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mercoledì 19 ottobre 2016

Nuove ipotesi di scenario per i mercati


Nelle ultime settimane i mercati azionari, soprattutto quelli americani, hanno mostrato un incremento della volatilità rispetto alla media recente, e un apparente indebolirsi della spinta rialzista che ha caratterizzato gli ultimi anni. Mai come adesso ci troviamo in una fase decisiva per il destino del sistema economico e dei mercati non solo per i prossimi mesi, ma per i prossimi anni.
Vediamo di visualizzare tutte le forze in campo che spingono i prezzi al rialzo e al ribasso.
In questa fase sono motivi di impatto ribassista per i mercati azionari:
  1. il rialzo dei tassi e l'orientamento ormai restrittivo della Fed;
  2. il rischio geopolitico alto e in aumento;
  3. la crescita economica bassa in Eurozona;
  4. il debito elevato e non sostenibile di molti paesi;
  5. la situazione problematica del sistema bancario.
Restano motivi di impatto rialzista per i mercati azionari:
  1. il QE e l'orientamento espansivo della BCE;
  2. la crescita economica forte negli USA;
  3. il rimbalzo in essere del prezzo del petrolio.
Ovviamente il miglioramento nell'ambito di un motivo ribassista determina un rialzo dei mercati azionari, così come il peggioramento nell'ambito di un motivo rialzista determina un ribasso.

Il focus in questa fase è anche sulle elezioni presidenziali americane di novembre per la Casa Bianca e sul referendum italiano di dicembre.

Ciclo economico e di politica monetaria

Le due economie occidentali di riferimento (quella Usa e quella di Eurozona) evidenziano da anni una condizione di decoupling, con differenze radicali di ciclo economico e soprattutto di politica monetaria.
Mentre la Fed si disimpegna progressivamente da una politica monetaria espansiva durata anni, in Eurozona la BCE, sollecitata da un quadro generale lontano dagli obiettivi, continua a metterne in campo gli strumenti convenzionali e non convenzionali.

La politica monetaria della Fed rimane espansiva, con bias (orientamento) restrittivo. La politica monetaria della BCE è fortemente espansiva, con bias espansivo.
La politica monetaria della Fed rimane espansiva, con bias restrittivo.
La politica monetaria della BCE è fortemente espansiva, con bias espansivo.

La crescita americana

Continua la ripresa dell'economia americana che nel 2016 vede una leggera battuta d'arresto nel suo ritmo di incremento.

L'apporto alla crescita della spesa per consumi, nonostante quanto si dice, ha sempre mantenuto e mantiene nei dati annuali la sua forza. Ciò che è venuto meno nel 2016 è l'apporto degli investimenti privati e delle esportazioni. Le attese di inflazione si sono ormai posizionate stabilmente al rialzo, e anche la dinamica occupazionale è in costante miglioramento; continua la ripresa del mercato immobiliare; aumenta il debito e aumenta il rapporto debito/PIL.
Impatto rialzista sui mercati azionari.

La crescita in Eurozona

L'orientamento ultra-espansivo della BCE sostiene il quadro economico e i mercati azionari del vecchio continente.

La stabilizzazione della ripresa nell'Eurozona in aggregato è lenta ma costante, sebbene ancora ben al di sotto dal potenziale. Alcune regioni del sud rimangono ancora impantanate in situazioni negative.
Impatto ribassista sui mercati azionari.

La politica monetaria e il rialzo dei tassi della Fed

La Fed ha alzato i tassi nel dicembre 2015 per la prima volta dal 2006.
Il Fed Funds Rate è ora compreso nel corridoio 0,25- 0,50%. Nei piani della Banca centrale americana l'inizio del rialzo dei tassi era subordinato al raggiungimento di due obiettivi: il target iniziale di disoccupazione al 6% e di inflazione vicina ma inferiore al 2%. Il target sulla disoccupazione è stato ampiamente raggiunto già da mesi, e siamo ora con l'ultima rilevazione mensile di settembre al 5% (ma aveva raggiunto anche il 4,7% in maggio).

Per quanto riguarda l'inflazione, i dati A/A per il 2017 e 2018 espongono un consenso pari al 2,2%. In entrambi i casi il target è stato raggiunto, per cui si può dire che negli Stati Uniti non ci sono più i motivi tecnici per mantenere tassi vicino allo zero. È dunque presumibile che prosegua, sebbene lentamente, il ciclo di rialzi iniziato nel dicembre 2015, con un secondo rialzo in dicembre 2016, oppure in marzo 2017, per un totale di due rialzi entro fine 2017.

Ciclo globale e tassi di riferimento

Il contesto globale migliora ma non brilla, anche per l'influenza negativa di Eurozona, che invece rimane impantanata e si dibatte in una fase complessa e prolungata della crisi, perché originata dal contesto temibile della stagnazione secolare.
Ecco perché il ciclo di rialzo dei tassi americani sarà meno forte di quanto sarebbe stato in condizioni normali, e anche il livello a cui immaginiamo il Fed Funds Rate fra quattro anni non supera il 3%.

I tassi di Eurozona resteranno ai livelli attuali ancora molto a lungo.

Il settore bancario

Il basso livello dei tassi continuerà a tenere il settore bancario sotto pressione, comprimendo la redditività e la marginalità dell'attività creditizia, mentre il peggioramento del quadro economico, diminuendo la solvibilità di clienti privati e aziende, ne aumenta anche il rischio.
L'elevato ammontare dei crediti in sofferenza (non performing loans) si trasforma per le banche in accantonamenti e perdite deprimendo ulteriormente gli utili, penalizzando l'intero settore e creando situazioni di instabilità in varie banche del vecchio continente e non solo.

Deutsche Bank

Da questo punto di vista merita una riflessione il caso Deutsche Bank.

Il cumulo di notizie negative che emerge in questa fase affossa il titolo, penalizza il listino tedesco e il settore bancario in genere. Non crediamo che Deutsche Bank sia messa peggio o abbia fatto cose peggiori di tante altre grosse banche, così come nello stesso modo non erano del tutto vere le accuse di qualche tempo fa a Volkswagen.
Ai piani alti del potere vero non piacciono l'efficienza della Germania, la sua capacità di essere veramente leader per un'Europa ormai allo sbando finanziario, ideologico e culturale, destinataria di flussi migratori non graditi agli europei ma voluti dall'alto come rimedio al problema serissimo del calo demografico, e territorio di conquista per una certa superpotenza: e invece la Germania mostra una sua indipendenza politica, dialoga con l'altra superpotenza, si oppone ai flussi migratori, e tutto questo in alto non piace affatto.

Ecco perché questo continuo attacco mediatico e finanziario contro la Germania.
I problemi certamente ci sono, ma è ancora improbabile uno scenario di insolvenza della grande banca sistemica tedesca.

La politica monetaria della BCE e le ipotesi di tapering

Il sistema economico-finanziario occidentale, soprattutto di Eurozona, da almeno 10 anni mantiene la sua stabilità solo grazie al massiccio e continuo intervento delle banche centrali nelle loro attività di politica monetaria espansiva convenzionale (tassi vicini allo zero e massima espansione della massa monetaria) e non convenzionale (misure di quantitative easing).
La Fed ha concluso da tempo la sua fase di massima espansione e si sta muovendo, come detto, verso un orientamento di politica monetaria restrittiva.

Le ha dato il cambio, in un'ideale staffetta di politica monetaria, la BCE, che si trova ora nella fase di massimo sforzo. In realtà il QE della BCE dovrebbe finire ufficialmente, secondo gli annunci iniziali, a fine marzo 2017. Ma è bastato che un osservatore ricordasse questo dettaglio, tuttora non smentito da comunicazioni diverse, per scatenare ondate di vendite sui mercati azionari.
Pensiamo che il QE della BCE continuerà ancora per molti mesi, forse anni, e comunque fino a quando non saranno raggiunti i target di inflazione dichiarati (la BCE vuole un tasso di inflazione vicino ma inferiore al 2%), ma anche di disoccupazione e crescita vicino al potenziale (non dichiarati).
Anzi, la BCE potrebbe ricalibrare nelle prossime riunioni la durata, l'intensità e/o la qualità del suo QE, ad esempio prorogandone la scadenza di altri 6 mesi, aumentando la base dei titoli oggetto di acquisto, o decidendo ulteriori tagli dei tassi, magari del tasso di deposito overnight, ora già negativo a -0,40% (ma Draghi ha precisato che la BCE non prevede di abbassare ancora i tassi, a meno di modificazioni radicali e negative nel quadro macro).
Impatto rialzista di breve termine per i mercati azionari; impatto pressoché nullo nel medio termine.

Impatto ribassista di breve e medio termine per EUR-USD.

Elezioni americane

Sono ormai gli ultimi giorni del serrato confronto elettorale per la Casa Bianca fra la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump. La logica generale vuole che una vittoria della Clinton sia considerata dai mercati più conservativa, e dunque possa generare una spinta rialzista, a differenza di una vittoria del suo avversario, che potrebbe innescare una fase di ribasso per i timori delle sue derive protezionistiche.

I due dibattiti televisivi finora svolti sono stati vinti dalla Clinton. Trump piace a una larga fetta dell'elettorato, che lo vede come un elemento di rottura con il passato, tuttavia, nel duro scontro elettorale senza esclusione di colpi fra i due contendenti, sono emersi dettagli molto negativi sulla sua figura, e addirittura un'ala del partito repubblicano minaccia di non appoggiarlo al voto.
Rimane dunque la convinzione che il nuovo presidente sarà Hillary Clinton. In questo modo tutto resterà invariato, compresa la politica monetaria della Fed, e il suo piano di rialzo dei tassi: anche la presidente Yellen avrà in questo modo una implicita conferma del mandato alla scadenza.

Questa sarebbe la soluzione meno sgradita ai mercati.
Impatto rialzista di breve termine sui me Fonte: News Trend Online

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