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giovedì 20 ottobre 2016

Esiste davvero una minaccia musulmana in Europa?


Siamo a Vienna, la casa di alcuni dei più grandi economisti del mondo.
Ci torneremo tra un minuto.
In primo luogo, fu proprio qui che Jan Sobieski, re eletto di Polonia, respinse un attacco islamico sull'Europa.
Nell'estate del 1683 un esercito si avvicinò a Vienna. Erano i turchi ottomani.
Sobieski si precipitò a difendere la città con circa 25,000 uomini.
Dopo aver guidato una carica enorme di ussari polacchi, ottenne quella che viene descritta come una "vittoria brillante", salvando così l'Europa dall'Islam.
L'Europa è minacciata di nuovo?
Ma aspettate...

Dov'è l'esercito attaccante? Dov'è la sua artiglieria? Dove sono i piani degli invasori? Le loro navi?
Dove sono le migliaia di soldati che stuprano e fanno razzia?
In termini storici, gli attacchi finora sono stati banali. Non vi è nessun esercito serio in avvicinamento.
E anche i pochi terroristi che sono finiti sui titoli dei giornali, sembrano solamente dei dilettanti.
Se ci fosse davvero un esercito di terroristi addestrati, ci sarebbe un'esplosione ogni giorno. L'Europa è un ambiente ricco di obiettivi – con metropolitane, ristoranti, teatri, aeroporti, autobus e treni.

Non è possibile proteggere tutti questi obiettivi da attacchi determinati.
Eppure, la maggior parte della carneficina è stata perpetrata da persone impazzite a causa della perdita di posti di lavoro, matrimoni falliti, omosessualità repressa, e così via.
In gran parte isolati e autonomi, i fanatici musulmani possono uccidere centinaia...
forse migliaia di persone... in Occidente. Ma non vi è alcun potere islamico unificato in grado di sfidare i governi eletti dell'Occidente o la loro "Parassitocrazia."
Questa non è una lotta per salvare la civiltà occidentale. Invece gli pseudo-terroristi e i combattenti del terrore (politici e l'industria della "sicurezza") si sono uniti contro la società civile; entrambi ottengono potere e ricchezza, mentre il resto di noi la perde.
Qui a Vienna siamo passati davanti alla casa dell'economista Ludwig von Mises, mentre parlavamo con un paio di economisti locali.
Abbiamo notato molte donne col velo, o tutto il corpo coperto.
"Ci sono un sacco di musulmani a Vienna," abbiamo commentato.
"Sì, abbiamo molti rifugiati...

e molte persone vivono solo qui perché è tranquillo e sicuro."
"Ci sono stati attacchi terroristici?"
"No, perché dovrebbero essercene? Siamo neutrali, come la Svizzera. Non ci immischiamo in Medio Oriente. Non abbiamo nulla da fare lì. È molto tranquillo qui.
Non c'è quasi nessun reato, ad eccezione del borseggio dei turisti."
"È molto sicuro. Ma gli americani hanno un'impressione completamente diversa dell'Austria. Hanno visto il film, The Sound of Music. Pensano che il paese sia un paradiso alpino pieno di uomini affascinanti e belle donne che amano la libertà e la musica."
"Ma guardatevi intorno.

Vedete qualche montagna? Le montagne sono nella parte orientale del paese in cui quasi nessuno vive. E la faccenda degli abitanti in fuga dai nazisti? Non molti austriaci sono fuggiti. "
Hitler – un austriaco – voleva unificare tutti i germanofoni in un grande impero.
Le sue truppe entrarono in Austria nel 1938 e non incontrarono alcuna resistenza.
Invece c'era la folla in fila per le strade a fare il tifo.
Dietro le truppe c'era il Führer in persona. In seguito rifletté sull'esperienza:
Alcuni giornali stranieri hanno detto che siamo entrati in Austria con metodi brutali. Posso solo dire: anche nella morte non riescono a smettere di mentire.

Nel corso della mia lotta politica ho visto tanto amore dalla mia gente, ma quando ho attraversato la frontiera [in Austria] sono stato soverchiato da un flusso tale di amore come non ne avevo mai visto. Non siamo venuti come tiranni, ma come liberatori.
"È stato un periodo infelice della storia austriaca," ha concluso il nostro ospite.
"In un primo momento, sembrava come una grande avventura – in unione con milioni di altri 'tedeschi' per creare un mondo migliore.

Ma è finita male. E abbiamo imparato qualcosa. Abbiamo imparato a farci gli affari nostri."
di Bill Bonner
Traduzione di Francesco Simoncelli
Autore: Francesco Simoncelli Fonte: News Trend Online

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