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lunedì 24 ottobre 2016

Paura Londra: ora il Regno Unito rischia di esplodere sul serio

Si dovrà giocare anche in casa la complicata struttura di negoziato che Theresa May sta faticosamente cercando di mettere in piedi per gestire nel modo più fluido possibile l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Prima ancora che con i partner europei, il governo inglese dovrà infatti, secondo un nuovo dettagliato rapporto dell'agenzia di ricerca Institute for Government, fare i conti con le nuove fibrillazioni nazionalistiche in Irlanda del Nord, Galles e Scozia, i tre governi "semiautonomi" frutto della devoluzione costituzionale votata nel 1997.

A cominciare dalle rinnovate minacce di un nuovo referendum sull'indipendenza scozzese. 

Sta per scoppiare una "crisi istituzionale"?  

Se non si muoverà con cautela dentro i confini stessi del Regno, dando voce ai governi “devolved” di Scozia, Irlanda del Nord e Galles prima di negoziare l’uscita dall’Unione europea, il Primo Ministro Theresa May rischia di innescare una “full-blown constitutional crisis”, una crisi istituzionale di ampia portata che può mettere a serio rischio l’unità del Regno Unito. 
E' questo quel che emerge dal report rilasciato nelle scorse ore dall'IFG, think tank indipendente con molto seguito tra i decisori politici d'oltremanica.

Londra e i tre governi usciti dal referendum del 1997 "hanno oggi idee molto diverse sul futuro dell'Unione come su qualsiasi altra cosa", si legge nel documento.
Che usa la metafora zoologica per descrivere la minaccia che grava sull'architettura costituzionale britannica: "come di fronte a un cane che avanza sulle zampe di dietro, dovremmo stupirci già soltanto se i quattro governi troveranno il modo di avviare i primi passi sul terreno di un lavoro comune, piuttosto che mettere in dubbio la loro capacità portare a termine il compito."
La posta, in ogni caso, è alta.

 Perché "se si rivelerà impossibile trovare una mediazione e il cane inciampa dopo i primi tentativi, il risultato potrebbe essere una profonda rottura delle relazioni tra i quattro governi (e le nazioni) che costituiscono il Regno Unito."

Le contromosse di Downing Street

Il rischio di un collasso istituzionale, dunque, per quanto non ancora all'ordine del giorno nell'immediato, c'è eccome.
Ed è per questo che May, che ha in calendario già per oggi una riunione con il primo ministro Nicola Sturgeon e gli analoghi gallese e irlandese Carwyn Jones e Arlene Foster, ha ribadito a più riprese nei giorni scorsi la sua disponibilità ad intensificare i colloqui con i partner interni e lanciato messaggi nel segno dell'unità.
"L'unione tra noi è stata la pietra angolare della nostra prosperità nel passato, ed è assolutamente vitale per il nostro successo nel futuro."ha detto la May.
E su un piano strettamente giuridico, d'altra parte, il governo inglese non avrebbe alcun obbligo di consultazione nei confronti dei Parlamenti e dei Governi soggetti alla Corona inglese, che hanno competenza formalmente solo per questioni locali.
Ben diverso è invece il discorso per ciò che riguarda l’opportunità politica di un coinvolgimento dei stati “soggetti” all’autorità della corona nei processi decisionali che condurranno all’innesco dell’articolo 50 del trattato dell’Unione.
Scozia e Irlanda hanno votato in maggioranza contro la Brexit, e le amministrazioni dei tre insistono sulla pretesa di mantenere una linea che consenta di continuare a beneficiare della partecipazione al mercato unico europeo.

Ignorare dunque le preoccupazioni di Edimburgo e degli irlandesi e sottovalutare le nuove scosse nazionalistiche sarebbe dimostrazione, sostiene l’Istituto, di una “strategia sconsiderata”. 

Il pericolo scozzese

Allo stato attuale, niente fa comunque pensare che quello del primo ministro May sarà un compito facile.
I leader di Galles e Scozia hanno espressamente preteso rassicurazioni che l'articolo 50 non sarà sbloccato prima che si raggiunga un accordo, che vorrebbero si votasse in tutti e quattro i parlamenti. 
E nel frattempo, continua ad aleggiare lo spettro di un nuovo referendum scozzese per l'indipendenza.

A riaccendere ultimamente le preoccupazioni le affermazioni della scozzese Sturgeon, che ha paventato l’ipotesi di un nuovo voto per l’indipendenza qualora i termini dell’accorso coi partner europei dovesse rivelarsi dannoso per la Scozia.
Per Sturgeon, non è "accettabile" che Downing Street possa limitarsi a "consultare" la Scozia e gli altri.
"Dobbiamo essere messi" ha detto il primo ministro scozzese, "nelle condizioni di fornire un significativo contributo nel processo decisionale e nella formazione della posizione da assumere nei negoziati". Altrimenti,è la minaccia, sul terreno ci sono "tutte le opzioni possibili". 


Fonte: News Trend Online

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