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mercoledì 12 ottobre 2016

Il sorpasso spagnolo

Italia e Spagna sono diventati i paesi simbolo della crisi europea dell’ultimo decennio: scoppio della bolla immobiliare, crisi dei titoli di stato con spread alle stelle, difficoltà del sistema bancario, elevata disoccupazione e pericolo deflazione. Non c’è aspetto della crisi finanziaria che non abbia colpito duramente la terza e la quarta economia dell’Eurozona.
Numeri alla mano, la reazione dei due paesi di fronte a questo scenario recessivo è stata però molto diversa: sebbene entrambi abbiano affrontato negli ultimi anni anche grosse difficoltà politiche, l’economia spagnola dà l’impressione di essersi ripresa decisamente meglio.

Lo possono dimostrare sia i dati macroeconomici che i prezzi delle principali asset class.
Mentre il PIL italiano fatica a crescere di qualche decimale (nell’ultimo trimestre è addirittura rimasto fermo al palo), l’economia spagnola nell’ultimo biennio ha avuto al contrario un ritmo di crescita del tutto soddisfacente e il secondo trimestre ha confermato un tasso di crescita superiore al 3% annuo.
Andando di questo passo, il Fondo Monetario Internazionale prevede che già nel 2021 il PIL Pro Capite iberico avrà superato quello italiano.
In questo contesto il livello di disoccupazione in Spagna rimane ancora maggiore rispetto al nostro, ma il mercato del lavoro iberico sembra molto più dinamico: la quota di disoccupati, a differenza di quanto avviene in Italia, è infatti in costante diminuzione da ormai tre anni.
L’andamento dei fondamentali, inevitabilmente, ha effetti anche sui prezzi dei titoli.

E’ così che lo spread italiano, che un anno fa era ancora di poco inferiore all’omologo spagnolo, oggi è superiore di 37 punti base.
Detto in termini di TRES, mentre i Bonos hanno largamente beneficiato della contrazione dei rendimenti vissuta negli ultimi dodici mesi, la remunerazione richiesta da chi ha investito nel BTP nell’ultimo anno è diminuita solo leggermente.
Di recente è anzi tornata a crescere.
L’andamento dei rating sovrani (in miglioramento quello spagnolo, peggiorato rispetto al recente passato quello italiano) non è che una conferma del fatto che oggi il rischio-Italia è percepito in misura maggiore rispetto al rischio-Spagna.
Un’analisi dei mercati azionari (mediamente negativi nel 2016) porta a conclusioni simili: mentre l’indice italiano FTSE Mib da inizio anno lascia sul terreno quasi il 20%, l’IBEX è arretrato “appena” del 6,5%.
Insomma, da un lato abbiamo la storia di un paese che dopo anni difficili è tornato decisamente sulla strada della ripresa e vanta il miglior tasso di crescita tra le grandi economie europee; dall’altro abbiamo un paese che non ha ancora saputo reagire alla crisi, continua a crescere meno rispetto al resto d’Europa e sta gradualmente perdendo posizioni nello scacchiere globale.
La reazione dei mercati, per il momento mitigata dagli interventi della BCE, è come sempre un termometro della realtà che andrebbe tenuto in seria considerazione.
Alla luce di quanto visto, segnaliamo per finire che sia i titoli di stato italiani che quelli spagnoli hanno oggi un rapporto rischio-rendimento poco interessante.

Al di là del differente andamento delle economie nazionali, chi avesse in portafoglio questi titoli può approfittare di questa fase per ridurre la sua esposizione in previsione di un futuro rialzo dei tassi di interesse.
Di Gianni Lupotto
ALFA Consulenza Finanziaria
Autore: ItForum Fonte: News Trend Online

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