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giovedì 6 ottobre 2016

Il Btp 2067, dopo il boom nel collocamento, fa flop sul mercato

Un’ottima operazione per il Tesoro italiano, che ha centrato il momento per il lancio, poco prima di improvvise tensioni per un presunto rallentamento del Q.E. da parte della Bce (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) , quella relativa al Btp 50ennale (in realtà la scadenza è l’1/3/2067), dall’Isin IT0005217390, richiestissimo da fondi pensione e altri istituzionali, grazie a una cedola del 2,8% e a un prezzo di collocamento sotto la pari (99,194). Ora però comincia a soffrire. Il titolo infatti è calato sul secondario – sebbene per ora non sia ancora quotato su Borse regolamentate – a 96,9. Lo indicano varie piattaforme di scambio su cui è presente, con uno “spread” fra l’altro piuttosto anomalo per un bond di Stato da 5 miliardi di importo: ieri sera lo si trovava infatti a 96,74 in “bid” e 97,24 in “ask”. 
Troppo presto per giudicare
Qualunque valutazione sarebbe inopportuna, perché il mercato “grigio” porta sempre a movimenti più violenti rispetto a quello regolamentato. Tuttavia le previsioni non sono molto ottimistiche, sebbene i diretti concorrenti stiano invece correndo all’impazzata. Il Bono spagnolo 4% con scadenza 2064 (Isin ES00000126D8), quotato anche al Mot, è volato ormai a 140 euro sul secondario, con un rendimento sceso al 2,7% e una “duration” (sensibilità al variare dei tassi) di 28,8, valore inevitabilmente molto elevato. E’ pur vero che scambia poco, con “spread” di tutto rilievo. L’Oat francese 1,75% a scadenza 25/5/2066 (Isin FR0013154028), pure sul Mot, è invece più liquido e quota sui 109,8, con rendimento all’1,36% e una “duration” di 35. Rilevante infine il “rush” del Belgio 2,15% a scadenza 22/6/2066 (Isin BE0000340498), che ha toccato di recente quota 128 euro, per poi ridiscendere ieri sui 120, con un rendimento dell’1,4% e una “duration” di 32,8.
Il confronto è arduo
Paragonare la performance negativa del Btp con quelle super positive dei suoi tre concorrenti sarebbe scorretto in questa fase iniziale, anche perché determinante si sta rivelando per tutti il fattore “duration”, che varia fra i diversi bond. Inoltre occorre annotare che pure gli altri Matusalemme hanno registrato partenze poco favorevoli, per risollevarsi merito Quantitative Easing. Che il nostro 2067 soffra lo si deve comunque a una serie di concause abbastanza complesse: se il “timing” del Tesoro è stato indovinato, non lo è certo per il “retail” cui non si presta un bond così “esasperato” in una fase incerta dei mercati. D’altra parte anche nel caso degli altri Paesi citati l’investitore medio preferisce scadenze più corte e soprattutto quelle trentennali, meno stressanti in termini di “duration” e più liquide. Il giudizio più attendibile lo darà ora il mercato regolamentato, dove il Btp 2067 dovrebbe esordire dalla prossima settimana. Lì il verdetto diventerà inappellabile.
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