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mercoledì 19 ottobre 2016

Migliora il quadro tecnico in Europa, e sui bonds


Il tono loffio osservato in chiusura a Wall Street contrasta alquanto con quello brillante osservato stanotte in Asia.
A caccia di una spiegazione, gli operatori hanno additato l’indebolimento del $, seguito ai  commenti di Fischer ieri sera (peraltro non particolarmente accomodanti a mio parere).
Personalmente, la giudico una spiegazione per lo meno parziale. La verità è che a trainare l’area sono stati, per una volta gli indici cinesi, mentre il resto dell’area ha mostrato variazioni assai meno brillanti (l’India  ha accelerato solo durante la mattinata europea).
Difficile dire cosa abbia allettato Shanghai e Hong Kong.

E’ un fatto che il settore gaming è rimbalzato, quando è emerso che arresti ai casinò non sono cosi infrequenti in Cina. Similmente in recupero i settori immobiliari, recentemente colpiti dal varo di alcune misure locali contro la speculazione in terreni ed edilizia. I malpensanti sosterranno che qualcuno disponeva di indiscrezioni sugli aggregati monetari di settembre, usciti poi alle 9 ora italiana.
Contrariamente ai timori alimentati dal rinvio della pubblicazione, sia new loans che aggregate financing hanno superato di parecchio le stime  (rispettivamente 1.22 trln yuan da 950 bln e vs attese per 1 trln e addirittura 1.72 trln da 1.470 e vs attese per 1.39 trln).
In altre parole ancora non si può certo parlare di stretta creditizia, sebbene M1 abbia marginalmente rallentato.

Particolarmente elevati i prestiti a medio lungo termine, dei quali molti dovrebbero essere mutui, una conferma, se ce ne fosse stato bisogno, di dove sta andando il grosso del credito erogato, ovvero ad alimentare il surriscaldamento dell’immobiliare nei centri urbani. Di questo passo, è probabile che verranno prese misure calmieratrici a livello centrale.
Intanto vediamo come sono i dati in uscita stanotte (Produz.
industriale, retail sales e investimenti di settembre e GDP del terzo trimestre).
Le borse europee non sono state affatto pigre nel raccogliere il testimone del sentiment positivo, scattando dai blocchi per raggiungere rapidamente progressi superiori al punto percentuale. A guidare il movimento, come di recente, i finanziari, in generale supportati dal cambio di trend sui tassi, e in particolare dal cambio di newsflow sulle banche italiane, dove improvvisamente le fusioni vanno in porto, e i piani per il Montepaschi (+13% l’azione e in domanda i subordinati) rivaleggiano (Passera vs JPMorgan).
Certo, ad essere pignoli, si potrebbe osservare che, dalla lending survey ECB, emerge che i credit standards riportati dalle banche europee sui prestiti alle aziende nel terzo trimestre sono rimasti stabili (prima volta da Q1 2014) mentre nel quarto gli istituti si attendono un inasprimento.

Dal punto di vista geografico il quadro sugli standards è peggiorato sopratutto in Italia, e anche in Francia. In aumento la domanda di loans, ma a un ritmo inferiore al secondo trimestre. Food for thought per l’ECB giovedi, ma non se ne trova traccia nella price action odierna, dove sembra far premio il posizionamento scarico sul settore, dopo mesi di massacro.
Un altro esempio di posizionamento che fa premio sulle news lo abbiamo avuto in UK, dove il CPI di settembre è uscito superiore alle attese sia come headline (+0.2% da prec +0.3% e vs attese per +0.1%) che core (1.5% anno su anno, da 1.3% e vs attese per +1.4%).

Controintuitivamente i tassi sono scesi (10y gilt -4 bp a 1.07%) e la sterlina ha messo a segno il rimbalzo più robusto da oltre un mese. D’altronde, sul report settimanale CFTC il posizionamento corto speculativo sul Pound è tornato a livelli record ( e, devo dire è cresciuto anche quello sull’€, pur restando su territori ampiamente esplorati).
In accelerazione anche il CPI US a settembre (+0.3% da prec +0.2% in linea con attese) anche se il dato core (0.1% da 0.3% e vs attese per 0.2%) ha leggermente deluso.

I bonds in US ed Europa ne hanno approfittato per recuperare ulteriore terreno, a loro volta aiutati da un positioning prudente. Uno sguardo ai grafici sembra indicare che il rimbalzo potrebbe avere un po’ di fiato, assenti sorprese macroeconomiche e/o di politica monetaria (giovedi c’è l’ECB).
Ad esempio il grafico del bund mostra un “hammer” seguito da follow through di oggi.
La modesta correzione dei rendimenti non ha tolto vigore al rally dei finanziari sulle 2 sponde dell’oceano, e in generale agli indici. La seduta si è quindi chiusa estremamente bene per gli indici europei, mentre Wall Street sale, ma con meno entusiasmo, alla luce della perdurante forza del dollaro, che a fine giornata europea torna sotto 1,10 vs euro e in generale lascia sul terreno briciole (quasi interamente dovute al rimbalzo della sterlina).
Il movimento odierno riapre il discorso tecnico sull’Europa: l’Eurostoxx è tornato al cospetto della resistenza in area 3050, che ha contenuto più di un assalto nell’ultimo mese.

A corroborare il caso rialzista vi è l’evidenza empirica di una price action indubbiamente costruttiva: a fronte di un newsflow non esaltante, nell’ultimo periodo gli indici europei impiegano più giorni per perdere quanto recuperano poi nello spazio di ore, un chiaro sintomo di un mercato che fatica a scendere.
Perchè il quadro torni rialzista serve un superamento di 3050, confermato da una chiusura sopra 3100, massimo di inizio settembre. Il caveat è che al movimento ha contribuito il significativo indebolimento dell’€.
Meno rosea la situazione sull’S&P, che in questa fase mostra eguale impeto in salite e discese, e risulta ancora ben contenuto al rialzo dalla resistenza in area 2170, rafforzata dalle 2 medie mobili a 20 e 50 giorni, e con la rottura ribassista del triangolo a dare direzionalità.

Qui la tendenza resta moderatamente ribassista, per quanto la strettezza del range richieda ben poco per modificarlo.
I diversi umori sulle 2 sponde dell’atlantico mi hanno indotto ad andare a riesaminare il quadro relativo tra i 2 mercati. Il ratio tra S&P 500 ed Eurostoxx sembra pronto a correggere almeno parte del rally fatto quando l’€ ha smesso di scendere, il settore bancario europeo ha iniziato la sua crisi, e l’Eurozone si è infilata ne tunnel Grecia, Volkswagen, gaffe ECB, Brexit.
Purtroppo, come si nota dal grafico in fondo, la performance dell’€/$ spiega parecchio della performance relativa tra i 2 mercati (l’unico periodo in controtendenza è quello della Brexit, in cui il mercato ha ugualmente penalizzato assets europei e divisa unica.

L’evidenza empirica sembra confermare quanto sembra sensato anche dal punto di vista macroeconomico: la debolezza dell’€ è tra i principali fattori di un recupero di competitività delle aziende europee.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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