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mercoledì 19 ottobre 2016

Pil della Cina tranquillizza i mercati. Ma quanto è affidabile?

Oggi l’avvio delle contrattazioni è stato all’insegna di un confortante dato proveniente dall’Asia, quello di un Pil cinese che, una volta tanto, non è fonte di preoccupazione. Almeno in teoria.
I numeri del Pil cinese
I numeri, infatti, hanno registrato una crescita per il terzo trimestre in linea con le attese e pari al 6,7%  su base annua (+1,8% sui tre mesi precedenti) grazie più che altro alla spinta degli investimenti pubblici e del settore immobiliare. Guardando infatti le singole voci, si nota come proprio invirtu degli investimenti pubblici la cifra ufficiale arrivi a +11,3%.  Un dato, quello del Pil, che non solo, come detto, rispetta le attese, ma rientra anche nel range stabilito dal governo, una forchetta tra il 6,5% e il 7%. 
Troppo bello per essere vero
Un andamento matematicamente perfetto. Forse fin troppo. Tanto da aver sollevato i sospetti di più di un economista circa una possibile sovrastima delle cifre. Un problema non da poco visto che la ricchezza prodotta da un paese immenso come la Cina il cui impatto è altrettanto proporzionale per le sorti dell’economia internazionale. Infatti, come scritto da Christopher Balding su Bloomberg il Pil può essere un parametro per capire meglio i trend economici e le prospettive di rischio nel momento in cui sarà necessario decidere le strategie di investimento. Un esempio citato è proprio quello del rapporto debito-Pil, parametro che noi in Italia conosciamo particolarmente bene e che per la Cina, almeno stando alle stime ufficiali, si attesta al 255%: qualora le cifre del Pil fossero state alterate a favore di un 10% in più allora il rapporto arriverebbe al 283% e la Cina sarebbe una nazione dal profilo di rischio ben più alto rispetto a quanto finora ritenuto possibile. A cascata, perciò, andrebbero cambiate anche le previsioni economiche, le stime sul reddito procapite ma anche la possibilità da parte di Pechino, di riuscire ad essere un partner affidabile sia per gli investimenti che per i rimborsi.
Le bolle
Pechino si trova però al centro di più di una polemica che nasce proprio dalle cifre del prodotto interno lordo spinto tra le altre voci, più che altro da quella che è ormai riconosciuta come una bolla, ovvero il settore immobiliare con i prezzi delle abitazioni in aumento di quasi un terzo nel giro di 12 mesi. Una situazione che nasce da una forma mentale: essere proprietari di una casa in un grande centro è sempre stato un obiettivo per il cinese medio il quale, confortato dai nuovi standard di vita, non si lascia spaventare dai prezzi in salita interpretandoli come un segno di rinnovato benessere: da qui la corsa al mattone, favorita dalle facili condizioni di accesso al credito sia nelle banche ufficiali che in quelle società di finanziamento che costituiscono lo scheletro delle shadow banks, e l’aumento delle vendite sugli immobili. 
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