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martedì 25 ottobre 2016

Ecco perché la Cina è il nuovo protagonista dell'M&A globale


Comprano. Comprano tanto. Ma soprattutto, hanno sviluppato - grazie all'emergere di una generazione di manager formatisi all'estero e che sanno maneggiare con cura le resistenze psicologiche degli stranieri di fronte all'avanzare del gigante asiatico - la capacità di vincere l'opposizione di governi ostili e i timori degli azionisti.
Il risultato: quasi 200 miliardi di operazioni M&A messe a segno negli ultimi anni. Che potrebbero essere solo la punta di un iceberg. E che stanno trasformando rapidamente la Cina da regno della manifattura a basso costo a protagonista del corporate globale.   

Cinesi a caccia di alberghi

L'ultimo colpo l'hanno messo a segno ieri nel settore alberghi.

Con la sigla di un accordo per l'acquisizione del 25% delle quote di Hilton Worldwide da parte del gruppo HNA Tourism Group. Con una operazione da 6,5 miliardi di dollari da sborsare agli americani di Blackrock, il colosso asiatico si è assicurato una partecipazione del 25% nella catena alberghiera diventandone così azionista di maggioranza. 
Ma è solo l'ultimo di una serie di acquisizioni con cui la Cina si sta garantendo un ruolo di primo piano nell'industria globale del turismo.

Proprio HNA ha portato a termine negli ultimi due anni numerosi deal, come quelli ad aprile per l'acquisto di Carlson Hotels e Rezidor Hotel Group. E non si tratta di un caso isolato.
Si possono citare numerosi altri casi, come l'annuncio della settimana scorsa secondo cui il gruppo assicurativo cinese China Life Insurance ha firmato un accordo con cui si è aggiudicato da Starwood Capital Group una quota da 2 miliardi di un portafoglio di hotel USA.

O quello della Sunshine Insurance, con l'intesa raggiunta per il Baccarat Hotel di Manhattan.

Una strategia ad ampio raggio

Più in generale, dalla chimica, ai videogiochi, all'hi-tech, il nuovo corso delle politiche d'investimento del gigante asiatico sembrano sempre di più un albero dai molti rami.
O, a seconda dei punti di vista, una piovra dai molti tentacoli.
Un dettagliato resoconto a firma congiunta fornito nelle scorse ore da Matthew Campbell, Jonathan Browning e Aaron Kirchfeld su Bloomberg News fa il punto su un processo che sta raggiungendo cifre enormi. Ci sono i casi europei di Kuka e Syngenta.

Ma anche le mosse nell'industria dell'entertainment americano del magnate Wang Jianlin, che hanno messo sotto la lente della politica americana l'influenza cinese su Holliwood e innescato le reazioni preoccupate di numerosi deputati, come quella di Devin Nunes, a capo della Commissione Intelligence della camera.

Il dragone cambia pelle

Uno dei segreti del successo del nuovo corso di investimenti cinesi è la strategia non aggressiva con la quale vengono portate avanti le trattative.

Non si arriva sul mercato con un atteggiamento ostile, ma viene messo in campo un lento gioco di corteggiamento segreto, che solo quando tutto è pronto si trasforma in una pubblica dichiarazione d'interesse.
Un gioco fatto di rassicurazioni, che possono essere di volta in volta le promesse sulla continuità dei business presi di mira, la garanzia di mantenere alla barra di comando il vecchio management, o la disponibilità a mantenere livelli d'investimento prefissati per anni.
Nicola Mayo, consulente legale dello studio specializzato in transazioni sino-europee Linklaters LLP citato da Bloomberg, osserva come ormai in molte delle più grandi società cinesi lavorino manager che hanno studiato e o vissuto all'estero, che hanno fatto esperienza lavorando per società internazionali e che soprattutto "conoscono le preoccupazioni sulla Cina e sanno come muoversi con cautela".
Ecco perché questa nuova expertize rende così enorme il potenziale di successo nel campo M&A, soprattutto in Europa, che costituisce la metà dell'ammontare delle operazioni portate a termine quest'anno.

Vincere le resistenze


L'agenzia Bloomberg riporta il caso dell'acquisizione di Kuka AG, produttore leader di bracci robotici quotato sul listino francofortese, preda quest'anno dei cinesi di Midea Group.

La reazione iniziale dei tedeschi e dei regolatori europei era stato di rifiuto netto. A tal punto che lo stesso ministro dell'Economia tedesco si era spinto fino ad invocare in un appello pubblico l'intervento di acquirenti alternativi.
Ma nel giro di un paio di mesi l'accorta politica dei cinesi ha ribaltato la situazione.
Offrendo garanzie sui livelli di occupazione e con un lavoro certosino di convincimento a livello politico Midea ha sconfitto l'opposizione tedesca e a luglio scorso si è assicurata l'85% delle quote di Kuka (per 4,6 miliardi di euro)


Un caso studio

Ma il caso probabilmente più indicativo è quello di Syngenta, la multinazionale svizzera da mesi nel mirino del gruppo ChemChina.

Un affare da 43 miliardi che se si dovesse realizzare, costituirebbe la più grande acquisizione all'estero di sempre da parte di una società cinese.
Ad essere istruttivo è soprattutto l'atteggiamento dei vertici della stessa Syngenta, che con l'andar del tempo si sono mostrati sempre più favorevoli all'operazione.
 Il gigante cinese si è mosso nelle prime fasi in punta di piedi, utilizzando un tono dialogante e soprattutto offrendo alla società presa di mira un ruolo guida e un peso non usuale nei processi di takeover.
I cinesi hanno affidato proprio alla società di Basilea il compito di proporre una struttura di governance per la nuova società.

Il risultato: nessuna opposizione, anzi una accoglienza entusiastica nelle stanze di Syngenta e nessuna opposizione neanche dalle autorità svizzere.  Adesso, è notizia delle scorse ore che i paletti imposti dalla sorveglianza europea potrebbero slittare il deal al 2017.
Ma questo nulla cambia rispetto alla rappresentatività del dea  

I cinesi sono affidabili?

Non mancano certo le preoccupazioni. Il fattore che più di ogni altro lascia perplessi spesso i vertici delle società coinvolte nei piani di acquisizione è l'influenza forte del governo cinese sulle decisioni societarie.

Oltre a ciò, l'ancora non sperimentata affidabilità dei cinesi rispetto alle promesse a lungo termine avanzate alle controparti.
Di certo, tuttavia, c'è che il processo non sembra arginabile. Se i cinesi hanno deciso di spostare il focus sui mercati stranieri e sulle area del business legate alla tecnologia c'è poco da fare: il flusso si può frenare, ma non certo fermare. E insomma nuove notizie di acquisizioni continueranno a riempire i giornali.
I decisori politici di Pechino hanno incoraggiato per anni le società nazionali a procurarsi all'estero il knowhow necessario per trasformare l'economia cinese da impero della manifattura a basso costo a protagonista dell'industria dell'hi-tech e del corporate globale in generale.

E a quanto pare, ci stanno riuscendo. 

Fonte: News Trend Online

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