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domenica 23 ottobre 2016

Per chi aumentano (di poco) i licenziamenti

Fine di un rapporto di lavoro
Con l’edizione di ottobre, l’Inps ha arricchito i dati statistici sulle cessazioni dei rapporti di lavoro mettendo a disposizione anche la loro motivazione, oltre che la disaggregazione per tipologia contrattuale. In tal modo si hanno informazioni inedite relative a un evento importante, com’è la conclusione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
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Fonte: Inps, Osservatorio precariato
Sotto il profilo strutturale, le dimissioni spiegano la maggioranza delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato e di apprendistato. I rapporti a termine e i rapporti stagionali. Invece, si concludono in circa l’80 per cento dei casi per “fine naturale” mentre il restante 20 per cento si divide tra licenziamenti, dimissioni e altre motivazioni (un aggregato, quest’ultimo, di una certa consistenza, che riduce la leggibilità dei dati). Comparando il 2016 con il 2015 emerge uno scambio tra licenziamenti e dimissioni: per i contratti a tempo indeterminato i licenziamenti sono cresciuti in termini relativi di quattro punti e le dimissioni sono diminuite di altrettanto. Alla crescita dei licenziamenti – in termini assoluti molto limitata e nettamente inferiore alla diminuzione delle cessazioni – è stata dedicata, da molti osservatori, un’enorme attenzione, inferendone spesso il “fallimento del Jobs act”.
I lavoratori stranieri
In realtà, pur senza presentare la disaggregazione per tipologia contrattuale, la crescita dei licenziamenti era stata già segnalata dal ministero del Lavoro nell’ultimo report trimestrale sulle comunicazioni obbligatorie, relativo al secondo trimestre 2016. Più analiticamente, anche diversi osservatori regionali avevano evidenziato la medesima tendenza. Utilizzando dati veneti ampiamente disaggregati e già resi noti (vedi la Bussola del settembre scorso), possiamo precisare due elementi di rilievo (vedi grafico 1):
  1. il trade-off tra licenziamenti e dimissioni è scattato a marzo;
  2. la crescita dei licenziamenti ha riguardato esclusivamente la componente straniera (cinese in particolare).
Grafico 1
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La crescita relativa dei licenziamenti è dunque da mettere in stretta relazione con l’introduzione delle dimissioni on line, le quali hanno determinato una sorta di “effetto di sostituzione”. Esso può avere due spiegazioni: da un lato emersione di veri licenziamenti, dall’altro preferenza per la soluzione burocraticamente più agile per rescindere il rapporto di lavoro. Il diverso andamento relativo alla manodopera straniera, attribuibile essenzialmente ai comportamenti attivati in imprese straniere anche dal lato imprenditoriale, induce a ritenere rilevante soprattutto la seconda spiegazione.

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