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giovedì 27 ottobre 2016

Portafogli obbligazionari, should I stay or should I go?

Arif Husain, Head of International Fixed Income, T. Rowe Price, spiega che gli investitori obbligazionari si stanno confrontando con un contesto molto difficile. I rendimenti dei bond governativi dei mercati sviluppati si mantengono in prossimità dei minimi storici. Si stima che siano circa 13.000 i miliardi di dollari di titoli di Stato in territorio negativo.
Le azioni non convenzionali delle Banche Centrali hanno reso i mercati volatili e imprevedibili, lasciando gli operatori in uno stato di ansia quasi permanente sul quando o il dove sarebbe potuto avvenire il prossimo taglio o rialzo dei tassi. I timori per la crescita della Cina, per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e per la frammentazione del Medio Oriente non hanno fatto che accentuare il clima di incertezza.

In questo scenario difficoltoso, possiamo quindi perdonare gli investitori obbligazionari per non aver saputo da che parte orientarsi.
L’argomentazione principale a favore del mantenimento di bond in portafoglio sta nel fatto che i tassi di interesse domestici della maggior parte delle economie sviluppate probabilmente rimarranno bassi per diverso tempo a venire, proteggendo i portafogli obbligazionari esistenti da improvvisi declini in valore dovuti all’aumento dei rendimenti - spiega Arif Husain -.

Ciò è dovuto a molteplici ragioni, inclusa l’anemica crescita economica, il calo della produttività e il rallentamento della crescita demografica. Gli aggiustamenti in corso nei Mercati Emergenti sono di altrettanta importanza. In scia alla fine del ciclo di investimenti legato alle commodity, molti Paesi emergenti cercheranno nuovi modelli di business e, fino a quando questi ultimi non saranno chiari, la domanda di credito da parte degli Emergenti resterà limitata, mantenendo bassi i tassi di interessi.
Ci sono, poi, crescenti segnali che gli Stati Uniti siano arrivati alla fine del ciclo di business e che siano anzi prossimi a un declino - spiega Arif Husain -.

La crescita dei ricavi è a zero, i profitti hanno toccato il picco massimo a fine 2014 e i margini dei retailer sono sotto pressione. Le prospettive su margini e profittabilità restano deboli, il che sta mettendo pressioni ribassiste sulla spesa per investimenti. Ciò comporta ulteriori rischi per gli investitori obbligazionari.
I livelli di debito delle imprese sono saliti su massimi che non si vedevano da prima della crisi. Nel complesso, lo stato dei bilanci del comparto corporate statunitense appare debole, il che potrebbe segnalare volatilità imminente.
Da una prospettiva globale, per fortuna, i cicli del credito non si muovono in tandem - spiega Arif Husain -.

Paesi diversi si trovano in fasi diverse di espansione o contrazione. Ciò significa che c’è sempre la possibilità di individuare nicchie di valore entro il mercato obbligazionario globale per gli investitori disposti a spaziare su diverse regioni e a entrare ed uscire dalle posizioni in modo rapido.
Diversi bond dei mercati sviluppati hanno performato bene nonostante i bassi rendimenti a inizio anno, inclusi quelli di Australia, Svezia, Giappone e Germania. Queste, ad esempio, non sono posizioni da mantenere per il lungo termine, ma sono opportunità di breve che possono essere colte da coloro che si muovono rapidamente.
Le persone detengono fixed income per due motivi principali: per generare income o per diversificare rispetto all’azionario - spiega Arif Husain -.

Negli ultimi anni diversificare è diventato sempre più difficile, in quanto la combinazione tra deleveraging e l’eccesso di liquidità dovuto ai programmi delle Banche Centrali hanno fatto in modo che gli asset obbligazionari si muovessero in tandem con l’azionario.
Tuttavia, ciò non vale per tutto l’universo del reddito fisso. Il debito sovrano del mondo sviluppato, pur offrendo rendimenti bassi e in alcuni casi negativi, continua a rappresentare una diversificazione effettiva rispetto all’equity.
Gli investitori obbligazionari sono dunque di fronte a una domanda semplice: i bond in portafoglio devono generare ritorni o dare sicurezza? Se la preferenza va per la prima opzione, allora ci sono molte nicchie di valore negli Emergenti e nei bond corporate high yield - spiega Arif Husain -.

Se prevale la seconda motivazione, ci sono opzioni disponibili che agiscono effettivamente da diversificazione rispetto all’azionario, ma quasi certamente con rendimenti molto bassi.
Può essere che in futuro diventi di nuovo possibile detenere bond che generino income e diversifichino dai titoli azionari, ma per il momento gli investitori devono scegliere solo una delle due opzioni - spiega Arif Husain -.
Alla fine la scelta riguarda il ruolo che l’obbligazionario deve ricoprire all’interno del portafoglio a detta di ogni singolo investitore. Una volta che questo diventa chiaro, decidere su quali strumenti investire diventa molto più semplice.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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