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lunedì 17 ottobre 2016

Il piano economico di Trump: poche buone idee e molte cattive



Il discorso di Donald Trump al New York Economic Club è stato molto brillante, potente e cucito con la retorica della "prosperità capitalistica", sparita dalle parole dei politici del GOP sin dai tempi di Jack Kemp.
Abbiamo un'economia sul letto di morte dopo 30 anni di malgoverno da parte delle élite a Wall Street/Washington, ma i notiziari sono ossessionati dalla possibilità che i capelli di Trump siano finti! Il piano economico di Trump, tra l'altro, si propone di tagliare le tasse federali di $4,400 miliardi nei prossimi 10 anni.

Un buon proposito, perché almeno riconosce il principio secondo cui la prosperità capitalistica non può essere rianimata senza diminuire la mano pesante dello stato nell'economia privata.
Inoltre le entrate federali, in base alle proiezioni del CBO, nell'ambito della politica attuale totalizzerebbero i $42,000 miliardi nei prossimi dieci anni.
Quindi questo significa che la riduzione fiscale di Trump non è poi così radicale, ed è in realtà molto più piccola rispetto alla riduzione del 25% incorporata nel taglio delle tasse di Reagan nel 1981.
Ciò che è profondamente deludente nel piano economico semi-coerente di Trump, è la presenza di poche idee buone e molte cattive.
Come dimostrò il grande Dwight D.

Eisenhower nel contesto dei moderni stati sociali, i politici possono procedere con riduzioni fiscali solo dopo che hanno dispensato gli elettori col dolore economico dei tagli di spesa, senza una deroga per il complesso militare/industriale.
A seguito di tali precetti, Ike equilibrò più volte il bilancio; generò un deficit medio inferiore all'1% del PIL durante il suo mandato; ridusse il bilancio della difesa del 33% in termini reali; e presiedè il più forte tasso di crescita economica (circa il 3.3%) rispetto a qualsiasi altro presidente del GOP nel dopoguerra, tra cui anche Ronald Reagan.
Al contrario, la Casa Bianca sotto Reagan — me incluso — ha ceduto alla teoria "dynamic scoring": i grandi tagli alle aliquote dell'imposta sul reddito sarebbero stati in parte compensati da un "riflusso" di entrate.

A quei tempi tale concetto venne espresso in una previsione economica conosciuta come Scenario Ottimista, il quale presumeva che in risposta ai tagli fiscali sul lato dell'offerta, l'economia americana sarebbe balzata in avanti ad un tasso di crescita del PIL reale oltre il 4% l'anno.
Ciò che è successo, invece, è che l'economia degli Stati Uniti finì in recessione e il deficit federale salì al 5% del PIL, un risultato davvero scioccante a quell'epoca in cui la religione fiscale dei vecchi tempi aveva ancora radici all'interno dell'elettorato.

E ci sarebbe stato anche un enorme caos economico se i consiglieri di Gipper — me incluso — non gli avessero consigliato di firmare tre decreti legge con lo scopo di riconquistare circa il 40% della perdita di entrate dovuta ai suoi tagli fiscali.
Allora il debito pubblico crebbe del 250% negli otto anni di presidenza di Reagan.
Purtroppo oggi i politici del GOP ed i loro consulenti economici stendono un velo di amnesia su quanto accaduto, sostenendo che il PIL reale crebbe del 4.5% e che questi risultati erano la prova positiva validante il "dynamic scoring" riguardo i tagli fiscali.
Peggio ancora, sembrano aver convinto Donald Trump di questa storia fallace perché è stata incorporata nei suoi discorsi economici.

Vale a dire, Trump ha dichiarato che $2,600 miliardi, o il 60% della perdita di entrate per il suo taglio delle tasse, potrebbero essere recuperati dal presunto 4% di crescita economica.
E senza bisogno di pesanti tagli alla spesa. In realtà, Trump ha affermato che l'unico inconveniente sarebbe richiedere al racket della Beltway e ai 160 milioni di americani beneficiari dello stato sociale, un risparmio di un centesimo per ogni dollaro sulla spesa extra militare ed extra sussidi sociali.
Vediamo.

La parte del bilancio sui cui Trump ha posto l'occhio di bue, ammonta a circa $600 miliardi di stanziamenti extra militari. Ad un centesimo per ogni dollaro, i risparmi rappresenterebbero la grande somma di $6 miliardi l'anno.
Probabilmente nessuno gli ha fatto notare che suddetto ammontare equivale a sole 13 ore di spesa federale secondo il tasso di crescita dell'anno fiscale 2017 ($450 milioni l'ora); e ciò rappresenterebbe esattamente lo 0.14% del taglio delle tasse proposto.

Tutto il resto è magia economica, a quanto pare.
Ecco il punto. In realtà non ci fu un "riflusso" di maggiore crescita economica innescato dai tagli fiscali di Reagan, e non ho alcun dubbio che non ci sarà nemmeno col piano di Trump. Ma il problema è che allora il "riflusso" era già integrato nel bilancio di base del CBO.
Non si può contare la crescita economica due volte.
Il problema durante l'era Reagan è che sovrastimammo del 15% la crescita nominale del PIL e trascurammo di fare la media dei numeri negativi segnalati durante la recessione che precedette la crescita del 4.5% nel 1983-1986. Di conseguenza il bilancio di base ereditato da Jimmy Carter, sovrastimava notevolmente la base delle entrate su cui si basavano i tagli fiscali di Reagan.
E questo è anche il caso di oggi, con quella che si potrebbe chiamare la linea di base di Clinton-Bush-Obama.

I burocrati keynesiani che scrutano le palle di vetro nel CBO, hanno affermato che in futuro non ci sarà mai più un'altra recessione... praticamente un mondo senza fine.
Di conseguenza nell'anno fiscale 2026 e sotto l'attuale linea di base del bilancio, gli Stati Uniti avranno totalizzato 207 mesi senza una recessione!
Stiamo parlando del triplo rispetto alla media dei cicli economici (61 mesi) sin dal dopoguerra, e il doppio rispetto al ciclo economico più lungo di 119 mesi, che si è verificato durante il boom Greenspan negli anni '90.

Inutile dire che quest'ultimo si dimostrò artificiale e insostenibile quando si concluse col crollo delle dotcom, la bolla immobiliare e la grande crisi finanziaria del 2008.
Oltre a ciò, l'altra grande lezione degli anni '80 è che i risultati di bilancio sono prevalentemente guidati da una crescita del PIL nominale, non reale.
Questo perché le fonti d'entrate principali dello Zio Sam sono le tasse sul reddito nominale, a prescindere dal fatto che sia "reale" o no secondo i mulini statistici di Washington.
Il fatto è che dopo due decenni di massiccio stimolo monetario a livello mondiale, ed un'espansione monumentale del debito globale da $40,000 miliardi a $225,000 miliardi, ora siamo nel ciclo della resa dei conti e in un'era senza precedenti di deflazione globale.

Di conseguenza la crescita nominale del PIL è stata costretta verso la linea piatta in tutto il mondo, e non ha praticamente alcuna possibilità di scampo.
Vale a dire, l'economia degli Stati Uniti presto soccomberà alla recessione, dopo quasi 90 mesi di tiepida ripresa economica.
Ciò significa che gli odierni $18,400 miliardi di PIL nominale rappresenteranno probabilmente un tasso di crescita di appena il 2.7% annuo rispetto al precedente picco di $14,700 miliardi nel 4° trimestre 2007.
Ahimè, il CBO presume una crescita nominale del PIL del 4% fino al 2026, e qui è esattamente dove le leggi dell'aritmetica portano devastazione — proprio come accaduto al tempo di Gipper.

Anche se si presume un 3% annuo di crescita del PIL nominale con un'altra recessione, la linea di base del CBO sopravvaluta il PIL nominale di $12,000, miliardi, sopravvaluta i salari di $5,000 miliardi, e sopravvaluta le imposte sui salari di $2,000 miliardi nel corso del prossimo decennio.
In breve, il "riflusso" è già incorporato nella linea di base del CBO.
Cioè, ogni "crescita" ulteriore stimolata dai tagli fiscali di Trump servirà solo per recuperare i ricavi fantasma proiettati dal CBO.
Quindi i consulenti di Trump lo stanno aiutando a nascondere la patata bollente dei tagli alla spesa. Dato il fatto che Trump erediterebbe una previdenza sociale che dista 9 anni dal fallimento, come ho dimostrato nel Capitolo 8 del mio libro, Trumped!, e che avrà un costo di quasi $1,000 miliardi nell'anno fiscale 2017, è proprio assurdo dire che i sussidi sociali possono essere esentati da eventuali tagli.
Le cose stanno così perché $950 miliardi rappresentano solo il costo attuale — e in rapida crescita — delle prestazioni monetarie sotto l'OASDI.

Se ci aggiungiamo i diritti assistenziali sanitari, otteniamo $1,200 miliardi; e poi ci sono ulteriori $304 miliardi per altri sussidi sociali come buoni pasto, crediti d'imposta per i redditi da lavoro, redditi supplementari della previdenza e indennità di disoccupazione.
E non è tutto! Ci sono anche $108 miliardi di sussidi annuali ai veterani che Trump avrebbe intenzione d'aumentare e $164 miliardi di benefici federali ai pensionati — una quota consistente va a finire nelle tasche dei pensionati militari.
Cercai di tagliare questi ultimi, e venni avvertito che la porta dell'Ufficio Ovale sarebbe stata abbattuta con un'ascia se il piano fosse solo arrivato alla scrivania del presidente.
Quindi, chiunque abbia convinto Donald Trump che $2,700 miliardi di sussidi sociali possono essere esentati da tagli, e che il bilancio della difesa dev'essere aumentato, dovrebbe essere accusato di negligenza sfrenata.
Gli Stati Uniti spendono più di $700 miliardi all'anno per il Pentagono e per le relative operazioni di sicurezza internazionale e spionaggio interno.

Ciò possiamo paragonarlo col bilancio militare della Russia da $40 miliardi, il che significa che Vlad Putin ha l'equivalente di 3 setti Autore: Francesco Simoncelli Fonte: News Trend Online

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