-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

lunedì 31 ottobre 2016

ENI giù. Non bastano i buy dei broker. Incognite sul dividendo?

Comincia male la settimana a Piazza Affari per il titolo ENI, che dopo aver chiuso in rosso la seduta borsistica di venerdì scorso in scia ai deboli risultati del terzo trimestre continua ad arretrare anche oggi, condizionato dal nuovo calo dei corsi del greggio e mentre arrivano alcune revisioni sul titolo diffuse questa mattina dagli analisti.
Le azioni del colosso petrolifero passano di mano al momento a 13,30 euro, in prossimità dei minimi intraday di 13,27 euro, e con quasi 5 milioni di pezzi scambiati, ben lontano comunque dai volumi di scambio medi giornalieri registrati negli ultimi tre mesi e pari a circa 15 milioni di pezzi. 

La società mantiene i target 2017

“Abbiamo compiuto tre passi fondamentali nella messa a regime del portafoglio upstream”, aveva spiegato nelle scorse ore l'AD del gruppo Claudio Descalzi, mettendo in evidenza nei suoi commenti a margine della diffusione dei dati trimestrali la ripresa delle attività nello stabilimento kazako di Kashagan, la stabilizzazione dell'impianto Goliat, ed gli sviluppi nello stabilimento egiziano di Nooros.
Dato riconosciuto da molti analisti nei primi report rilasciati venerdì scorso, che mostravano una certa fiducia in ENI nonostante i risultati sottotono del periodo luglio-settembre.

 E anche oggi alcuni broker, tra cui Goldman Sachs, Barclays e Credit Suisse sono tornati ad occuparsi del titolo, rivedendo tuttavia alla luce dei nuovi dati i target di prezzo sul titolo.  

Le nuove view di Goldman Sachs e UBS

Il primo aggiornamento su ENI arriva dagli analisti di Goldman Sachs.
Dalla banca d'affari americana viene confermata la raccomandazione 'Buy' sul titolo, ma alla luce dei risultati trimestrali il target price passa da 14,70 a 14,20 euro.
Secondo quanto scrive l'estensore del report Henry Tarr, le novità arrivate dai siti estrattivi in cui il gruppo è impegnato indicano "miglioramenti in vista nell'upstream".

Tuttavia, i "deboli" risultati comunicati al mercato la settimana scorsa, inferiori rispetto alle attese del consenso, riducono la previsione sui profitti per gli esercizi dal 2016 al 2018. Le stime dell'Eps calano da 0,03 a -0,02 euro per il 2016, da 0,82 a 0,73 euro per il 2017 e da 1,35 a 1,25 euro per il 2018. 
Una indicazione d'acquisto arriva anche dai colleghi svizzeri di Ubs.
L'istituto svizzero assegna un target buy con prezzo obiettivo a 15, 50 euro. Stando a quanto scrive l'analista della banca Jon Rigby nella sua nota pubblicata oggi,nonostante la prestazione inferiore alle attese registrata da ENI nel periodo luglio-settembre, il punto di svolta per la ripresa sarebbe per la società guidata da Descalzi molto vicino.
Limano il prezzo obiettivo, da 16,5 a 16 euro, anche gli analisti di Barclays, per i quali resta confermato il rating "Equalweight" sul titolo, e quelli di Credit Suisse, che abbassano l'asticella da 16 a 15,8 euro pur mantenendo un giudizio 'Outperform'.
Infine, ENI continua ad essere 'buy' anche per Mediobanca  Securities (rating 'Outperform con target price a 18,50 euro) e per i colleghi di Kepler Cheuvreux, che aggiungono all'indicazione d'acquisto un prezzo obiettivo un po' inferiore a 16 euro.

I dati di Eni nel confronto con gli altri big dell'oil

Nel frattempo, i nuovi risultati di Eni sono finiti nelle analisi di molti commentatori che nelle ultime ore hanno cercato di riordinare i principali trend venuti fuori dalle trimestrali dei maggiori gruppi del comparto oil.

 Molte delle principali compagni petrolifere hanno infatti rilasciato nei giorni scorsi i nuovi dati.
Bene ha fatto la francese Total, che grazie a dati sui ricavi in crescita del 4% e un buon lavoro sui costi ha battuto il consenso venerdì comunicando un adjusted net income di 2,1 miliardi di dollari, comunque inferiore del 25% rispetto a un anno prima.
Non è andata però così bene in generale.
Statoil ha diffuso i dati giovedì, riportando ricavi peggiori rispetto alle attese degli esperti: la compagnia semi-pubblica norvegese ha registrato una  perdita di 432 milioni di dollari, spingendo i vertici del gruppo a fornire immediatamente rassicurazioni agli azionisti su nuovi programmi di riduzione dei costi.
Una perdita di 1 miliardo nel trimestre ha registrato anche ConocoPhillips, i cui ricavi si sono fermati a 6,52 miliardi in arretramento del 13%.

E sempre a fine settimana scorsa, infine, hanno comunicato i dati trimestrali con profitti in calo anche ExxonMobil e Chevron.

I trend di settore in atto

Nick Cunningham, dalle pagine di OilPrice, riassume in tre punti i principali trend indicati dai nuovi dati trimestrali del comparto.
Il primo: continuano a soffrire i profitti, complice il fatto che i prezzi del greggio, per quanto migliorati rispetto a inizio anno, restano ancora bassi: per di più, numerosi programmi di taglio dei costi insieme a vasti piani di cessione di asset contribuiscono a direzionare verso nuovi cali produttivi tutto il comparto.

Il secondo dato di fondo che emerge dai dati è il forte calo dei margini di raffinazione, che a livello globale sono scesi del 42% nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2015, secondo dati diffusi da Bb.
Ma il terzo, è forse notevole dei trend riconoscibili è quello che riguarda i livelli di indebitamento nel settore, che continuano a crescere.
Il debito di Exxon è cresciuto di quasi il 35% alla fine di settembre, raggiungendo quota 46,2 miliardi di dollari. Un balzo che ha coinvolto anche Chevron, ora a 45 miliardi, in rialzo del 27 per cento. Numeri in generale preoccupanti, sostiene Cunningham, e che hanno spinto molte società, in cerca di liquidità, a mettere in campo piani di cessione di asset che potrebbero ridure la capacità produttiva nel lungo termine.

I vertici delle società dell'oil, tuttavia, mangonono "ostinatamente" i livelli dei loro dividendi: e con alti dividend yield e livelli di cash inadeguati a coprire lo stacco delle cedole, i livelli di indebitamento non potranno che continuare a crescere.
Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento