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venerdì 14 ottobre 2016

Giornata caratterizzata da un risk off globale


La giornata interlocutoria di ieri (tranne per il rimbalzo della sterlina, seguito alla decisione della May di discutere in parlamento le modalità della Brexit) ha lasciato il passo oggi ad una nuova accelerazione della risk aversion.
Catalyst principale sembra essere la pubblicazione del Trade Balance cinese di settembre, riportante un surplus  più basso delle attese a causa di esportazioni assai deludenti (-10% anno su anno, da -2.8% e vs attese per -3.3%.
Non che le importazioni si siano distinte in positivo, scendendo a loro volta di un 1.9% vs attese per +0.6%.
Sicuramente gli effetti base hanno un peso, ma erano noti, e quindi eventualmente fattorizzati nelle stime. E comunque il dato segue quelli di Sud Corea e Taiwan, deludenti a loro volta, anche se in misura minore.
In generale, il rallentamento delle esportazioni dei 3 campioni asiatici sembra indicare che la domanda globale non è cosi forte come si sperava recentemente.

A parte ciò il surplus basso oltre a impattare sul GDP cinese per il trimestre in corso, peggiora il quadro sui flussi di capitale, aumentando eventualmente le pressioni ribassiste sullo Yuan.
Dovesse confermarsi questo quadro (affidarsi a un singolo data point è sempre pericoloso, come hanno mostrato gli ISM in US quest’estate) questo rallentamento arriva al momento sbagliato, quando la Cina sta affrontando un nuovo surriscaldamento del settore immobiliare, la cui gestione le costerà sul fronte crescita.
L’Asia ha ovviamente pagato i timori di rallentamento nell’area.

Pesanti Hong Kong e lo HSCEI, pieno di grandi aziende e banche cinesi. Sorprendentemente resilienti i mercati locali cinesi, che eventualmente assaporano ulteriore svalutazione. Tokyo ha azzerato i guadagni passando in negativo, succube della forza dello Yen, che ha finito con il risentire della risk aversion.
L’Europa ha tentato un apertura composta, ma è durata poco e in mattinata gli indici hanno accumulato un discreto passivo, orfani del supporto delle banche europee, che sembrano aver rapidamente reagito all’inversione di tendenza sui tassi.
Già, perchè questa seconda ondata di volatilità ha temporaneamente messo fine alla deriva dei rendimenti del long end, producendo un buon rimbalzo.

Tonici anche i periferici, dopo che ieri sera  Reuters ha riportato indiscrezioni secondo cui l’ECB potrebbe temporaneamente abbandonare la Capital Key per ovviare alla scarsita del Bund. Nonostante ciò, le aste di 3 e 7 anni BTP hanno visto una domanda non esaltante, e cosi lo spread a fine giornata non mostra il restringimento che ci si aspetterebbe dopo le indiscrezioni di ieri sera.
Le Minute FOMC (uscite ieri sera) hanno confermato che a Settembre la Fed è andata vicina a muoversi.

Ciò ha offerto un ulteriore spunto al Dollaro che ha fatto i massimi in mattinata, prima di correggere grazie a quelle che si possono tranquillamente definire prese di beneficio, dopo quasi un  3% di rally in 7 sedute da parte del Dollar Index. Chi volesse ad ogni costo un motivo, può guardare al marginale rientro delle probabilità di un rialzo a dicembre, arretrate di un 3/4% a 65%, nonostante il membro FED si sia dichiarato favorevole a un rialzo.
Tra le principali divise guida il recupero lo yen, e chiude la fila la Sterlina, che però aveva rimbalzato ieri, grazie al bagno di umiltà imposto alla May.
Un rimbalzo di Wall Street, che ha probabilmente “sentito” il supporto in area 2120 (vedi grafico) ha concesso agli indici europei di chiudere un po distanti dai minimi di seduta, segnati a metà pomeriggio.

Qualche aiuto è venuto anche dall’oil, rimbalzato dopo la pubblicazione di scorte di petrolio sopra attese, accompagnate però da produzione in calo e scorte di distillati in forte contrazione.
Sul fronte tecnico, la rottura ribassista sul S&P 500 ha ottenuto la sua conferma e quindi il quadro è al momento ribassista, con primo target 2080, con il citato supporto a fungere da baluardo contro un ulteriore deterioramento.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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