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martedì 11 ottobre 2016

Grecia: il FMI lascia (in teoria) la Troika


Per la nazione ellenica non c’è pace. Da tempo ha intrapreso per forza di cose, il difficilissimo cammino verso le riforme che l’Europa e i creditori le hanno imposto per riuscire a ricevere le varie tranche del mega prestito ponte che le permetterebbe, in teoria, di restare a galla anche se il problema alla radice è ben lungi dall’essere risolto.
Anche se per farlo il governo sta man mano perdendo i già risicati margini di maggioranza, ridottisi, ora, a un seggio.

La critica del FMI

Da questo punto parte infatti la critica del FMI a tutto l’edificio di regole cui Atene è obbligata a sottostare e che alla fine non porteranno ad alcun miglioramento e tantomeno a una sostenibilità del debito.

L’unica via d’uscita, come più volte chiesto dall’organizzazione capitanata da Christine Lagarde, è quella di un taglio netto del debito, opzione assolutamente inapplicabile per Berlino, ancora di più adesso con l’incombente appuntamento elettorale già di per sè minato dall’antipasto delle elezioni regionali.
Le precedenti chiamate alle urne, infatti, hanno sancito ufficialmente la lenta caduta della squadra della Cancelliera Angela Merkel, la CDU, ma anche degli altri, diretti avversari, gli esponenti del SPD, a favore di formazioni euroscettiche e xenofobe. Un trend che ha acomunato, e con ogni probabilità accomunerà anche in futuro, gran parte dell’Europa.

Grecia inclusa visto che Atene deve registrare l’aumento sempre più ampio della popolarità di Alba Dorata, formazione neonazi contraria alla presenza in Europa di Atene, alla presenza degli immigrati nella nazione e alla presenza (sempre più rara) dell’euro nelle tasche degli ateniesi.

Lagarde dice addio. O quasi...

In questo panorama si inseriesce l’ultima stoccata del FMI che, di fronte all’approvazione del fondo per le privatizzazioni greche, fondo che comprende anche le municipalizzate di acqua ed energia ha deciso di prendere provvedimenti e di alzarsi dal tavolo per dire addio.

Atene, dopo aver perso il 25% della propria ricchezza, deve combattere con una disoccupazione del 24% che raggiunge il 50% nella fascia giovanile. Il tutto mentre il debito cavalca al  176% del Pil, primo paese in Europa nella classifica che vede al secondo posto l’Italia al 133%. Il problema più grave, però potrebbe arrivare adesso: il FMI infatti, come accennato, sarebbe intenzionato a lasciare la trattativa ritagliandosi solo un posto come advisor, ma questo significherebbe per Atene perdere anche l’unico alleato che sta combattendo per il taglio del debito.

In compenso, paradossalmente, la presenza formale dell’organizzazione con sede a Washington permetterebbe alla Germania di non dover rispondere ai suoi elettori di un piano di aiuti ed elargizioni che da sempre è un argomento spinoso per la Merkel. Infatti nel caso di un ritiro del FMI sarebbe venuto a mancare il perno centrale che finora ha fatto da garante all’intera operazione. 
Già a maggio si era dato il via ad un’altra tranche da oltre 10,3 miliardi di cui 2,8, appunto, legati al raggiungimento di target specifici tra cui riforme anche nel settore privato ed energetico.

Non ancora sciolto il nodo della riforma del lavoro e delle pensioni, diventato un nodo infuocato visto che il governo greco ha già fatto sapere di non aver intenzione di limitare nessuno dei diritti dei lavoratori. 
 
Fonte: News Trend Online

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