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giovedì 20 ottobre 2016

La Bce sgambetta i poveri?

Togliere ai poveri per dare ai ricchi. Il sogno di Superciuk (uno degli arcinemici del Gruppo TNT creato dal disegnatore Max Bunker per il fumetto Alan Ford) è stato realizzato dalle Banche centrali. Compresa quella europea. A suggerirlo non è la solita propaganda populista, ma uno studio della Bank for International Settlement (BIS, la più antica istituzione finanziaria internazionale, che ha lo scopo di promuovere la cooperazione fra gli istituti di politica monetaria) che individua nelle manovre di allentamento (Quantitative easing o Qe) una delle cause principali delle crescenti differenze fra chi ha di più e chi possiede di meno nei paesi sviluppati.
Più Qe uguale più disuguaglianze
Il report, firmato dagli analisti Dietrich Domansky, Michela Scatigna e Anna Zabai, prende in esame l’evoluzione delle disuguaglianze di ricchezza soprattutto in Francia, Germania, Italia e Spagna (ma allarga l’orizzonte anche a Regno Unito e Usa) a partire dalla crisi finanziaria mondiale del 2007. La conclusione è che l’intervento delle Banche centrali per ridare fiato alle economie nelle aree developed si è tradotta soprattutto in un apprezzamento degli asset di Borsa rendendo più ricche le persone che già avevano soldi (tipicamente quelle che di solito investono) e che meno erano state colpite dalla crisi.
In questo senso l’Eurotower ha fatto e sta facendo la sua parte. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) corso dell’ultimo meeting, la Bce (Toronto: BCE.TO - notizie) ha mantenuto invariata la sua politica monetaria, definendola molto accomodante e di supporto al recupero economico della zona (tasso rifinanziamento principale 0%, tasso sui depositi marginali -0,4%, tasso sui prestiti overnight +0,25%, acquisti per 80 miliardi di euro al mese fino a fine marzo 2017 o anche oltre, se necessario, per uno stabile recupero dell'inflazione). 
L’idea della Bis, per quanto intuitiva, scardina uno dei concetti chiave della teoria delle politiche monetarie. “Di solito si dà per scontato che gli interventi delle Banche centrali abbiano un effetto diretto minimo sulla ricchezza delle famiglie”, scrivono gli autori del report. “Questa volta, però, la natura e la durata degli stimoli sono state particolarmente pronunciate”. Sette anni dopo il collasso di Lehman Brothers le Banche centrali sono ancora lì a pompare denaro, soprattutto attraverso l’acquisto di asset considerati pericolosi. Questo diminuisce il premio al rischio e, più in generale, spinge le quotazioni azionarie. “Proprio la rivalutazione dell’equity ha contribuito all’aumento delle disuguaglianze”.
TASSO DI DISUGUAGLIANZA NEI PAESI OCSE (2013/2014)
Politica e Borse
Tutto questo può avere a cascata, un effetto sulle scelte politiche degli stati e sulle decisioni di investimento dei risparmiatori. Uno degli strumenti di misurazione delle disuguaglianze fra ricchi e poveri è l’indice Palma (dal cognome dell’economista cileno che lo ha inventato e ormai utilizzato come misuratore standard delle disuguaglianze da istituzioni come Onu e Ocse).
DISUGUAGLIANZA E POLITICA MONETARIA
“Più aumenta la quantità di moneta in circolazione più l'indice Palma della disuguaglianza tende a crescere”, spiega uno studio di Etf Securities. “L’indice Palma è anche correlato ai voti dei partiti che approfittano delle divergenze per proporre soluzioni restrittive sull'afflusso di persone e sui dazi doganali. In Europa l'ascesa di questi partiti potrebbe elevare il tasso di incertezza e instabilità politica. La quantità di moneta stampata potrebbe quindi avere un effetto distorsivo alle elezioni verso i partiti non-liberali o meglio populisti come definiti da autorevoli politologi. Uno scenario di questo genere potrebbe indurre il mercato a investire in azioni difensive, inflation linked bonds, metalli preziosi e infrastrutture”.
Di Marco Caprotti
Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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