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martedì 18 ottobre 2016

I tassi Usa crescono, ecco gli effetti su borsa, dollaro e materie prime


I motivi dominanti che contribuiscono a determinare il tono presente e futuro dei mercati finanziari, quelli americani prima di tutti ma non solo, date le ben note correlazioni tra questi ed il resto del mondo, sono essenzialmente due: l'effetto tassi in ripresa, con il decennale in netto rialzo, e l'incertezza elezioni (anche se dopo le recenti gaffe "sessiste" di Trump c'e' l'impressione che i giochi siano fatti in favore della Clinton).
Il clima "hawkish" relativo alla politica monetaria domina tra alcuni influenti membri della Fed e nelle ultime sedute il forte rialzo del tasso decennale ha fatto da catalizzatore a reazioni tipicamente intermarket, con ricadute positive sul sistema bancario ma con un aumento delle preoccupazioni per la tenuta della ripresa dell'economia.
I tassi statunitensi molto probabilmente hanno raggiunto quello che si potrebbe definire un minimo secolare. La ripresa verso l'alto del tasso decennale sui Treasuries, che ha addirittura "rotto" la media mobile a 200 giorni, dà la conferma visuale dell'azione decisa delle forze in campo.
Le motivazioni sono da ricercarsi nella ripresa di fiducia della Fed nei confronti del ciclo economico americano, con il conseguente e tanto atteso rialzo dei tassi a dicembre, ma, soprattutto, le pressioni del sistema finanziario statunitense che all'interno dell'anemico spread tra tassi a lungo e a breve rischiava di implodere su se stesso (come rischiano il sistema finanziario europeo e quello giapponese).

Insomma l'establishment finanziario conta qualcosa ed il male minore in questa fase è sicuramente rischiare un po' di correzione sui mercati equity ma ridando nel contempo fiato al cruciale settore bancario.
Sul grafico del bond future decennale e' possibile osservare l'incrocio ribassista delle medie mobili a 50 e 100 giorni, che avevano una posizione opposta (rialzista) da meta' febbraio.
Per il future sul 10 anni la media a 100 giorni si e' dimostrata di fondamentale importanza contenendo il rimbalzo visto a fine settembre, solo il suo superamento (attualmente transita a 131,60 circa, prezzi espressi in centesimi per semplicità di analisi) metterebbe in discussione lo scenario ribassista.

Al contrario discese al di sotto dei recenti minimi di area 129,50, sul 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di dicembre 2015, lascerebbero pensare ad una evoluzione al ribasso con obiettivi in area 127,0/127,5.
Nel caso del future sul T-Bond a 30 anni si possono fare le stesse considerazioni in termini di medie mobili, con quelle a 50 e 100 giorni incrociatesi al ribasso nella prima parte del mese di settembre (erano incrociate al rialzo da gennaio), in più è osservabile una trend line rialzista molto rilevante, disegnata dai minimi di settembre 2014, in transito a 163 punti circa, che è stata messa sotto pressione recentemente dai prezzi.

La violazione decisa di questa linea sarebbe un segnale negativo difficilmente ignorabile che costringerebbe ad ipotizzare uno scenario ribassista duraturo per i prezzi, con obiettivi fino in area 151,50 almeno. La forza relativa tra il 30 e il 10 anni ha virato al ribasso già da luglio e a settembre ha violato la sua media mobile a 100 giorni, facendo chiaramente intendere che è in atto un cambiamento duraturo del trend.
Attualmente quindi il trentennale sta sottoperformando il decennale, situazione che si viene a creare tipicamente durante le fasi di ribasso dei prezzi delle obbligazioni governative.
Dal fronte dei tassi di interesse si ricavano elementi di preoccupazione per la tenuta anche del mercato azionario.
Il "TED (Treasury bills and Eurodollar Deposits) spread", indice che riporta in forma grafica il differenziale tra il Libor a 3 mesi e il tasso sui T-bills a 3 mesi, è salito infatti in modo preoccupante. Questo spread oscilla usualmente tra i 10 e i 50 punti base, anche se può uscire da questo intervallo durante le crisi finanziarie, ad esempio il 10 ottobre 2008 il TED spread aveva raggiunto i 457 punti base.
Anche se l'introduzione di nuove regole per i mercati monetari ha in parte diminuito l'importanza di questo indice come anticipatore di tensioni sul mercato del credito (in passato questa curva e quella del Vix, altri indice di potenziale tensione per le borse, erano strettamente correlate, ora il legame si è affievolito, ma non del tutto interrotto), un innalzamento del valore di tale differenziale potrebbe in ogni caso mostrare segnali preoccupanti anticipando una fase di ribasso sul mercato azionario (la liquidità diminuisce).

Tale valore è andato decisamente crescendo negli ultimi mesi superando la soglia dei 50 punti a settembre proprio in occasione del contemporaneo calo dell'S&P500.
La sensazione che si ricava dallo studio dei bond è che le Banche Centrali non possono esacerbare una tensione di equilibrio economico a danno del sistema bancario oltre misura, quindi il rialzo dei tassi è ormai chiamato a gran voce da parti molto influenti del settore finanziario e dei mercati in generale.
L'effetto tassi ha riproposto un discreto rimbalzo del dollaro.
La salita del dollar index oltre quota 97,20, dove transitava la linea ribassista disegnata dal top di dicembre 2015 già testata il 6 ottobre senza successo, conferma la forza della moneta statunitense. Una crescita fino a mettere alla prova i massimi di marzo e dicembre 2015 in area 100,50 appare probabile, la rottura di quei livelli rappresenterebbe invece un evento di grande rilevanza grafica, che sbloccherebbe una fase laterale che dura da quasi due anni.

Al momento non si vedono le motivazioni perchè questo debba accadere, ma ciò non significa che non possa farlo, con le ragioni che come spesso accade diventano evidenti solo a posteriori. Non si deve in ogni caso sottovalutare il fenomeno del carry trade. In un momento in cui il dollaro (che è la valuta di riserva principale delle banche centrali) perde valore e i tassi di interesse sono bassi, i Paesi dell'area soft currencies si indebitano in dollari.
Quando il trend si inverte, e la moneta Usa inizia a rafforzarsi magari sulla spinta di una fase di tassi di interesse crescenti, ci potrebbe essere una corsa alla domanda di dollari per chiudere le posizioni aperte sul mercato del credito. L'effetto escalation potrebbe essere notevole. Questo senza contare che le valute dei paesi periferici contemporaneamente si svalutano, a meno che non decidano di mettere mano alle riserve per contenere tale fenomeno bidirezionale.
Solo il ritorno del dollar index al di sotto di area 96,50 farebbe invece sgonfiare l'uptrend prospettando il test a 95,20 circa della linea che sale dai minimi di maggio.
Il ruolo centrale del dollaro risulta evidente nel condizionare il mercato delle commodities in generale, e in particolare il prezzo del rame, metallo che viene considerato un buon anticipatore dello stato dell'economia mondiale. L'oro rosso sta costruendo infatti un "triangolo" dai minimi di gennaio, figura il cui lato superiore transita a 4950 dollari circa (LME 3MD).
La marcia di avvicinamento alla resistenza e' tuttavia resa problematica proprio dalla forza del dollaro. La mancata rottura di quella soglia potrebbe portare a testare la base del triangolo, a 4625 punti, una soglia che deve assolutamente tenere per evitare l'avvio di una pesante fase negativa. Di norma le figure di forma triangolare rappresentano una semplice pausa del trend dominante fino a quel momento, in questo caso quindi il triangolo potrebbe essere stato solo una fase intermedia nell'ambito del ribasso in atto da maggio 2015.

Solo la rottura del lato alto della figura negherebbe questa ipotesi lasciando spazio a movimenti in area 5450/5500 almeno.
Data la particolare conformazione del grafico anche chi non ha interesse diretto nelle materie prime dovrebbe controllare in questa fase il prezzo del rame, la fuoriuscita dal triangolo, in una direzione o nell'altra, potrebbe infatti avere conseguenze durature e fornire quindi indizi importanti sull'andamento futuro dell'economia globale con ricadute quindi anche sulle borse.
(AM)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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