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venerdì 7 ottobre 2016

Petrolio: un nuovo scenario?


Il recente, quanto inatteso, annuncio dell’OPEC sull’intenzione di limitare l’offerta di petrolio ha modificato considerevolmente le dinamiche di breve periodo del prezzo del Brent e del Wti. Un quadro prima incerto, senza guida da parte dell’OPEC, presenta oggi qualche traccia di stabilità dei prezzi in un contesto più disciplinato. Il recente impegno verrà messo alla prova al momento di definire i termini di un accordo vincolante in occasione del prossimo incontro ufficiale previsto per fine novembre.
La decisione dell’OPEC mostra un nuovo approccio, non più volto essenzialmente ad ottenere quote di mercato a discapito del prezzo e dei ricavi. Un insieme di fattori, incluso il prolungato rimbalzo dai minimi di gennaio per ifuture sul WTI di 26,55 dollari, ha rafforzato la fiducia dell’OPEC nelle sue capacità di gestione della dinamica dei prezzi. Tuttavia, prima che i recenti propositi si tramutino in risultati credibili è necessario superare una serie di ostacoli.
Ad agosto l’OPEC produceva 33,69 milioni di barili al giorno (mb/d): un tasso record rispetto agli ultimi cinque anni. E’ quindi facile capire come la proposta di una riduzione dell’output tra i 32,5mb/d e i 33mb/d sia una mossa strategica. Al limite inferiore, si tratterebbe solo di un modesto decremento del 3,5% dell’offerta: in realtàl’elemento di rilievo non è rappresentato dalla portata dei tagli quanto piuttosto dal segnale inviato ai mercati. Questo nuovo orientamento pone l’enfasi sulla conclusione di un accordo durante il prossimo meeting previsto aVienna il 30 novembre, nel corso del quale verranno stabiliti i termini dell’offerta dell’OPEC per il prossimo inverno.
Nel mentre, il prezzo del petrolio ha reagito positivamente alla notizia, con i future front month sul WTI di recente negoziati a 48,24 dollari, un rialzo del 7,9% per il mese. Anche il Brent è salito a 49,06USD, un rimbalzo del 4,3% sul mese. Negli ultimi tre mesi, l’andamento dell’oro nero è stato relativamente piatto con il WTI in calo dello 0,2% e il Brent dell’1,2%. Ciò nonostante, la volatilità realizzata a sessanta giorni è rimasta elevata, attestandosi a quasi il 40%. Si tratta di una percentuale relativamente modesta rispetto ai livelli particolarmente elevati di marzo, pari a circa il 70%.
Anche se la notizia della nuova direzione dell’OPEC ha gettato le basi per una maggiore stabilità dei prezzi rispetto alle turbolenze registrate sui mercati quando a gennaio l’oro nero prezzava al di sotto dei 30 dollari al barile, permane un clima d’incertezza. Nello specifico, i produttori non appartenenti all’OPEC, come la Russia, potrebbero avere un minore interesse a gestire l’output, considerati i vincoli economici e finanziari nazionali.Con il rialzo dei prezzi anche il possibile incremento della produzione di shale oil negli Stati Uniti potrebbe rientrare tra i fattori dell’equazione, incidendo sull’offerta. Inoltre sussiste il rischio non trascurabile che, anche dopo ben due anni di negoziati, il Cartello non riesca ancora a raggiungere un accordo definitivo.
Negli ultimi due anni, gli ETC sul petrolio di Boost che coprono il trading europeo sui prodotti short e leveragesono nettamente saliti, raggiungendo una posizione leader sul mercato. Mentre nel 2015, in Europa occupavano una quota di mercato del 54%, quest’anno hanno toccato quasi quota 66%. In realtà, durante i periodi in cui è stato registrato il maggior volume di negoziazioni, ossia tra maggio e giugno, la quota di mercato di Boost ha superato il 70%.
Fino ad oggi, dall’inizio dell’anno, gli ETC sul petrolio di Boost, hanno scambiato oltre 6,5 mld di dollari sui listini e riportato un’attività sui mercati primari pari a 2,3 mld di dollari. Questi volumi elevati, sia sul mercato primario sia su quello secondario, mostrano l’efficienza dei prodotti short e a leva, soprattutto in termini di posizionamento tattico rispetto all’andamento del greggio.


Articolo a cura di WisdomTree Europe


Fonte: www.finanzaoperativa.com
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Autore: Finanzaoperativa

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