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lunedì 10 ottobre 2016

Germania, pochi rischi politici… per ora


Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist di Schroders, spiega che il Cancelliere Angela Merkel sta affrontando sempre più critiche sulla gestione della crisi dei migranti della scorsa estate. La sua “cultura dell’accoglienza” probabilmente ha aiutato a incoraggiare più di un milione di migranti a dirigersi verso la Germania, con lo sconcerto dei conservatori e di alcune aree del suo stesso partito.
Da inizio anno, Merkel ha compiuto alcuni passi indietro rispetto alla politica delle porte aperte per chi cerca asilo, negoziando alcuni accordi con la Turchia per limitare i flussi, affiancati dalle quote di riallocazione intra-EU, che dovrebbero aiutare a condividere il compito di ospitare i rifugiati.

Tuttavia, è solo dopo che il partito AfD ha ottenuto il 14% nelle elezioni per l’assemblea regionale di Berlino che Merkel ha ammesso pubblicamente che le sue politiche erano impopolari, aprendo a un cambiamento.
Data la storia tedesca, l’idea che l’estrema destra stia guadagnando slancio e potere preoccuperà gli investitori - spiega Azad Zangana -.
L’AfD è nato nel 2013 come un partito moderatamente euro-scettico, a favore dell’UE, ma contrario ai piani di aiuto per Grecia e altri Paesi. Ha avanzato la proposta di abolire l’Eurozona e ha supportato l’introduzione di forme di democrazia diretta. Tuttavia, nel 2015, il partito si è diviso: i centristi lo hanno lasciato, dando ai membri di estrema destra la possibilità di prendere il controllo.

Le politiche contro l’immigrazione sono diventate il focus principale, sebbene continui a essere data ospitalità anche a visioni euro-scettiche.
I passi in avanti nei sondaggi fatti dall’AfD durante l’ultimo anno sono significativi e certamente legati alla crisi dei migranti - spiega Azad Zangana -.
Tuttavia, il partito è molto lontano da una possibile salita al potere in Germania. Se le elezioni dovessero ricalcare gli ultimi sondaggi, l’AfD finirebbe terzo, dietro gli attuali partner di coalizione, la CDU/CSU di Merkel e i Socialdemocratici (SPD) di Sigmar Gabriel. L’attuale coalizione potrebbe potenzialmente proseguire, o il Partito dei Verdi potrebbe essere invitato a farne parte, nel caso i sondaggi dovessero continuare a mostrare una perdita di consensi.

Un altro partito che vale la pena citare è Die Linke, anch’esso concentrato sull’avversione alla globalizzazione. Tra le idee, eliminare il capitalismo, ma mantenere un’espansione fiscale di stampo keynesiano per sostenere la domanda. Il partito incolpa inoltre la classe abbiente per l’elusione fiscale e per le misure di austerità.
Punta anche a imporre una maggiore regolamentazione sui mercati finanziari e ad approvare un salario minimo federale. Attualmente, Die Linke è quinto nei sondaggi e, pur avendo avuto una qualche influenza sulle politiche di Merkel (per esempio, la tassa sulle transazioni), è molto improbabile che riuscirà a fare qualcosa in più di questo.

Perciò, in Germania ci sono rischi molto bassi di vedere un partito estremista al potere. Anche se bisogna ricordare che Merkel non ha ancora annunciato l’intenzione di proseguire oltre l’attuale mandato. Le attese sono in tal senso, ma se dovesse decidere di concludere la sua esperienza di Governo, i sondaggi potrebbero abbandonare il CDU/CSU, nel caso in cui non trovassero un candidato la cui popolarità sia almeno una frazione di quella di Merkel.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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