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lunedì 3 ottobre 2016

L'ultimo guaio di Trump


Altri guai per Trump. Questa volta più che clamorose gaffe potrebbero rivelarsi intoppi veri e propri con la giustizia fiscale.

Tasse: evase legalmente per 15 anni. O più

Da tempo, infatti, uno dei punti deboli della campagna del magnate statunitense per arrivare alla Presidenza, è stato il suo rapporto con le tasse.
Nello specifico a condannarlo è stata la sua riluttanza a rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi. Ma non solo quello a quanto pare. Voci di stampa pubblicate dal Nyt “vantano” la sua abilità nell'evitare il Fisco federale per 18 anni riuscendo a sfruttare un escamotage: gonfiare il proprio patrimonio tagliando al massimo il reddito approfittando del fatto che le leggi Usa tassano il secondo e non il primo.

Scendendo nei particolari tecnici, Trump ha denunciato perdite per oltre 900 milioni di dollari sui suoi casinò e su alcuni hotel ed altri investimenti in modo da potersi avvantaggiare di una detrazione fiscale concessa in caso di passivi. Un particolare non indifferente è anche questo: i documenti in mano alla testata statunitense sono stati riconosciuti come copie potenzialmente autentiche da Jack Mitnick, avvocato e gestore fiscale del tycoon durante l'arco di tempo che va dalla metà degli anni 60 alla metà degli anni 90.

Non solo tasse... 

Il plico arrivato alla redazione del Nyt attraverso la posta, è stato spedito, a quanto pare, da uno o più componenti dell'entourage di Trump visto che l'indirizzo del mittente sulla busta è proprio quello della Trump Tower.

Come se ciò non bastasse adesso arrivano anche le prove di alcuni suoi rapporti tra il 1998 e il 2003 con una banca iraniana, la Bank Melli, presente nella lista nera internazionale perché legata al terrorismo e soprattutto all'attività portata avanti da Tehera per procurarsi materiale nucleare sensibile., Successivamente, tra il 2002 e il 2006 la stessa banca finanziò, secondole autorità Usa, alcuni attacchi terroristici.
A svelarlo, questa volta è Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi, la stessa che si occupò di svelare i retroscena dei Panama Papers. Questa accusa arriva all'indomani della precedente riguardante i suoi rapporti commerciali con Cuba durante l'embargo: il 29 settembre, infatti, il candidato repubblicano fu accusato di aver investito a L'Avana nonostante il divieto.

Erano gli anni '90, periodo in cui l'embargo storico contro l'isola di Castro era ancora in vigore.
Fonte: News Trend Online

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