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lunedì 3 ottobre 2016

L’inflazione cresce in Europa. Dati positivi per l’Italia


Inflazione pronta a crescere in Europa. Stando alle stime pubblicate da Eurostat, dovrebbe essere in salita dello 0,4% su base tendenziale, nel mese di settembre, dopo il +0,2% del mese precedente. Il dato risulta in linea con le stime degli analisti che erano per un +0,4%. Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'inflazione core sale a +0,5% (da +0,4% di agosto).
I prezzi dell'energia sono calati del 3%. Ad agosto il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 10,1% rispetto al mese di luglio.
In Italia, invece, a settembre 2016, le stime preliminari indicano per l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività una diminuzione dello 0,2% su base mensile e un aumento dello 0,1% rispetto a settembre 2015 (era -0,1% ad agosto).

Dopo sette mesi consecutivi di diminuzioni tendenziali, i prezzi al consumo tornano a crescere seppur di poco. Questa inversione di tendenza è dovuta principalmente al marcato ridimensionamento della flessione dei prezzi dei Beni energetici sia non regolamentati (-2,7%, da -7,0% di agosto) sia regolamentati (-4,1%, da -5,9%) e, in misura minore, alla ripresa della crescita tendenziale dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+1,1%; la variazione era nulla il mese precedente).
Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'inflazione di fondo sale a +0,5% (da +0,4% di agosto); al netto dei soli beni energetici si attesta a +0,5% registrando, rispetto al mese precedente (+0,6%), un rallentamento di lieve entità.

L'inflazione acquisita per il 2016 risulta pari a -0,1% (era nulla il mese precedente).
Rispetto a settembre 2015, i prezzi dei beni fanno registrare una flessione pari a -0,2% (era -0,5% ad agosto), mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi scende a +0,4% (da +0,5% del mese precedente).
Di conseguenza, rispetto ad agosto 2016, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si riduce di quattro decimi di punto percentuale.
La diminuzione su base mensile dell'indice generale dei prezzi al consumo è principalmente ascrivibile ai cali congiunturali, in larga parte dovuti a fattori stagionali, dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-3,0%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,9%).
I dati Istat sono positivi, ma più dal punto di vista ‘aritmetico’ che reale.

L’uscita dalla deflazione a settembre appare infatti trainata più dal ridimensionamento del calo dei beni energetici che da un moto di sostanziale ripresa dell’economia. Un eventuale recupero dei prezzi di gas e carburanti, inoltre, potrebbe incidere negativamente sulla spesa delle famiglie, ridimensionando la già debole ripartenza dei consumi e del Pil dicono dall’Ufficio Economico Confesercenti.
La mini-risalita dell’indice di inflazione a settembre – continua l’Ufficio Economico – potrebbe comunque non essere sufficiente a chiudere l’anno in territorio positivo: l’inflazione acquisita per il 2016, infatti, è ancora a -0,1%, a dimostrazione della condizione di debolezza in cui permane la nostra economia.

Anche sul fronte del lavoro le notizie sono meno positive di quanto appaiano. L’aumento degli occupati a tempo indeterminato sull’anno è un successo, ma è dovuto in primo luogo agli incentivi che termineranno il prossimo anno. Complessivamente, però, ad aumentare sono soprattutto gli occupati nella fascia d’età dai 50 anni in su: un incremento che sembra essere frutto più dell’innalzamento dell’età pensionabile scattato a gennaio che di un’espansione reale dell’occupazione.

D’altro canto, le stesse stime Istat segnalano la sofferenza delle piccole imprese, che continuano a chiudere e che hanno contribuito alla perdita di oltre 89mila occupati indipendenti in appena un anno.
Autore: Volcharts.com Fonte: News Trend Online

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