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giovedì 13 ottobre 2016

La Scozia rifiuta la Brexit: nuovo referendum per l'indipendenza


Il 23 giugno Londra e con lei tutto il Regno Unito, andava a votare per un referendum che avrebbe poi scosso il mondo, almeno nell'immediato, e che avrebbe avuto conseguenze sul lungo periodo.

La Brexit e il suo futuro

Quello che si apriva, allora, era uno scenario assolutamente mai visto prima, la separazione volontaria di una nazione dall'Unione Europea e per di più di una nazine che dell'Unione era una colonna portante.
Ma il voto che Londra esprimeva era qualcosa che andava (e va) ben oltre il significato politico ed economico. Infatti la distribuzione dei risultati evideniava una discrepanza geografica notevole e motivazioni altrettanto eterogenee. L'esempio più evidente era Londra: capitale cosmopolita per eccellenza, la popolazione della City aveva votato compatta per restare nell'Ue conscia del fatto che la punta di diamante dell'economia urbana, cioè il settore finanziario, avrebbe avuto solo dei problemi nell'abbandonare il mercato libero.

A favore della permanenza era anche la Scozia (il 62% dei suoi abitanti ha votato per restare nell'Ue), zona notoriamente indipendentista la quale, però, ragionava in maniera diversa: le sue motivazioni poggiavano su un assunto di base che risale al referendum per l'indipendenza del 18 settembre 2014, poi perso con il 55% delle preferenze che chiedevano di restare nel Regno Unito, perché lasciare Londra significava uscire dall'Ue con la perdita di tutti i privilegi derivanti.

Il referendum del 23 giugno, perciò, per Edimburgo assumeva le fattezze della beffa: la Scozia, infatti, si trovava all'indomani della consultazione popolare senza i privilegi dell'appartenenza all'Ue e, contemporaneamente, sotto il giogo odiato di Londra.

La beffa per la Scozia

Proprio per questo motivo la premier scozzese Nicola Sturgeon ha annunciato di voler riprovare con la strada dell'indipendenza puntando sul fatto che la situazione geopolitica, rispetto al precedente referendum sull'indipendenza, è cambiata in maniera radicale e che la nazione nella quale due anni fa Edimburgo era disposta a restare, con il dipanarsi della Brexit non sarà più quella: aumento della disoccupazione, crisi del Pil e degli investimenti oltre che debolezza della sterlina e perdita di fiducia da parte degli investitori esteri.

Un progetto di questo tipo sarebbe già sul tavolo, come annunciato Sturgeon al congresso a Glasgow del suo Partito nazionale scozzese (Snp).
Il fatto che la Sturgeon abbia annunciato tutto durante il congresso del partito, ha portato più di un osservatore a ritenere che la proposta abbia più il sapore della propaganda che non della reale volontà politica e che la rappresentante della Scozia voglia ammansire la volontà della May di dar vita a una “Hard Brexit”, un lungo iter di divisione e di rinegoziazione il cui esito, che con ogni probabilità potrebbe arrivare nel 2018, non è invece chiaro nei risvolti per la Scozia stessa. 
Fonte: News Trend Online

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