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venerdì 7 ottobre 2016

I destini paralleli di Deutsche Bank e Unicredit


Deutsche Bank come Unicredit. John Cryan come Jean Pierre Mustier. Sembrano sempre di più sovrapporsi i destini dei due colossi bancari europei più osservati, giudicati e temuti del 2016. Sulla prima, erano stati nei mesi scorsi i vertici del Fondo Monetario Internazionale a puntare con preoccupazione l'obiettivo, definendola “il più grave pericolo per la stabilità finanziaria mondiale”. Sulla seconda, non meno minacciosa era risuonato appena qualche settimana fa il monito del Wall Street Journal, che avvertiva dei rischi per l'Europa di un fallimento del piano di risanamento di Unicredit: “Le difficoltà di Unicredit” si legge sul quotidiano il 12 settembre, "potrebbero minacciare non soltanto la malandata economia italiana, ma anche la già fragile stabilità finanziaria europea”.

Due percorsi complicati

I due AD, entrambi da poco alla barra di comando, sono alle prese con il non facile compito di traghettare i loro istituti fuori dalla crisi, di bilancio e di fiducia, che li ha investiti.

 Ancora fino a qualche giorno fa, più difficile sembrava il compito di Mustier. Impegnato a destreggiarsi per ridurre al massimo la cifra dell'aumento di capitale ormai prossimo, il francese ha dovuto mettere in campo i gioielli di famiglia del gruppo, da Pioneer a Fineco, per venire incontro alle richieste della Bce dopo i deludenti risultati registrati agli stress test di luglio.
Meglio aveva risposto all'esame estivo dell'Eba Deutsche Bank.
Ma la tegola inattesa della sanzione da 14 miliardi, imposta alla banca tedesca dagli americani per scontare il suo ruolo nella brutta vicenda dei titoli tossici del 2008, ha rimescolato le carte. Il governo tedesco e lo stesso Cryan avevano messo le mani avanti scartando tanto l'ipotesi di un intervento statale quanto quella di un ricorso al mercato.

Ma il crollo del titolo in borsa e la prospettiva che la multa americana, per quanto ridimensionabile, possa eccedere le riserve per controversie legali messe da parte dall'istituto, hanno smentito l'ottimismo dei tedeschi.
Già nei giorni scorsi erano filtrate le prime indiscrezioni sull'ammontare del capitale da raccogliere.
E adesso, nuovi particolari sembrano indicare che Deutsche Bank sia in procinto di riprodurre esattamente lo schema di risanamento dell'istituto italiano. Aumento di capitale, ma anche, forse, la messa in vendita dei suoi asset nel risparmio gestito. 

Prende corpo dl’ipotesi di un aumento di capitale

Stando a nuove indiscrezioni filtrate in nottata dall’agenzia Bloomberg, Deutsche Bank sta già tenendo dei colloqui informali con alcuni big di Wall Street per esplorare le opzioni disponibili nel caso l’ammontare della sanzione americana renda necessario un recupero di capitali freschi.

Bloomberg cita i nomi di JPMorgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Bank of America per il ruolo di advisor, ma richiama anche una intervista di due giorni fa di Jamie Dimon, CEO di JpMorgan, il cui tono sembra anticipare un interesse per la vicenda.
Le banche d'affari avrebbero già prospettato ai tedeschi due direttrici d’azione: vendita di asset e aumento di capitale.
Ma è soprattutto su quest’ultimo che si è già ragionato.
Dalle prime voci, sembra che le banche interpellate abbiano offerto sostegno per raccogliere 5 miliardi di euro. Cifra non casuale, dal momento che oltre quella somma Deutsche Bank dovrebbe ricorrere all’approvazione degli azionisti.

Opzione, quest’ultima, che non viene comunque esclusa nel caso nel caso i 5 miliardi non dovessero bastare. Nessuna decisione è stata ancora presa, ma le fonti dicono che sarà l’ammontare della multa americana a dare un’indicazione decisiva. Le stime sulla sanzione si muovono ora nella fascia tra i 4 e gli 8 miliardi di dollari. 

Arrivano in soccorso i big dell’industria tedesca

E a dimostrare quanto sia già in fase  avanzata il progetto, sembra che Deutsche Bank sia già al lavoro anche per la ricerca di potenziali anchor investors, sia tra i vecchi investitori che fuori dell’azionariato della banca. 
Ieri il quotidiano finanziario Handelsblatt aveva riferito che molti big dell’industria tedesca serebbero pronti a correre in sostegno di Deutsche Bank.

E altre fonti di finanziamento potrebbero essere i fondi già presenti nel capitale della banca, come il fondo del Qatar o Black Rock.Viene così smentita la dichiarazione di Cryan alla Bild di fine settembre, dove veniva esclusa l’ipotesi di un aumento di capitale. 

Anche Deutsche Bank mette in vendita l'asset management

A fornire dettagli sull’altro piano, che potrebbe coinvolgerre il ramo risparmio gestito dell'istituto tedesco, è questa mattina invece il Financial Times.

Secondo quanto riportato dal quotidiano londinese, Deutsche Bank è al lavoro su un piano per la messa in vendita della sua divisione di asset management, una delle opzioni che consentirebbero un cuscinetto di capitale per far fronte ai danni provocati dalla multa. 
L’istituto non ha ancora preso una decisione e una mossa su questo e viene comunque specificato che una mossa in questo senso non avverebbe prima del 2017.

Cryan a colloquio col DoJ

Sempre il Financial Times, riferisce che John Cryan incontrerà a Washington oggi i funzionari del DoJ nella giornata di venerdì.

Cryan si trova già nella capitale Usa, come molti altri top manager del mondo finanziario, per le riunioni annuali del Fondo Monetario internazionale e della Banca Mondiale che si tengono in questi giorni. Le fonti del FT escludono comunque che l’incontro con i funzionari del dipartimento di giustizia possa essere quello risolutivo.
E proprio sui tempi dell’accordo con il DoJ è intervenuta la direttrice del Fmi, Christine Lagarde, che ha auspicato una rapida soluzione della controversia legale con il governo americano.

"Un patteggiamento” ha spiegato Lagarde parlando ai microfoni di Bloomberg, “sarebbe certamente il benvenuto, perché porterebbe certezza sul peso di cui la banca dovrebbe farsi carico".
Ieri intanto sono arrivate novità anche circa la terza direttrice d’azione sulla quale i vertici di DB si stanno muovendo.
E’ arrivato infatti l’accordo con i sindacati interni della banca per il taglio di altri 1000 posti di lavoro.

Fonte: News Trend Online

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