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venerdì 14 ottobre 2016

Dubbi amletici sulla borsa inglese

Ha fatto notizia un articolo, apparso su Bloomberg all’inizio della settimana, secondo cui gli analisti interpellati dall’agenzia hanno espresso serie riserve sulle prospettive future della borsa inglese; formulando una previsione di performance, fino alla fine dell’anno, del -6%.
Proprio così: una comunità di osservatori solitamente pavida, trend-follower fino all’autolesionismo, sfida la tendenza dominante e proietta un FTSE 100 sotto i 6700 punti fra due mesi e mezzo.
Questo orientamento, quantomeno insolito, trova eco in un analogo pronunciamento del panel di analisti interpellati, a proposito della borsa americana, su cui nessuna banca d’investimento si sente di rivedere al rialzo i target di fine anno raggiunti anzitempo.
Eppure la solita analisi stagionale suggerirebbe maggiore determinazione.

Quantomeno sul listino londinese, dove il quarto trimestre è risultato negativo praticamente in soli tre degli ultimi 26 anni, conseguendo nei casi favorevoli una performance media prossima al 7%.
Si dirà: ma quest’anno la borsa di Londra è volata, complice la svalutazione del cambio (ci arriviamo…).
Vero: nel terzo trimestre il FTSE 100 è salito del 6%: come può ripetersi anche nella quarta frazione dell’anno?
Dal 1980 in avanti si contano ben 21 casi di performance positiva nel terzo trimestre.

Ebbene, nei successivi tre mesi il Footsie si è migliorato ulteriormente in ben 17 casi su 20, conseguendo nei casi benigni un saldo medio del 6% (di nuovo!).
Al diavolo gli analisti! Compriamo azioni inglesi. No? Calma. Il problema è che quegli sciagurati degli inglesi hanno pensato bene di denominare l’indice in sterline.
Forse per fare uno sberleffo a noi europei, chissà. Sta di fatto che, in euro, la vitalità della borsa inglese è ben diversa:
Triste: dal minimo di febbraio, in valuta locale il FTSE è salito del 30%; in euro, del 10%.

L’Eurostoxx50, per dire, ha fatto di meglio.
E stiamo parlando di un paniere di aziende perlopiù esportatrici, beneficiate dalla svalutazione del cambio perché incassano valuta pregiata. Non parliamo delle aziende del FTSE 250, prevalentemente domestiche, o le aziende locali, che perdono sensibilmente dall’esito a sorpresa del referendum sulla permanenza nell’Unione.
E allora? Alternative non ce ne sono: la forte stagionalità benigna, che probabilmente spiazzerà gli analisti interpellati da Bloomberg, resterà di appannaggio degli investitori locali.

A meno che stiate valutando di trasferirvi nel Regno Unito, non se ne fa nulla; se si esclude la costosa opzione della copertura dal rischio cambio.
Autore: Gaetano Evangelista Fonte: News Trend Online

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