-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

lunedì 3 ottobre 2016

Domanda inevitabile: gli Etf di Deutsche Bank sono sicuri?

Ogni volta che un emittente di prodotti finanziari attraversa un momento difficile la domanda che gli investitori si pongono è inevitabilmente la stessa: che fare? Vendere tutto e dormire sono tranquilli? E’ quanto sta avvenendo in questi giorni con Deutsche Bank, gruppo bancario presente nei settori delle obbligazioni, degli Etf, dei certificati e di altro ancora.
Se nell’ambito dei bond la debolezza dell’emittente si ripercuote immediatamente sulle quotazioni (ed è quanto sta accadendo soprattutto con i subordinati) e quindi si ha un segnale istantaneo delle reazioni del mercato, per gli Etf la situazione è diversa, poiché gli andamenti dipendono solo dal sottostante di ogni “clone”.

Un sistema ben protetto

In realtà chi si preoccupa spesso non conosce com'è strutturato un Etf e quali barriere protettive esso prevede in ogni caso.

La risposta alla domanda è quindi certa: quelli emessi da Deutsche Bank, così come dalle altre società, non pongono problemi di alcun tipo, soprattutto se con struttura a replica fisica. Allo stesso modo di tutti i fondi comuni delle ultime generazioni, gli Etf dispongono di patrimoni separati e segregati rispetto a quello della società che li offre sul mercato.
Non esiste quindi il rischio insolvenza dell’emittente, anche perché sussiste una banca depositaria, terza e indipendente, presso la quale l’intero patrimonio è depositato. Il quale non può essere aggredito in caso di difficoltà per esempio, nel caso specifico, di DB.

Si è detto che la sicurezza è totale per gli Etf a replica fisica (ovvero con investimento diretto nei titoli che compongono l’indice di riferimento), mentre qualche rischio in più si corre per gli Etf a replica sintetica. In tal caso infatti vengono utilizzati, nella loro costruzione, dei derivati, quasi sempre emessi dallo stesso emittente del “clone”.
Qui si affronta un’incognita maggiore, ma limitata, poiché la quota è comunque circoscritta: la normativa prevederebbe infatti non oltre il 10% di “swap” (derivati appunto) di una singola controparte. Se non venisse rispettata, la responsabilità ricadrebbe sulle spalle dell’emittente.

Nel caso non si voglia comunque correre pericoli in tal senso è opportuno informarsi, attraverso il sito della società, sulle caratteristiche del singolo Etf e sull’appartenenza all’una o all’altra tipologia di replica. Per la banca tedesca il numero di “cloni” a replica sintetica è in effetti abbastanza elevato, soprattutto per quelli con strutture più complesse. 

Il problema è un altro…

Che Deutsche Bank non faccia correre particolari rischi è comprovato, anche perché le difficoltà della banca troveranno una risposta in un probabile aumento di capitale, che non impatterà in alcun modo sui prodotti offerti al mercato.

Il vero nodo resta invece sempre quello sistemico: in altre parole se un istituto si trovasse in una situazione di collasso gli effetti potrebbero estendersi alla globalità del sistema, come stava per accadere dopo il crollo Lehman. Quando effettivamente anche alcune banche depositarie corsero il rischio di un crack.
Pensare oggi a una simile ipotesi appare irrealistico, considerando che DB è l’espressione dell’economia tedesca. Un motivo invece di incertezza può venire dalla riduzione della liquidità – quindi degli scambi – per alcuni Etf e in particolare per quelli di nicchia.

Di fronte alle voci spesso incontrollate che circolano in momenti complicati, come sta avvenendo per l’istituto di Francoforte, alcuni investitori, più prudenti, tendono a non entrare o a voler comunque vendere posizioni in portafoglio, provocando impatti su contratti e controvalori movimentati.
E’ pur vero che i market/maker, intermediari specializzati nel garantire la liquidità, sono sempre attivi, ma qualche tensione potrebbe manifestarsi, soprattutto in precise fasi delle sedute quotidiane. 

Ecco come muoversi

Che si sia clienti diretti (correntisti o quant’altro) o indiretti (detentori nel proprio patrimonio di prodotti finanziari della banca) il primo inevitabile - e un po’ scontato - consiglio è di seguire costantemente le evoluzioni della quotazione in Borsa del titolo Deutsche Bank.

I riferimenti di analisi grafica oggi non sono utili, poiché il titolo ha rotto i minimi storici, ma la stessa veemente reazione rialzista di fine seduta di venerdì lascia intendere che i mercati ipotizzano una possibile via di uscita dall’impasse degli ultimi mesi. Attenzione quindi a non farsi condizionare da facili isterie.
Ciò non impedisce di verificare con diligenza la struttura di eventuali Etf già in portafoglio o che si voglia acquistare, accedendo al sito di “Deutsche Asset Management - db X-trackers – ETFs” e scegliendo, nell’area selezione, il prodotto di cui si desidera conoscere i dettagli.

Come sempre basta informarsi un po’ per evitare tanti errori. 
Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento