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martedì 4 ottobre 2016

E le stelle stanno a guardare


Sta per iniziare l’ultimo trimestre del 2016, l'ennesimo anno post-crisi che ha visto una lenta ripresa economica testimoniata dalla crescita del PIL sotto trend. In Europa abbiamo convissuto con un basso livello del prezzo del petrolio, nonostante la ripresa dei corsi di metà anno, con un anemico mercato del lavoro con la disoccupazione che è il doppio di quella americana, con le crescenti tensioni sociali e la crisi (o forse fine?) del concetto di Unione Europea, per non tacere dell’inattesa e non ancora del tutto compresa follia chiamata “Brexit”.

Il tutto condito da un’enorme liquidità ancora in circolo che però, per quanto sopra, non ha la forza di far ripartire la dinamica dei prezzi.
In questo contesto che ci pare protrarsi anche nell’ultimo periodo dell’anno, ad eccezione forse del prezzo del petrolio che potrà beneficiare del taglio della produzione dei paesi Opec a fine novembre, un segnale positivo è l’avvio di un dibattito tra i governanti europei circa la possibilità di adottare politiche fiscali espansive.

È questo il vero obiettivo che l’Europa deve darsi: avviare un processo di espansione trainato da una consistente ripresa dei consumi delle famiglie. Proprio come hanno fatto gli USA in questi ultimi anni aggrappandosi al forte effetto di stimolo che hanno avuto le politiche fiscali espansive, di fatto grazie ai bilanci in deficit decisi dal Governo americano a partire dal 2008.
La politica fiscale europea potrà essere la leva della ripresa se ci convinceremo che è questo il suo scopo attuale. Per far sì che accada dovremo smettere di perseguire politiche di riforme del lavoro in grado solo di porre fine definitivamente alla coesione sociale e politiche fiscali volte solo al risanamento dei conti pubblici.
E l’Italia? Partiamo da un forte svantaggio: i conti pubblici storicamente in situazione critica, la pubblica amministrazione ancora poco efficiente, un regime giudiziario che allontana gli investitori.

L’Ocse ha recentemente tagliato le stime sulla crescita del prodotto interno lordo italiano stimando che la nostra economia crescerà dello 0,8% annuale nel biennio 2016-2017 mentre per l’Eurozona le previsioni della stessa organizzazione puntano ora a +1,5% e a +1,4% per i prossimi due anni.
Dobbiamo trovare un punto di svolta. Sono convinto che il referendum costituzionale di dicembre possa rappresentare un’occasione per il paese. Non solo in termini sostanziali ma soprattutto in termini di segnali al mercato. Un voto positivo nella consultazione darebbe la prospettiva di una stabilità del governo fino al 2018, e questo ridurrebbe la percezione dell’Italia come un paese a rischio politico, ponendo le basi per un recupero del mercato finanziario italiano, rimasto indietro in termini di valutazioni relative rispetto agli altri mercati.
La sconfitta dei promotori del referendum porterebbe invece ad una probabile revisione al ribasso del rating sul debito pubblico.

Oggi Standard&Poor’s ci valuta BBB-/stable, un solo gradino dai “titoli spazzatura”.
Tutte le luci dei riflettori sono puntate sulle elezioni presidenziali americane. Un voto che, per quanto possa avere riflessi su tutto il mondo, sembra orientato al “votiamo il meno peggio”.
Con un rilievo politico, e mediatico, assai inferiore rispetto al resto del mondo, le uniche luci che illuminano invece il referendum costituzionale italiano sono invece quelle delle stelle: speriamo facciano buona luce su quella che è un’occasione, forse l’ultima o quasi, per il nostro paese.
di  Gian Paolo Bazzani, amministratore delegato di Saxo Bank Italia 
Autore: Saxobank Fonte: News Trend Online

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