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venerdì 7 ottobre 2016

Il crollo della sterlina spaventa l'Asia. A Tokyo il Nikkei 225 fa -0,27%


Dopo la seduta contrastata giovedì per Wall Street (dei tre principali indici Usa solo l'S&P 500 ha chiuso in positivo, ma di appena lo 0,05%), alla riapertura degli scambi i mercati dell'Asia sono in declino. A spingere le vendite sono soprattutto i corsi valutari, dopo che la sterlina è scivolata a sorpresa fino ai minimi degli ultimi 30 anni sui timori degli effetti della Brexit.
In Asia la valuta ha toccato un deprezzamento sul dollaro dell'1,40% (dopo avere perso giovedì fino al 9%) mentre da parte sua la moneta Usa resta stabile (il Bloomberg Dollar Spot Index, che monitora la divisa Usa nei confronti delle altre principali valute, segna la quinta seduta consecutiva di guadagni, striscia più lunga negli ultimi cinque mesi).

Lo yen è però in moderato progresso sul dollaro. Gli operatori temono il ripetersi di quanto accaduto il 24 giugno scorso, con il sell-off abbattutosi sui mercati globali all'indomani del voto favorevole all'uscita da Londra dalla Ue nel referendum britannico. Il risultato è un declino per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che sostanzialmente cancella i guadagni registrati nell'ottava.
A Tokyo, il Nikkei 225 limita le perdite allo 0,27% (fa leggermente peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,37%). Sul fronte macroeconomico da segnalare che, secondo quanto comunicato dall'Ufficio di Gabinetto nipponico, il dato preliminare relativo ad agosto dell'indice anticipatore del Giappone segna un progresso a 101,2 punti dai 100,0 punti di luglio.

Il dato è inferiore ai 101,7 punti del consensus ma si tratta comunque della migliore lettura dai 101,5 punti segnati nel novembre 2015.
Shanghai e Shenzhen rimangono ancora chiuse per l'ultima giornata della settimana di celebrazione del Guóqìng jie, la festa nazionale che ricorda la fondazione della Repubblica popolare cinese il 1° ottobre 1949, mentre Hong Kong scambia e l'Hang Seng è in declino di circa mezzo punto percentuale.
Fa meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in flessione di circa lo 0,30% a meno di due ore dalla chiusura. Sul fronte delle materie prime, l'oro resta ai minimi di quattro mesi (nell'ottava si è deprezzato di quasi il 5%) e il rafforzamento del dollaro si è sentito anche sui corsi dei metalli di base (rame, nichel e piombo hanno tutti perso oltre il 2% in settimana).

Il petrolio è poco mosso ma resta stabilmente sopra i 50 dollari al barile dopo che giovedì l'Opec e Alexander Novak, ministro dell'Energia di Mosca, hanno annunciato un incontro informale a Istanbul per settimana prossima per tornare a discutere di un limite alla produzione di greggio. All'incontro dovrebbero partecipare oltre alla Russia i ministri dell'Energia dei Paesi membri dell'Opec Arabia Saudita, Iran e Iraq.
Teheran, in particolare, aveva chiesto agli altri Paesi produttori di unirsi al dialogo dopo che a sorpresa settimana scorsa l'Opec aveva annunciato un accordo per mettere un tetto all'output di greggio (per la prima volta dal 2008). A Sydney la seduta è contrastata per i titoli legati alle materie prime ma a prevalere sono le vendite e l'S&P ASX 200 si allinea al clima generale segnando un declino dello 0,28% in chiusura.

A Seoul il Kospi perde invece lo 0,61% al termine delle contrattazioni.
(RR)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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