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martedì 4 ottobre 2016

La maratona del Toro


Questo mercato rialzista che dura da 91 mesi assomiglia ad un parassita di cui sembra che ci si riesca a liberare. Qualsiasi cosa succeda (Brexit, rallentamento della Cina, tassi negativi, crisi del settore bancario in Europa, crisi dei mercati emergenti, bassi prezzi del petrolio, conflitti geopolitici…), sembra sempre e implacabilmente superare tutto e conquistare nuovi massimi storici.
 Con una interessantissima elezione presidenziale Americana in novembre  e un probabile aumento dei tassi da parte della FED dietro l’angolo, i mercati mobiliari mondiali  si trovano di fronte all’ennesimo e sconosciuto campo di battaglia.
Ce la farà il Toro a sopravvivere ancora una volta?

Teorie della relatività

Albert Einstein affermava che tutto è relativo.

Benché questa sia una vecchia citazione, ben si applica però al contesto attuale dei mercati finanziari. Data l’attuale e prolungata tendenza rialzista del mercato azionario e valutazioni indubbiamente alte - l’ MSCI World Index è valutato 22.6 volte i trailing earnings – politiche monetarie accomodanti senza precedenti sembrano aver interrotto relazioni storiche nei mercati finanziari.
Ciò che individualmente sembra una valutazione elevata è niente rispetto all’immensa bolla presente nel mercato dei titoli di stato, con rendimenti medi G7 a 10 anni che si attestano a circa 53 punti base.

In questa prospettiva, le azioni globali (che raggiungono un rendimento del 2.6%) paiono un affare.
I nostri modelli di asset allocation sono ancora lontani dalla maggior parte dei mercati azionari e a nostro parere le azioni – insieme al real estate – sembrano offrire il miglior rapporto rischio-redditività su scala mondiale.
Il rischio maggiore resta definitivamente nei mercati dei titoli di stato.

Pronti al rialzo

Ogni azione produce una reazione.

La bolla nei titoli di stato prodotta dalle banche centrali non esiste se presa individualmente. Da quando i governi hanno aumentato il proprio indebitamento per compensare la debolezza della domanda del settore privato, il settore delle imprese e le famiglie hanno intrapreso un processo pluriennale di riduzione dell’indebitamento che è già terminato negli USA ma che continua in Europa.
Come suggerisce il grafico sottostante circa il rapporto tra indebitamento finanziario netto e EBITDA delle aziende dell’MSCI World, la riduzione della leva finanziaria (deleveraging) si è compiuta nel settore globale delle imprese verso la fine del 2014.

Oggi, i coefficienti di leva delle aziende sono più bassi che nel periodo 1995-2011, che ne segnò il picco.
Al 23 settembre 2016, la probabilità di un rialzo dei tassi americani da parte della FED era del 59%.
Ma nonostante la FED attenda ulteriori dati prima di rialzare i tassi, il mondo è pronto.
L’inflazione americana ha superato il 2% (tranne che nel Core PCE) e l’economia si avvicina alla piena occupazione. Al contempo, il tasso di disoccupazione in Europa sta calando e le aziende europee sono le meno indebitate da vent’anni. Un piccolo aumento dei tassi non comprometterà il settore corporate.

Il valore del voto

L’8 novembre 2016 potrebbe segnare una svolta nella politica americana se Trump vincesse le elezioni, stabilendo un nuovo corso per il partito Repubblicano e modificando lo status quo.

Il mercato azionario potrebbe inizialmente essere preso dal panico, ma potrebbe anche tornare a ruggire se Trump dovesse varare un grande programma di stimolo fiscale per far ripartire la crescita. Se vincerà Hillary Clinton, avremo più o meno lo stesso effetto, e i mercati azionari ne godranno non perché questa sia necessariamente una migliore prospettiva di lungo periodo ma perché i mercati azionari apprezzano il rischio minore.
Le elezioni presidenziali americane, a prescindere da chi vincerà, porteranno sperabilmente ad una nuova agenda con maggiore impulso dal lato fiscale, di cui vi è disperato bisogno in un momento in cui il mondo sta combattendo contro la scarsa crescita della produttività e la domanda debole.
Non vi è alcuna certezza storica che i mercati azionari si comportino in modo diverso a seconda di chi siede alla Casa Bianca.

Tutto fumo e niente arrosto. Ma una cosa sembra certa: Trump o Clinton, il settore farmaceutico avrà grossi problemi con maggiori controlli sui prezzi dei medicinali e l’inflazione galoppante nella spesa medica che gli USA hanno subìto negli ultimi trent’anni. Se vince Trump, è probabile che i mercati finanziari svendano mentre una vittoria della Clinton potrebbe portare a reazioni più positive semplicemente perché lei rappresenta l’establishment.

Gli utili devono tornare a ripresentarsi

Con i mercati azionari mondiali in recessione (due sessioni di risultati trimestrali con crescita negativa degli utili delle società quotate) gli investitori vogliono vedere una virata al meglio.

 Gli analisti finanziari prevedono una forte crescita dell’EPS a toccare il 35% nei prossimi 12 mesi, con i prezzi del petrolio che non faranno più da freno e con la stabilizzazione del dollaro, ponderato su base commerciale.
Tra le S&P 500, le aspettative di crescita dell’EPS nei prossimi 12 mesi si attestano ad un più modesto 17%.
Gli utili per azione del MSCI World sono scesi almeno del 20% rispetto al picco di fine 2014, prima del crollo del petrolio.

Mentre gran parte del declino è spiegabile con prezzi del petrolio più bassi e USD più forte, questo ha anche contribuito a gonfiare i prezzi delle azioni.
Nel breve periodo questo non costituirà un problema, ma bisognerà attendere un auspicabile rimbalzo degli utili sia nel Q3 che nel Q4, altrimenti si produrrà un sostanziale declino dei  multipli di valutazione nei mercati azionari mondiali.

Come negoziare azioni in Q4?

Varchiamo la soglia del Q4 con cautela, ma diamo atto che il nostro modello di trend mostra segnali di lungo nella maggior parte dei mercati azionari ad eccezione dello S&P/ASX 200 Index.

Con gli eventi in arrivo, i trader dovranno stare all’erta. Nel Q4 raccomandiamo posizioni azionarie lunghe nette, ma gli investitori dovranno essere pronti alla flessibilità.
Basandoci sulle recenti modifiche nella comunicazione dalla BCE e dalla Bank of Japan, scommettiamo pesantemente sull’assicurativo europeo, visto che la diminuzione della pressione e l’appiattimento della curva dei rendimenti dovrebbero essere finiti.
Le nostre principali scommesse nel lungo sono Aegon (AGN:xmas) e Generali (GASI:xmil).
Manteniamo anche le nostre posizioni strategiche di lungo in Amazon (AMZN:xnas) e Facebook (FB:xnas) poiché riteniamo che entrambe le aziende saranno ancora in grado di sorprenderci nonostante le aspettative.
Twitter (TWTR:xnys) è stata a lungo una causa persa, ma una recentissima tendenza sta iniziando a produrre risultati, con i recenti  NFL live feeds che si sono dimostrati un particolare e notevole successo.

I fondamentali dell’azienda sono radicalmente migliorati e scommettiamo che se l’azienda venisse acquistata lo sarebbe ad un prezzo vertiginoso.
L’attività manifatturiera cinese è aumentata in maniera significativa da settembre 2015, come indicato dal Li Keqiang Index che rileva i tassi di crescita annuali di consumi elettrici, volume dei carichi trasportati via ferrovia e prestiti richiesti alle banche principali.
I tassi di crescita annuale y/y dell’indice hanno raggiunto il 9% nell’agosto 2016 dall’1,2% del settembre 2015.

Questo ha comportato una ripresa delle azioni dei mercati emergenti, compagnie minerarie e in ultimo del Baltic Dry Index.
Noi interpretiamo la crescita cinese attraverso posizioni di lungo di Glencore (GLEN:xlon) e Golden Ocean Group (GOGL:xosl).
Di Peter Garnry, Head of Equity Strategy in Saxo Bank
Autore: Saxobank Fonte: News Trend Online

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