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mercoledì 5 ottobre 2016

FT: riforma costituzionale di Renzi è ponte verso il nulla


Secondo il celebre quotidiano finanziario il problema dell’Italia non è quello di far approvare più leggi più velocemente ma quello di farne approvare di migliori. Per questo la riforma costituzionale prevista dal governo Renzi non serve a nulla.
Anzi rischia di essere un pericoloso boomerang.

Le critiche del Financial Times

Infatti stando a quanto scritto sulle colonne del quotidiano, infatti, questo governo con l’attuale Parlamento non ancora modificato, ha approvato riforme come quella del lavoro e alcune riforme fiscali, particolarmente importante e che sono al centro del programma del premier oltre che motivo di plauso, sempre secondo il FT, per la comunità finanziaria internazionale.

Il motivo per cui negli ultimi 70 anni di storia italiana ci sono stati oltre 60 governi non è nella composizione o nella struttura della costituzione e del Parlamento ma nella frammentarietà della politica italiana che altro non è che la frammentarietà della società stessa del BelPaese.
Ogni partito, ogni fazione, ogni movimento, si distingue per la difesa di interessi economici, sociali o addirittura religiosi specifici, fino ad arrivare alla volontà di creare leggi ad personam come l’esperienza “Berlusconi” insegna.

Quali vantaggi?

Una riforma costituzionale come quella voluta dal primo ministro italiano, non darebbe nessun contributo all’aumento della qualità delle riforme perchè oltre al taglio dei senatori, tra l’altro non più eletti dal popolo ma composto per lo più da consiglieri e sindaci regionali, non va oltre.

Questa, in estrema sintesi l’idea di Tony Barber autore del contestato pezzo il quale però segna una svolta con delle critiche che mettono in risalto l’azzardo di una personalizzazione del referendum e di un pericolo che questo potrebbe portare sulla stabilità politica italiana.
Non solo ma mette in risalto anche le contraddizioni nate dall’appoggio di Renzi alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, l’ultimo slogan del Premier il quale, dopo averlo aspramente criticato non più tardi di 4 anni fa,  ha chiaramente chiamato in causa un vecchio progetto di Berlusconi stesso, appoggiandolo caldamente. 

Il motivo di un cambio così repentino?

Semplicemente per avere l’appoggio dei berlusconiani in caso di crisi di governo in seguito alla vittoria dei NO al referendum. Ecco allora che la natura politica del referendum esce allo scoperto: per Barber, in estrema sintesi, una vittoria del SI permetterebbe una stabilità politica ma allo stesso tempo una sconfitta di Renzi al referendum evidenzierebbe il pericolo in atto e cioè la volontà di anteporre la sopravvivenza politica del governo alla reale necessità di procedere con le riforme per risanare il sistema italiano. 
Fonte: News Trend Online

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