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venerdì 28 ottobre 2016

Nella legge di bilancio spuntano aumenti automatici: ma le clausole di salvaguardia non erano abolite?

Renzi
Matteo Renzi REUTERS/Tony Gentile
A volte ritornano. E in questo caso la loro assenza non ha avuto nemmeno il tempo di farsi sentire. La legge di riforma del bilancio dello Stato ha introdotto il divieto di utilizzare le clausole di salvaguardia, usate a piene mani per mettere al sicuro le manovre economiche del Governo, ma anche porre una pesante ipoteca sul futuro del Paese. La legge di bilancio 2016, quindi, è la prima manovra del Governo dell’era post-clausole di salvaguardia. O così almeno dovrebbe essere.
A quanto pare, infatti, la manovra è corredata da un’altra bella clausola di salvaguardia posta a garanzia del gettito atteso dalla voluntary disclosure. Se quel tesoretto da 1,6 miliardi di euro non dovesse arrivare, già a settembre 2017 scatteranno aumenti automatici di IVA e accise su benzina, tabacchi e alcolici. Il Governo Renzi, sapendo che Bruxelles avrebbe storto il naso di fronte ad oltre il 50% delle coperture della manovra con elementi una tantum, ha pensato bene di mettere una clausola di salvaguardia a garanzia del gettito atteso. Peccato che così facendo contraddica sé stesso e la legge di riforma del bilancio dello Stato che prevede l’abolizione di questo strumento.
La mossa, infatti, ha già scatenato gli animi e fonti parlamentari dicono che la manovra, con la clausola di salvaguardia, non potrà passare l’esame del Parlamento. La strada per l’approvazione della manovra per il 2017 sembra tutt’altro che in discesa.
Riforma del bilancio dello Stato e clausole di salvaguardia
A luglio scorso il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge di riforma del bilancio dello Stato. Tra le numerose novità, la più pubblicizzata è stata l’abolizione delle famigerate “clausole di salvaguardia“, cioè gli aumenti automatici di imposte inseriti nelle ultime leggi di Stabilità per garantire all’UE il raggiungimento degli obiettivi di bilancio previsti.
In pratica, l’eventuale buco creato nella manovra a causa di entrate previste e mai arrivate dovrebbe essere colmato senza aumenti automatici di tasse sui cittadini. La riforma prevede che la risorse mancanti debbano essere reperite tramite tagli ai finanziamenti al Ministero competente, cioè quello che ha stimato le entrate mai arrivate. E se questo non dovesse essere sufficiente, allora deve intervenire il Governo con un decreto del Consiglio dei Ministri che indichi come trovare quelle risorse. Nessun aumento automatico di IVA o accise, quindi, ma una presa di responsabilità dei ministeri e di Palazzo Chigi di fronte ad errori di valutazione. Questa è la principale novità contenuta nella legge di riforma del bilancio dello Stato tanto sbandierata dal Governo nei mesi scorsi.
Legge di bilancio e clausole di salvaguardia
La manovra per il 2017 vale oltre 27 miliardi di euro. Di questi, 15 miliardi vanno a disinnescare le clausole di salvaguardia che altrimenti sarebbero scattate a partire dal primo gennaio 2017 con l’aumento automatico dell’IVA (dal 10 al 13% e dal 22 al 24%).
Lo strumento delle clausole di salvaguardia negli anni passati è stato usato e abusato da tutti i Governi. Le manovre economiche che troppo spesso in Italia fanno affidamento su coperture una tantum sono state messe in sicurezza con le clausole di salvaguardia utili anche ad assicurare il via libera alla manovra da parte della Commissione europea, che chiede coperture economiche strutturali e certe.
Oltre la metà delle coperture economiche della legge di bilancio 2017 sono una tantum, derivano da operazioni non replicabili oppure sono incerte nel gettito recuperabile: tra queste la voluntary disclosure, la rottamazione delle cartelle di Equitalia, la lotta all'evasione e l’asta delle frequenze 5G. In particolare, il Governo prevede di recuperare 1,6 miliardi di euro dalla seconda tranche di voluntary disclosure. Ma nella bozza di legge di bilancio che dovrebbe approdare a breve in Parlamento questo capitolo di entrate è messo in sicurezza grazie ad una clausola di salvaguardia che prevede aumenti automatici di IVA e accise su benzina, tabacchi e alcolici per la metà dell’importo, circa 800 milioni. L’altra metà del divario, invece, come previsto dalla nuova legge sarà coperto dai tagli al ministero. La clausola di salvaguardia, inserita per mettere a tacere le lamentele di Bruxelles sulle coperture economiche, però, difficilmente riuscirà a superare l’esame parlamentare.
Se il Parlamento rispedirà al mittente la norma, in aperta contraddizione con la legge di riforma del bilancio dello Stato, il Governo dovrà trovare un’altra strada per mettere al riparo la manovra dalle critiche di Bruxelles.
Comunque vada, l’Odissea italiana delle clausole di salvaguardia non finirà a breve. La manovra di quest’anno disinnesca gli aumenti automatici di IVA e accise previsti per il gennaio 2017, ma lascia lì dove sono le clausole pronte ad entrare in azione nel 2018 e nel 2019: si tratta di circa 19 miliardi di euro di rincari all’annoAl netto dell’ultima arrivata, quindi le clausole di salvaguardia continueranno ad accompagnarci fino alla legge di bilancio per il 2019. Almeno.

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