individuare il punto di  ingresso sui minimi sia sempre impresa ardua, se i tassi di interesse dovessero anche soltanto rimanere stabili, credo che già alle attuali valutazioni di Borsa questi titoli possano incorporare un valore inespresso, sensazione confermata da alcune analisi firmate da case d’investimento storicamente value pubblicate di recente. 
 
Tale fenomeno si manifesta in maniera ancora più evidente negli Stati Uniti, dove il ciclo è sicuramente piu avanti e le grandi banche globali come JP MorganCitigroupBank of America, ma anche quelle piu prettamente d’affari come Goldman Sachs e Morgan Stanley, dopo aver corretto pesantemente fino a febbraio, adesso sembrano essere tornate in trend positivo, risultando comunque ancora  a sconto rispetto alle famose defensive stocks (come i consumer staples) che sono state comprate a man bassa per i loro dividendi, ma che ora risultano oggettivamente care.
 
Anche in questo caso, mi sembra una buona idea avere una piccola posizione lunga sulle banche, piuttosto che una generale sull’indice S&P 500 dove ci sono aziende sicuramente sopravvalutate.
Non dimentichiamoci infatti che in un contesto di stimolo fiscale o anche di cosidetto helicopter money i vincenti e i perdenti saranno completamente diversi rispetto allo scenario visto sinora, quando i tassi d’interesse scendevano e basta.
Questa mossa di asset allocation non è detto  che porti i suoi frutti nell’immediato:come nel Cubo di Rubikpotrebbe girare a vuoto nel breve periodo, ma se rimaniamo convinti che i mercati seguano sempre una logica e non siano comandati solo da robotrading e algoritmi, allora si tratta indubbiamente di una scelta  opportuna.
 
Pur tuttavia, dobbiamo fare i conti con  i rischi da uragano finanziario ai quali bisogna sempre  fare molta attenzione. Ho seguito con notevole interesse la vicenda dell’uragano Matthew, avendo molti conoscenti in Florida, e mi ha colpito il grado di preparazione nell’affrontare  tali catastrofi  che periodicamente colpiscono il suolo americano.
 
Prepararsi ad affrontare situazioni pericolose è certamente una buona abitudine che andrebbe presa da chiunque gestisca portafogli perchè, esattamente come gli uragani, anche le crisi finanziarie sono fenomeni che si autoalimentano.
 
Se prendiamo ad esempio il caso di Deutsche Bank, possiamo notare che l’escalation da “depressione tropicale” a “ tempesta tropicale” è avvenuta quando è stata comunicata la sanzione da 14 miliardi di dollari da parte delle autorità americane.
Al diffondersi della notizia, sono subito partite le richieste di denaro da parte dei clienti piu importanti nel business del “prime brokerage che a loro volta hanno amplificato la notizia per creare ulteriore panico e così via nel proseguimento del circolo vizioso.
 
Se non si bloccano sul nascere questi processi di auto alimentazione della crisi, in seguito si rischia di passare ad una situazione di  “uragano” vero e proprio e allora  diventa difficile resistere alla forza d’urto.
Dobbiamo però essere pronti a resistere, come dicevo prima, ad eventuali peggioramenti della situazione globale.
 
Detenere maggiore dosi di  liquidità rispetto al passato mi sembra già un buon inizio ( io per esempio in questo momento sto prediligendo quei fondi che hanno dosi importanti di cash), magari riducendo il peso di quei titoli che sono saliti tanto come i consumer staples, per essere pronti a sfruttare degli entry point che si dovessero creare su eventuali ribassi di mercato.
 
Comprare put options in momenti di calma, anche particolarmente “out of the money” (dipende da quanto si pensa possano correggere i vari mercati azionari, qualora si verificasse l’evento), spendendo poco per assicurarsi contro rischi di coda, e ovviamente continuare a detenere oro nei nostri portafogli.
 
Qualcuno potrà obiettare che proprio di recente il metallo giallo è stato protagonista di una correzione estremamente marcata, bucando il valore di 1300 dollari e andando a 1250 dollari , un calo di circa 70 dollari in tre giorni.
Non nascondo che tale movimento mi ha procurato qualche grattacapo in più, ma andando ad analizzarne le motivazioni e non limitandomi a pensare che fosse legato ai soliti noti motivi inerenti ad un probabile rialzo da parte della FED, ho scoperto che è stato causato da una vendita di mille tonnellate di “paper gold”. Poichè la caduta libera dell’oro è stata registrata in un momento in cui i mercati cinesi erano chiusiè verosimile che il prezzo del metallo giallo sia stato manipolato per cogliere i mercati di sorpresa.
 
Ma attenzione, quello accaduto la scorsa settimana a mio avviso è un falso segnale di uscita da questa asset class, nel momento in cui la situazione attuale richiede anche più di prima che si detenga oro in portafoglio, sia nel caso le banche centrali riescano nel loro obiettivo (creare inflazione) sia che lo falliscano (perdendone in credibilità e mandando all’aria i mercati). Per coloro che non l’avessero ancora fatto, sfruttare questo momento di entrata.
 
A proposito di Brexit, la sterlina continua ad indebolirsi contro le principali valute e l’indice azionario FTSE 100 continua a salire, prezzando soltanto i vantaggi della svalutazione competitiva e sottostimando gli eventuali impatti che prima o poi ricadranno sull’economia inglese post referendum.
Io credo invece che avere in portafoglio i TIPS Uk rimanga la mossa più corretta, perchè questa svalutazione continuera ad importare inflazione.
 
Riassumendo le mosse da mettere in atto per il futuro: provare a sfruttare questo momento di cambio di strategia delle banche centrali , ma allo stesso tempo rimanere protetti qualora si verificassero degli shock esogeni.
“ Fear portfolio” unito a “ greed portfolio” oggi piu che mai.


Articolo a cura di
 Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame AM


Fonte: www.finanzaoperativa.com

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